Economia | 18 giugno 2021

L'economia del paradosso. L'economia italiana alla svolta?

Abbiamo un ripresa economica in atto. Stiamo recuperando terreno sul fronte occupazione. L'inflazione è sotto controllo e correttamente sta ripartendo senza strappi. Stiamo recuperando anche sul fronte pandemico. Eppure i giornali continuano a parlare di paura.

Mario Draghi arrives at the Eurogroup meeting in Luxembourg, 13 June 2019. The Eurogroup will discuss inequality in the eurozone, based on the European Commission analysis and also will have a presention of the outcome of the IMF's Article IV consultation with the euro area. EPA/JULIEN WARNAND

Mario Draghi arrives at the Eurogroup meeting in Luxembourg, 13 June 2019. The Eurogroup will discuss inequality in the eurozone, based on the European Commission analysis and also will have a presention of the outcome of the IMF's Article IV consultation with the euro area. EPA/JULIEN WARNAND

Con la paura si governa il mondo, ma perché non si guardano ai progressi? Si, è vero, con la paura si governano le masse, ecco perché non si guardano i progressi ed le positività? Ad esempio: il virus influenzale che ci era scappato di mano a causa di un ministro politicamente incompetente e incapace, appare battuto. I progressi  delle  cure sono spesso dimenticati.

Le decine di virologi che,  in preda alla sindrome “dell'isola dei famosi”, appaiono in ogni trasmissione per lo più spaventano e più spaventano più fanno salire le loro quotazioni. Anche loro  poco spiegano i  pur presenti aspetti  migliorativi che ci sono stati.

Ovviamente, non ha certo aiutato la cavalleria rusticana dei media che più spaventavano e più audience facevano. Le poche voci contrarie o venivano squalificate come "no vax" o semplicemente silenziate. Ma vediamo l'economia.

Con il governo Draghi qualche manovra in aiuto alle aziende è intervenuta. Qualche obolo, all'inizio circospetto e timoroso, è stato versato anche ai piccoli imprenditori fuori dai maxi sistemi. In Italia non può essere che l'economia privata possa essere aiutata senza l'avallo e la provvigione politica che spetta certi santuari sociali. Qualcosa ora è cambiato, poco  ma qualcosina c'è. In Italia ci si è accorti che territori  intrecciati con la piccola impresa e sul commercio internazionale rischiavano di sparire e con loro la sedicente settima potenza mondiale. Ora qualche passo è stato fatto. Figurarsi se era pensabile due anni fa credere che ti sarebbero arrivati dei soldi dallo Stato così, semplicemente, come invece è accaduto nelle economie occidentali più evolute.

Ora, dicevamo siamo in ripresa, e probabilmente sarà la ripresa più forte che negli ultimi decenni abbiamo mai avuto. Forse qualche burocrate che ci ha guidato paternalisticamente in passato, ha capito sulla sua pelle che occorreva cambiare approccio. Dobbiamo ringraziare le migliaia di lavoratori , autonomi e non, che hanno capito che la pura assistenza non giova a nessuno nelle società moderne, ovvero giova a chi ti governa e non ascolta il voto del popolo, come nel caso dell'autonomia. Se pensate che il politicamente imbelle CONTE , versione uno e due, era ai vertici del gradimento secondo i sondaggi, capite quanto molti italiani siano accondiscendenti o inclini al potere costituito ed ai media imperanti. Non addentriamoci nelle favole dei sondaggi, ma torniamo ai numeri.

Dicevamo, siamo in ripresa su quasi tutti i fronti, ed i numeri sono di conforto, quello che non si capisce è che fine faremo. Eppure le premesse positive ci sono: potremmo riuscire, stante la pandemia ed un governo di unità nazionale (o quasi) a risolvere annose e assurde questioni che da decenni inquinano l'economia italiana (Alitalia, Ilva, ecc); potremmo riformare uno Stato che vede il cittadino medio come un suddito in ciò soggiogato da confraternite e conventicole che il post fascismo aveva teoricamente abolito; potremo sostenere meglio il merito e la ricerca; potremmo attrezzare il Paese con infrastrutture che possono creare disagi ma costruiscono il benessere. Ma ci  riusciremo?

Il governo Draghi, o di quasi unità nazionale, può iniziare questi percorsi e farci uscire dal paradosso. Riuscirà a ottenere una crescita felice, senza paure? Questa pandemia forse darà una svolta come la famosa marcia dei quarantamila a Torino. Forse autisti, ristoratori, palestrati e artisti vari, dimentichi del loro credo politico , si sono attivati comprendendo che andava smessa la veste del protestare silenzioso e occorreva agire.

Il paradosso, ancora, sta nella ripresa indotta dal bastone del virus, non dalla carota degli aiuti. Aiuti per ora millantati e comunque insufficienti, ma validi, in nuce, a creare l'idea che si possono aprire nuovi orizzonti. Quindi, avanti con la ricerca, avanti con le infrastrutture, avanti con un'economia sostenibile, avanti valorizzando i beni comuni. Avanti con la tutela delle famiglie, piccole società dove ognuno di noi sa cos'è il bene ed il male. Avanti quindi con le persone e non con lo Stato centralista, che deve intervenire solo per grandi linee e sommi capi, lasciando al singolo la capacità di evolversi, da solo o in gruppo, ma secondo equilibri interni e non imposti. Se non faremo così, e prevarranno i soldi che lo Stato darà alle solite categorie del politicamente corretto, andremo verso un'inflazione galoppante, un picco di ripresa che si spegnerà dopo pochi mesi e un rinnovato declino dell'economia nazionale, dato che altri Paesi non si pongono i dilemmi nostrani e ritornano a considerare l'Italia, serva ed ostello, e poco più che un'espressione geografica come enunciava il Principe von Metternic.

Maurizio Zumerle