Economia | 20 luglio 2021

Abbandono scolastico: trend in crescita, forti preoccupazioni per l'economia

Nel 2020, 543mila giovani italiani hanno abbandonato gli studi. Di questi, 35mila in Veneto. Lanciato l'allarme dalle aziende: difficile reperire figure professionali con alti livelli di specializzazione

Abbandono scolastico: trend in crescita, forti preoccupazioni per l'economia

La situazione in Veneto

Sono 35mila i giovani veneti, che, l’anno scorso, hanno abbandonato la scuola prematuramente (pari al 10,5% della popolazione corrispondente). Ragazzi, che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno deciso di lasciare definitivamente il percorso di studi, dopo avere conseguito solo la licenza media. Un problema, quello degli descolarizzati, che in Veneto ha una dimensione, tutto sommato, abbastanza contenuta: più bassa, di oltre 2,5 punti, della media nazionale, e, negli ultimi 10 anni, inoltre, è diminuita di 5 punti percentuali. Tra le principali regioni settentrionali del Paese, solo il Friuli Venezia Giulia (8,5%) e l’Emilia Romagna (9,3%) presentano una percentuale media del tasso di abbandono scolastico inferiore alla nostra. Tuttavia, continuiamo a sottovalutarne la portata negativa, che, assieme alla denatalità, sta contribuendo a mettere in difficoltà tantissime aziende del nostro territorio.

Le PMI venete non trovano tecnici specializzati

Nonostante le crisi aziendali, riferite all’Acc di Mel, all’Abb di Marostica e alle difficoltà patite dai distretti del calzaturiero del Brenta e dell’occhialeria del bellunese, con i primi segnali di ripresa economica, avvertiti in questi ultimi mesi, molte Pmi venete sono tornate a denunciare la difficoltà di reperire figure professionali con elevati livelli di specializzazione. Una problematica che è ascrivibile alla difficoltà di far incrociare la domanda con l’offerta di lavoro, anche perché continua a rimanere del tutto insufficiente il livello di conoscenza e di competenze tecniche dei nostri giovani. E nei prossimi anni, con l’avvento della cosiddetta “rivoluzione digitale”, queste criticità rischiano di assumere dimensioni ancor più preoccupanti.

L'abbandono scolastico in Veneto è comunque sei volte superiore al numero dei "cervelli in fuga"

La dispersione scolastica, in Veneto, è sei volte superiore ai cosiddetti “cervelli in fuga”. Nel 2020, ricordiamo, sono stati 35mila gli studenti, che hanno abbandonato prematuramente la scuola. Ancorché contenuto, è un numero molto elevato rispetto ai 5.896 veneti con un titolo di studio medio-alto che, invece, si sono trasferiti all’estero, per ragioni di lavoro. Due problematiche estremamente delicate che, purtroppo, continuano ad avere livelli di attenzione molto diversi da parte dell’opinione pubblica. Se l’abbandono scolastico non è ancora avvertito, come una piaga educativa, con un costo sociale importante, la “fuga” all’estero di tanti giovani diplomati o laureati lo è, sebbene il numero della prima criticità sia molto superiore a quello della seconda.

Povertà educativa = povertà economica

Con un basso numero di diplomati e di laureati, corriamo il pericolo di un impoverimento generale del sistema Paese e, in misura ugualmente preoccupante, di una marginalizzazione di molte persone, che difficilmente potranno essere integrate attivamente nella nostra società. Tutti gli esperti, infatti, sono concordi, nel ritenere che la povertà educativa e la povertà economica vanno di pari passo.

Le cause che determinano la “fuga” dai banchi di scuola sono principalmente culturali, sociali ed economiche: i ragazzi che provengono da ambienti socialmente svantaggiati e da famiglie, con un basso livello di istruzione hanno maggiori probabilità di abbandonare la scuola prima di aver completato il percorso di studi, che li porta a conseguire almeno il diploma di maturità. Va altresì segnalato che, talvolta, l’abbandono scolastico può essere causato da una insoddisfazione per l’offerta formativa disponibile. In questo senso, va sottolineato lo straordinario lavoro inclusivo, svolto dagli Istituti di Istruzione e Formazione Professionale, IeFP.

Queste realtà sono diventate un punto di riferimento, per gli allievi di nazionalità straniera, per quelli con disabilità e per gli studenti che sono reduci da insuccessi scolastici precedenti. Scuole che spesso operano, in aree caratterizzate da un forte degrado urbano e sociale che, grazie anche allo straordinario lavoro “antidispersivo” svolto, andrebbero sostenute, con maggiori risorse, di quante ne sono state messe a disposizione fino a ora.

Al Sud la situazione è più difficile

A livello territoriale italiano, sono le regioni del Sud a registrare i livelli più elevati di dispersione scolastica. Nel 2020, ad esempio, in Sicilia il 19,43% dei giovani ha lasciato la scuola prima del conseguimento del titolo di studio (diploma professionale, diploma di maturità, etc.).

Seguono la Campania, con il 17,3%, e la Calabria, con il 16,6%. Preoccupa la situazione di quest’ultima regione, che rispetto a tutte le altre, è l’unica in controtendenza rispetto al dato relativo al 2010: l’abbandono scolastico in questi ultimi 10 anni, infatti, è aumentato di 0,6 punti percentuali. Abruzzo (8%), Friuli Venezia Giulia (8,5%), Molise (8,6%) e Emilia Romagna (9,3%) sono le regioni più virtuose.

Nel complesso è il Nordest l’area che soffre meno di questo fenomeno, sia per l’incidenza percentuale di abbandono (9,9 per cento), che per il più basso numero in termini assoluti di “uscite” premature dal mondo della scuola (-77 mila).

Un quadro preoccupante, dunque, al quale bisogna urgentemente mettere mano: mondo del lavoro, in continua evoluzione e sempre più necessitante di specializzazione dei possibili collaboratori; giovani, che abbandonano la scuola, trascurando la propria formazione, la quale, tuttavia, come tale, dev’essere provveduta, da Istituti pubblici, in forma adeguata alle esigenze delle aziende.

Temi importantissimi per la futura crescita della Nazione, ai quali bisogna fare fronte, più che rapidamente, mai trascurando l’essenziale lato cultura. Pensiamo ad un’incisiva campagna di convinzione dei giovani a non abbandonare la scuola, ad incentivare la scelta, anche di corsi di studio, a carattere tecnico, e intensificare la frequentazione di corsi di formazione, attivati, in collaborazione con l’impresa.

Pierantonio Braggio