Economia - 29 luglio 2021, 09:14

Decreto Sostegni bis è legge: misure contro il caro materiali in edilizia

Dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, interventi urgenti per arginare l'aumento dei prezzi di materie prime da costruzione. Il rincaro sarebbe avvenuto proprio in concomitanza con l'avvio dei bonus nel primo semestre 2021. Per la provincia di Verona, si stimano 9.341 imprese artigiane coinvolte nello stress da rialzo prezzi. Il 45,1% del totale dell’artigianato

Decreto Sostegni bis è legge: misure contro il caro materiali in edilizia

Il Decreto Sostegni Bis è legge, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e contiene, tra gli altri, interventi urgenti finalizzati a fronteggiare gli aumenti eccezionali dei prezzi di alcune materie prime da costruzione avvenuti nel primo semestre 2021.


«Da mesi Confartigianato – sono le parole di Roberto Iraci Sareri, Presidente di Confartigianato Imprese Verona –, assieme a tutte le categorie produttive, sta lanciando allarmi assolutamente fondati, chiedendo un intervento governativo su una situazione davvero preoccupante, con prezzi mai così alti negli ultimi 20 anni, capaci di spegnere le speranze di ripresa economica delle imprese».


L’ufficio studi di Confartigianato ha rilevato che ad aprile 2021 gli aumenti dei prezzi delle commodities non energetiche sono stati del +33,4% rispetto ad un anno prima, con un’accelerazione che a marzo di quest’anno si attestava al +24% rispetto allo stesso mese del 2020.


Il Decreto Sostegni Bis, dunque, contiene interventi che prevedono l’emanazione di un decreto del Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili che rilevi entro il 31 ottobre 2021 le variazioni percentuali, in aumento o in diminuzione, superiori dell’otto per cento, relative al primo semestre dell’anno 2021, dei singoli prezzi dei materiali da costruzione più significativi; a partire da ciò, viene poi prevista una procedura per la compensazione per i materiali da costruzione indicati dal decreto ministeriale, in aumento o in diminuzione, nei limiti previsti e in deroga all’attuale Codice dei contratti pubblici, per le lavorazioni eseguite e contabilizzate dal direttore dei lavori dal 1° gennaio 2021.

 

Vi è inoltre l’istituzione, nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, di uno specifico Fondo per l’adeguamento dei prezzi, con una dotazione di 100 milioni di euro per il 2021, al quale è collegata l’emanazione di un decreto dello stesso Ministero per stabilire le modalità di utilizzo di tale fondo, garantendo la parità di accesso per la piccola, media e grande impresa di costruzione, nonché la proporzionalità nell’assegnazione delle risorse.


«Da apprezzare che il governo si sia fatto carico di affrontare il problema – commenta il Presidente di Confartigianato Imprese Verona –, ma per il momento stiamo parlando di una previsione di Decreto ministeriale che ancora non c’è e di un monitoraggio dei prezzi che, se tutto va bene, darà risultati da novembre. Un Decreto, dunque, per annunciare altri decreti, previsti in uscita da un Ministero che spesso non ha brillato per tempestività. Sono dunque queste le misure urgenti? Restiamo inoltre prudenti sulla questione delle materie prime non individuate sulle quali applicare la compensazione: finché non si conosceranno parleremo del nulla».


Per la provincia di Verona, si stimano 9.341 imprese artigiane coinvolte nello stress da rialzo dei prezzi, il 45,1% del totale dell’artigianato, che impegnano un totale di 23.475 addetti. Tra queste, il numero più alto è quello delle Costruzioni, con 7.169 imprese (il 76,7% del totale, con 15.351 addetti); seguono: 882 aziende di fabbricazione di prodotti in metallo che impiegano 3.908 persone; 721 attività di fabbricazione di mobili con 2.267 addetti; 414 imprese del legno e dei prodotti in legno, sughero e paglia, esclusi i mobili nelle quali lavorano 1.096 addetti; 71 attività dedite alla fabbricazione di apparecchiature elettriche e non elettriche di uso domestico (393 addetti); 47 aziende di articoli in gomma e materie plastiche (264 addetti); 20 imprese della metallurgia (94 addetti); 17 impegnate nella fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (102 addetti).


«La fiammata dei prezzi sta mettendo a dura prova gli artigiani e i piccoli imprenditori – continua Iraci Sareri – costretti a comprimere i margini di guadagno o addirittura a rinunciare a lavorare. I continui rincari nel periodo tra l’acquisizione delle commesse e la consegna del prodotto finito erodono il margine di profitto dell’imprenditore fino addirittura ad annullarlo o, nel peggiore dei casi, costringendolo a lavorare in perdita. Tra i settori più penalizzati, quello delle costruzioni che rischia di non cogliere le opportunità di rilancio stimolate dal superbonus 110%».


«Le nostre imprese stanno vivendo una situazione grave e paradossale – concludono i Presidenti delle categorie artigiane maggiormente colpite: Pietro Paolo Fattori (Costruzioni), Luca Bonafini (Meccanica) e Pierluigi Zanini (Legno Arredo) –. Proprio mentre cercano di riagganciare la ripresa, devono fare i conti con materie prime carissime e introvabili, forniture negate dai grossisti, esaurimento delle scorte, tempi di consegna lunghissimi. Tutto questo, oltre a provocare un prevedibile incremento dei prezzi al consumo a partire dal prossimo autunno, rischia di compromettere la ripresa, comprimendo la creazione di valore aggiunto delle imprese manifatturiere, settore dove l’Italia è al secondo posto nell’UE con un’alta dipendenza dall’estero di energia e materie prime».

 

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