Economia veronese e veneta | 22 giugno 2021

E’ tempo di nuove aziende. La raccolta fondi collettiva è una novità interessante.

La realtà delle “start up” nel veronese oggi, ha eredità lontane. Si può risalire alla propensione per l’iniziativa economica nella Serenissima Repubblica, sempre rispettata nel periodo austroungarico e rinsaldata negli anni del liberismo dei Savoia. Nell’ultimo periodo post bellico si è visto il Veneto e Verona avviarsi a diventare un modello per il sistema economico mondiale. Il modello della piccola impresa, che occupava la filiera produttiva in collegamento funzionale con le altre aziende divenendo nel suo complesso una unica grande azienda, venne chiamato “distretto industriale”. Nacque il mito del Nord Est.

E’ tempo di nuove aziende. La raccolta fondi collettiva è una novità interessante.

Nell’ultimo periodo post bellico si è visto il Veneto e Verona avviarsi a diventare un modello per il sistema economico mondiale. Il modello della piccola impresa, che occupava la filiera produttiva in collegamento funzionale con le altre aziende divenendo nel suo complesso una unica grande azienda, venne chiamato “distretto industriale”. Nacque il mito del Nord Est.

Abbiamo partecipato in quegli anni a iniziative economiche molteplici pronte ad adattarsi, ad agire ed a flettersi seguendo gli umori del mercato. Le basi di queste novazioni aziendali, secondo la nostra esperienza, erano sempre collegate ai fondamenti dell’economia nostrana: agroindustria, turismo e infrastrutture a cui si aggiunsero i vari distretti. Ovviamente il fatto di essere, nel panorama italiano, una regione ed un territorio orograficamente  equilibrato, umoralmente conservatore nei principi e progressista nei commerci, aiutava più di altri luoghi d’Italia a far nascere nuove realtà. Aggiungete poi, a completamento del contesto, un ambiente culturale di prim’ordine influenzato dalla vicinanza dalla storica Università di Padova e dall’apprezzamento della libertà d’iniziativa coltivato da Venexia. Ecco allora che comprenderete meglio perché tanti giovani privilegiarono lo sviluppo delle arti tradizionali in forma d’azienda e quindi favorirono l’iniziativa privata mostrando meno interesse per la carriera pubblica.

Il quadro generale, frutto di queste esperienze passate, è ancor oggi favorevole ai nuovi progetti ma costruire una nuova impresa è complicato dalla diffidenza verso l’intrapresa perché, specie per le medio e piccole imprese  che  tendono a sfuggire al cooordinamento delle corporazioni sociali.

La rete offre grandi opportunità a chi le sa cogliere . Dal “piccole è bello” alle medie aziende, chi ha qualche ideuzza valida e capacità organizzativa, si immette nella grande rete informatica mondiale e cerca capitali e di mercati di sbocco. I minori cercano semplificazioni operative perché devono confrontarsi con regole molto diverse da quelle italiane. Invece , per le grandi aziende diventa sempre più obbligatorio cercare semplificazioni di “governance” ed economie di scala per essere efficaci sul mercato interno ed internazionale. Le promesse di semplificazioni e di sburocratizzazione a favore dell'attività imprenditoriale sono da decenni chimere, e ciò non aiuta.

Ora abbiamo una opportunità ancora: soldi dell’Europa connessi all’impegno di fare le riforme. Riusciremo a giovarci di ciò? I recentissimi provvedimenti italiani per il PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza) hanno ricevuto a livello europeo il massimo dei voti proprio perché il nostro Paese si è impegnato con profonde riforme strutturali. Coglierle, superando le visioni autocentriche e miopi che spesso accompagnano le forze sociali, sarebbe una manna per tutta la Nazione e per chi vuole fare impresa.

E' ancora un atto di fede iniziare un nuova attività, ma la sensazione è che questi Piani siano oggi praticabili. Con la maggior tutela dei nostri valori ed una adeguata cultura d’impresa si offrirà una credibile convenienza al novello imprenditore. Far partire un'azienda ritengo richieda più competenza e capacità innovative che finanza. Cultori d’impresa ci sono e i soldi pure. La finanza si può facilmente trovare , basta che ci sia un’idea avvincente e una struttura competitiva.

Uno dei modi per raccogliere fondi saltando il nostro sistema bancario, obsoleto e costosissimo, è utilizzare attraverso internet il finanziamento collettivo, che con una complicata parola inglese si dice crowdfunding. Avanti quindi a chi ha idee, noi di Verona Economia abbiamo già trattato del tema e siamo disponibili a fare cassa di risonanza perché questi nuovi finanziamenti offrono interessanti agevolazioni e semplificazioni per l’innovazione 4.0 e non solo.

Prof. Maurizio ZUMERLE