Associazioni | 12 luglio 2021

L'Officina dell’Aias, Cerpelloni: «A guidarmi è la passione per gli esseri umani»

Claudio Cerpelloni, presidente e cuore dell’Officina dell’Aias, racconta ai nostri microfoni le sfide e le gratificazioni del lavoro nel sociale, raccontandoci dei progetti per il futuro e del forte senso di solidarietà e umanità che guida l’associazione ogni giorno.

L'Officina dell’Aias, Cerpelloni: «A guidarmi è la passione per gli esseri umani»

In occasione del Premio Verona Network 2021 abbiamo intervistato Claudio Cerpelloni, presidente dell’Officina dell’Aias, per farci raccontare la sua realtà, i progetti in cantiere e il desiderio insito di aiutare il prossimo e creare una rete di solidarietà sul territorio.

L’Officina nasce nel 1999 come espressione “operativa” dell’AIAS di Verona, un’associazione di promozione sociale fondata da un gruppo di genitori nel 1964 a Verona (nel 1954 a livello nazionale). Si occupa principalmente di erogare sevizi socio sanitari residenziali diurni e di assistenza domiciliare.

Claudio Cerpelloni racconta così la sua associazione: «Abbiamo sempre cercato di privilegiare le persone con grave disabilità: un tempo erano soprattutto fisico-motorie, oggi molti hanno problemi riconducibili a DSA (disturbo dello spettro autistico) nella loro forma più severa. Una domanda ci veniva poi rivolta con insistenza: il lavoro o almeno una occupazione. Essere adulti significa prima di tutto questo: avere un ruolo nella vita. Lo diceva anche Enrico Montobbio: “Senza uno scopo non siamo niente”. Restiamo invisibili. Le racconto un aneddoto: una persona che frequentava la nostra cooperativa si era fatta scrivere sulla carta di identità, nello spazio riservato alla professione: “pensionato”. Era un modo semplice, quasi disarmante, per chiedere un ruolo. Pretendere di avere un posto. L’Ostello Stravagante e il Mangiabottoni nascono da questa urgenza. È un progetto al quale teniamo molto che ci è costato e ci sta costando tanta fatica. Per tante ragioni. La pandemia di certo non ci ha aiutato».

Il momento storico è stato vissuto in maniera difficile anche nel mondo del sociale, come evidenzia Cerpelloni. «Il settore nel quale abbiamo investito è stato quello più colpito. Da un lato l’assenza di turisti ha penalizzato enormemente l’Ostello, che vive praticamente solo di quello. Abbiamo tentato di tamponare in qualche modo ma il calo del fatturato è stato del 65%. L’osteria/ristorante ha tenuto un po’ meglio: asporto e delivery hanno evitato che affondassimo ma è stata ed è tuttora molto difficile. Siamo stati aiutati, e di questo siamo grati, ma le persone con disabilità hanno sofferto l’assenza, il distacco. Le regole e le limitazioni hanno colpito soprattutto loro. Diverso per i servizi che potremmo chiamare “storici”: residenziali e diurni. Lì la paura era quella del contagio. Siamo stati in trincea. Come tutti del resto. Quest’anno dopo due anni, di fatto, gli ospiti faranno una breve vacanza».

I progetti per il futuro sono concreti e riguardano sempre la sfera solidale, pilastro su cui si fonda l’officina. «I fronti sui quali siamo orientati restano sempre quelli. Primo su tutti la casa, l’abitare in tutte le sue sfaccettature. Realizzare strutture sempre più a dimensione “familiare”, che però garantiscano un corretto livello di protezione. Il desiderio è che tutti abbiamo la possibilità di scegliere dove, come e con chi vivere al di là della loro disabilità e della gravità. Non è facile, una sorta di sfida. Alcuni genitori anziani ci chiedono di trascorrere gli ultimi anni di vita accanto ai loro figli senza essere costretti a separarsene: ecco che vorremmo realizzare strutture “miste” dedicate anche questo bisogno. Il secondo fronte su cui vogliamo lavorare è il lavoro. Miriamo a realizzare altre opportunità di occupazione e di lavoro che siano vere, sostenibili e inclusive o, come ci piace dire, che riescano a mescolare le persone nel caos della vita. Il terzo punto su cui stiamo investendo tante energie è il tempo libero. Una dimensione talvolta sottovalutata ma che, se ci si pensa, è ciò che fa la differenza nella vita di ciascuno di noi. Avere degli amici, uscire per una pizza o una vacanza fa la differenza. Il tempo delle persone con disabilità soprattutto giovani adulti è spesso tempo “vuoto”, non libero».

A motivare Claudio Cerpelloni è, usando le sue parole, «la passione per gli esseri umani». È proprio il desiderio di aiutare chi è in una situazione di fragilità, la forte empatia e un forte senso di fratellanza a guidare le scelte e stabilire i valori dell’Officina. «Se non fosse così avrei lasciato da tempo. Non le nascondo che a volte è davvero faticoso. E le relazioni umane, soprattutto con chi è in difficoltà, ti mettono a nudo, richiedono un coinvolgimento importante e continuo. Non si stacca mai. Ma capire di aver migliorato la vita di qualcuno rende tutto sopportabile, anzi è ciò che ha reso la mia vita bella e felice. Nel nostro mondo non ci sono gratificazioni economiche. Certo, è il mio lavoro, ma senza cadere nella retorica della “missione” sono convinto che senza un continuo lavoro su se stessi non si resisterebbe a lungo. Ne ho conosciuti parecchi che non hanno retto il peso e sono tronati a un lavoro “normale”: è comprensibile. Io trovo una ragione nuova ogni giorno e ciascuna ha il nome di una persona che ha incrociato la mia vita».

Valentina Ceriani