Imprese | 07 luglio 2021

Dalla terra alla tavola: la storia di Ferron

In occasione del Premio Verona Network abbiamo intervistato Gabriele Ferron, titolare dell’azienda Ferron Gabriele e Maurizio, per farci raccontare della sua passione per il territorio e per il suo prodotto di punta, il riso.

Dalla terra alla tavola: la storia di Ferron

Un cereale che porta a una storia immensa. È questo che spinge l’azienda Ferron a proseguire con passione un lavoro iniziato cinque secoli fa. Il titolare Gabriele Ferron ci racconta di questo grande amore per il territorio e per il suo prodotto, il riso.

«Ferron nasce da molto lontano. È una pila che risale al 1650, l’abbiamo acquisita negli anni ’90 ed è da cinque generazioni che portiamo avanti questa storia. La definisco una collaborazione, perché quando sono entrato io in azienda ho cercato di cooperare con le altre aziende agricole. La varietà del nostro riso deve essere di altissima qualità e la qualità la si raggiunge comunicando con gli agricoltori e facendo delle verifiche direttamente sul campo. I tempi sono cambiati ma il riso rimane quello. Noi abbiamo un’eccellenza della produzione mondiale di vialone nano. Sono stato promotore per formare il primo Consorzio del Riso in Europa e siamo stati i primi a ottenere la certificazione IGP e oggi lavoriamo in tutto il mondo».

La pandemia ha toccato da vicino Gabriele Ferron, motivandolo a perseguire nel suo impegno in azienda. «Questo momento è tragico. Ci si sveglia la mattina e non si sa che pesci pigliare. Il fatto positivo è che abbiamo perso molto dal lato della ristorazione, ma abbiamo recuperato grazie ai consumatori privati, che hanno riscoperto il piacere di cucinare, e quindi si sono avvicinati ai nostri prodotti tramite i supermercati e i negozi specializzati. Io sono stato colpito dalla pandemia, ho trascorso un mese addormentato e altri tre mesi a letto. Quando mi hanno detto che potevo tornare a casa mi sono sentito rinascere. La pandemia è stata tragica, ma sotto il profilo lavorativo a noi è andata bene. La direzione è di portare avanti la tradizione del festeggiamento e di proseguire con perseveranza nell’organizzazione della Fiera del Riso, che vogliamo tornare a fare come prima».

I progetti in cantiere sono tanti, tra cui tramandare ai figli e nipoti l’amore per questo mestiere. «Voglio trasmettere loro la passione per la terra e per questo cereale e far capire che è importante viverlo sin dalla semina. Mi hanno chiesto di andare a settembre in Arabia Saudita al Mandarin Oriental, ma dobbiamo prima capire come si evolverà la situazione pandemica».

Per Gabriele Ferron è difficile esprimere a parole la motivazione che lo spinge a proseguire un’attività storica come la sua. «È una cosa non scritta, che ho dentro di me e nella mia anima. L’amore per la terra e i prodotti tipici per il nostro territorio mi spingono a perseguire in quello che faccio. Quando vengo chiamato a cucinare all’estero, io voglio i prodotti del mio territorio o dell’Italia. Voglio valorizzare il patrimonio immenso e ricchissimo che possediamo. A volte mi fermo nelle risaie a osservare le libellule, e mi sento in pace con me stesso e vedere questo paesaggio mi fa vivere e mi stimola a proseguire nella mia avventura».

Valentina Ceriani