Associazioni | 09 luglio 2021

«L'imperativo di ogni nostro progetto è aiutare gli altri»

Ai nostri microfoni il presidente del Rotary Club Verona, Nicola Guerini. Racconta i progetti, i valori e le finalità di uno dei Club solidali più antichi del mondo

«L'imperativo di ogni nostro progetto è aiutare gli altri»

La risoluzione di problemi reali richiede impegno e visione. Da oltre 110 anni, i soci del Rotary sono pronti ad agire per realizzare progetti sostenibili e solidali. Dall’alfabetizzazione all’edificazione della pace, dall’acqua alla salute sono costantemente impegnati in ogni parte del mondo in una rete globale di 1,2milioni di persone.

Per raccontarci i progetti, le finalità e i valori di questa realtà solidale abbiamo intervistato Nicola Guerini, presidente Rotay Club Verona.

Come nasce la vostra realtà?

«Quella del Rotary è una realtà storica e nasce nel 1928. E' il terzo club più antico del nostro distretto dopo Venezia e Trieste. Ogni socio contribuisce attivamente, con il proprio servizio, a promuovere progetti di solidarietà condivisi».

Come state affrontando questo momento storico?

«Abbiamo attraversato delle notevoli criticità in cuoi il nostro aiuto è stato più decisivo che mai, in cui abbiamo sentito imperante la nostra spinta ad aiutare. Inoltre, è stata una sfida interna al club: complicato mantenere i soci uniti ma il digitale ha fornito grande supporto creando collante e una dimensione palliativa di contatto».

Quali sono i  progetti in cantiere?

«Ogni club si esprime attraverso dei service, che sono il cuore pulsante della nostra attività. L’annata 2020-2021 si esprimerà attraverso service con missioni legate al sociale. Stiamo portando avanti una progettualità legata alla sensibilizzazione alla fibrosi cistica. Un'altra opera collettiva è in collaborazione con La Ronda di Carità. C’è poi un service particolare, che prevede la firma di un protocollo per il Triveneto tra il Rotary Club Verona e il Ministero della Giustizia a Padova, legato alla divulgazione di un laboratorio nato a Verona che prevede la rieducazione dei detenuti presso le case circondariali e gli istituti penitenziari del distretto».

Cosa la motiva a perseguire il suo impegno?

«Non si diventa rotariani ma lo si è già. Il nostro compito è rimanere coesi verso un’idea comune dove il servire è alla base di tutto: di ogni idea, di ogni progetto e di ogni concreta azione».

Erika Funari