Imprese | 06 luglio 2021

L'appello dei ristoratori veneti: «Serve un anno bianco sulle tasse»

Bilancio Ho.Re.Ca: due anni bui per la ristorazione. L’associazione che unisce 1.500 attività imprenditoriali in tutta la Regione fa i conti con i cali di fatturato, ristori scarsi e assunzioni bloccate

L'appello dei ristoratori veneti: «Serve un anno bianco sulle tasse»

Una pizzeria che prima del Covid fatturava circa 600mila euro l’anno  e adesso, dopo una perdita di fatturato superiore all’80%, fa i conti con 45mila euro di tasse pagate in un anno e mezzo. Questo rappresenta chiaramente uno dei tanti casi di imprenditorialità messa in ginocchio. L’associazione Ristoratori Veneto cerca di salvaguardare da tempo questo problema, che si è palesato in modo preponderante in questi anni pandemici. 

La richiesta dell'associazione

L’associazione è nata a Verona nel giugno del 2020 e rappresenta già oltre 1.500 attività in tutta la regione, abbracciando l’intero settore Ho.Re.Ca. L’associazione chiede «un anno bianco sulle tasse. Molti di noi non possono pagarle». Inoltre, spiega quanto la sospensione delle cartelle per i prossimi dodici mesi con saldo e straccio al 30 % delle stesse, sarebbe un aiuto per evitare la chiusura di tante realtà imprenditoriali. 

 

Le parole dei ristoratori 

I soci di Ristoratori Veneto & Ho.Re.Ca raccontano il peso delle scadenze fiscali. La Birreria “La Corte di Sant’Ambrogio” di Valpolicella ha spiegato che seppur avendo aperto il 26 giugno 2020 già a ottobre erano chiusi, causa Covid. Infatti, si sono dovuti battere con l’asporto, ma non è stato facile essendo una startup appena nata. Invece, la propretaria dell’Osteria alla Torre, Barbara Bertanza ha dichiarato: «Prima del Covid il fatturato era di 600mila euro e il calo in un anno e mezzo è stato del 75%. Abbiamo ricevuto 20mila euro di ristori. Di tasse invece 30mila euro».

 

L'intervento di Alessia Brescia 

La richiesta di Ristoratori Veneto & Ho.Re.Ca., come ha spiegato la portavoce Alessia Brescia, è la concessione di un anno bianco sulle tasse e la defiscalizzazione per i prossimi 36 mesi sulle neo assunzioni, non solo sugli under 30, e una riduzione contributiva in busta paga di almeno il 50% sulla forza lavoro già in organico. «Solo così si potrà tornare ad attirare forza lavoro e cercare di formare collaboratori che abbiano passione per questo lavoro». L’associazione ripropone anche la sospensione del Durc, il Documento unico di regolarità contributiva, uno dei temi su cui si sofferma da mesi: «Nessuno i potrà mai essere in regola dopo 15 mesi di pandemia in cui interi comparti sono stati obbligati alla chiusura forzata, senza reddito a sostegno dei costi delle aziende e del sostentamento delle famiglie».