Associazioni | 15 giugno 2021

Manifatturiero, ripresa della produzione ma tensione sulle materie prime

Per la provincia di Verona, si stimano 9.341 imprese artigiane coinvolte nello stress da rialzo dei prezzi, il 45,1% del totale dell’artigianato coinvolto, che impegnano un totale di 23.475 addetti. Il settore più colpito è quello delle Costruzioni, con 7.169 imprese.

Manifatturiero, ripresa della produzione ma tensione sulle materie prime

Sulle speranze di ripresa economica delle piccole imprese incombe il continuo rialzo dei prezzi delle materie prime. «Quello che vorremo capire – afferma il Presidente di Confartigianato Imprese Verona, Roberto Iraci Sareri – è se, a seguito degli allarmi che da mesi tutte le categorie produttive manifatturiere stanno lanciando, chiedendo un intervento governativo, sia in arrivo una qualche presa di posizione concreta e qualcosa che si possa realmente fare, perché, da quello che sentiamo da moltissimi imprenditori associati, la situazione è davvero preoccupante, con prezzi mai così alti negli ultimi 20 anni».


L’ufficio studi di Confartigianato ha rilevato che ad aprile 2021 gli aumenti dei prezzi delle commodities non energetiche sono stati del +33,4% rispetto ad un anno prima, con un’accelerazione dei rincari che a marzo di quest’anno si attestavano al +24% rispetto allo stesso mese del 2020. Un’impennata che può provocare un effetto dirompente sui costi sopportati dalle piccole imprese manifatturiere italiane per l’acquisto di beni necessari alla produzione: tradotto in denaro, la Confederazione artigiana stima un impatto potenziale di 2 miliardi di euro in più in un anno a carico di 64 mila Mpi venete (50.073 quelle artigiane), che operano negli 8 settori più colpiti: aziende che occupano 230.500 addetti, dei quali 142.500 quelli dell’artigianato.


Nel dettaglio, l’aumento dei prezzi delle materie prime sta colpendo il comparto delle costruzioni e i settori manifatturieri di metallurgia, legno, gomma e materie plastiche, mobili, autoveicoli, prodotti in metallo e apparecchiature elettriche. I rincari maggiori si registrano per i metalli di base con +65,7% tra marzo 2020 e marzo 2021. Particolari tensioni per minerale di ferro con rincari annui del +88,1%, seguito da stagno (+77%), rame (+73,4%) e cobalto (+68,4%). E ancora zinco (+46,7%), nickel (+38,5%,), alluminio (+36,%), molibdeno (+32,4%). Allarme anche sul fronte delle materie prime energetiche, i cui prezzi a marzo 2021 aumentano addirittura del 93,6% su base annua.

I numeri veronesi

Per la provincia di Verona, si stimano 9.341 imprese artigiane coinvolte nello stress da rialzo dei prezzi (le Micro piccole imprese totali sono 12.075), il 45,1% del totale dell’artigianato, che impegnano un totale di 23.475 addetti (37.800 nelle Mpi). Tra queste, il numero più alto è quello delle Costruzioni, con 7.169 imprese (il 76,7% del totale, con 15.351 addetti); seguono: 882 aziende di fabbricazione di prodotti in metallo che impiegano 3.908 persone; 721 attività di fabbricazione di mobili con 2.267 addetti; 414 imprese del legno e dei prodotti in legno, sughero e paglia, esclusi i mobili nelle quali lavorano 1.096 addetti; 71 attività dedite alla fabbricazione di apparecchiature elettriche e non elettriche di uso domestico (393 addetti); 47 aziende di articoli in gomma e materie plastiche (264 addetti); 20 imprese della metallurgia (94 addetti); 17 impegnate nella fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi (102 addetti).


«La fiammata dei prezzi sta mettendo a dura prova gli artigiani e i piccoli imprenditori – continua Iraci Sareri – costretti a comprimere i margini di guadagno o addirittura a rinunciare a lavorare. I continui rincari nel periodo tra l’acquisizione delle commesse e la consegna del prodotto finito erodono il margine di profitto dell’imprenditore fino addirittura ad annullarlo o, nel peggiore dei casi, costringendolo a lavorare in perdita. Tra i settori più penalizzati, quello delle costruzioni che rischia di non cogliere le opportunità di rilancio stimolate dal superbonus 110%. Confartigianato, tramite il Presidente nazionale Marco Granelli, ha chiesto l’intervento immediato del Governo. In una lettera inviata al Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, ha sollecitato forte attenzione al fenomeno e la messa in campo degli strumenti che possano rimettere in equilibrio domanda e offerta, nel rispetto della concorrenza e delle norme che ne regolano le restrizioni».


Numerosi fattori stanno sostenendo la fiammata dei prezzi delle commodities, in primis la ripresa della produzione mondiale. In parallelo, le catene produttive globali non sono riuscite a riorganizzarsi dopo lo shock Covid-19: l’offerta rarefatta per alcuni produttori si intreccia con difficoltà nella logistica delle merci (il blocco del Canale di Suez di fine marzo ed oggi la variante Delta del Covid che blocca tre porti cinesi con migliaia di container che non possono partire) allungando i tempi consegna. Scarseggiano materie prime necessarie per la produzione di beni che è cresciuta a seguito dell’emergenza sanitaria. La crescita dei prezzi è sostenuta dalla politica monetaria espansiva ed i bassi tassi di interesse sostengono la domanda speculativa.


«Serve un’iniziativa rapida – sottolinea il Presidente di Confartigianato Verona –. Le nostre imprese stanno vivendo una situazione grave e paradossale. Proprio mentre cercano di riagganciare la ripresa, devono fare i conti con materie prime carissime e introvabili, forniture negate dai grossisti, esaurimento delle scorte, tempi di consegna lunghissimi. Tutto questo, oltre a provocare un incremento dei prezzi al consumo, rischia di compromettere la ripresa, comprimendo la creazione di valore aggiunto delle imprese manifatturiere, settore dove l’Italia è al secondo posto nell’UE con un’alta dipendenza dall’estero di energia e materie prime».

 


Costruzioni

 

L’emergenza dei rincari delle materie prime nel settore costruzioni viene così denunciata dal Presidente di Confartigianato Costruzioni Verona, Pietro Paolo Fattori: «Il problema del caro prezzi sta diventando ogni giorno più insostenibile per le imprese dell’edilizia, in particolare per le quelle artigiane e di piccole dimensioni, che rischiano di vedere compromessa la loro situazione lavorativa. Si tratta di una dinamica di mercato ingiustificata e incontrollata, che pesa negativamente in un contesto già in forte sofferenza nell’ultimo anno a causa dell’emergenza sanitaria. Sia i contratti pubblici sia quelli privati rischiano di non risultare più economicamente sostenibili da parte delle imprese, nonostante gli enormi sforzi per far fronte agli impegni assunti. Negli appalti pubblici, l’attuale Codice non prevede adeguate revisioni prezzi mentre andrebbe reintrodotto, come nel passato, il meccanismo di compensazione alle imprese in caso di aumenti dei materiali superiori al 10% accertati dal direttore dei lavori, in base al DL n. 162/2008. Per quanto concerne invece i lavori privati è auspicabile una revisione rapida e univoca dei listini regionali, con un adeguamento che possa tutelare imprese e committenza già legate a preventivi o a contratti stipulati. Ci appelliamo pertanto al Governo e alle Istituzioni preposte affinché mettano in campo misure urgenti ed efficaci».

 

Meccanica

 

Altrettanto preoccupante la situazione per le imprese della meccanica, come sottolinea Luca Bonafini, Presidente della Federazione Meccanica di Confartigianato Imprese Verona: «Purtroppo il rincaro delle materie prime e la loro attuale difficile reperibilità stanno mettendo in crisi il comparto della subfornitura meccanica che invece stava evidenziando, da inizio anno, importanti e concreti segnali di ripresa. Ma c’è anche un altro problema: la difficoltà di reperire sul mercato i cosiddetti ‘prefiniti’, ossia metalli lavorati come tubolari, profili, lamiere, ecc. La cosa appare quantomeno singolare, considerato che il settore industriale non si è mai fermato, e qualcuno inizia a temere che si tratti di manovre speculative, da parte in particolare di alcuni paesi produttori, per arrivare, per l’appunto, al rialzo dei prezzi. La spinta verso il digitale, l’innovazione ed il forte incentivo giunto dal piano Impresa 4.0 stanno permettendo alle imprese di essere più reattive su un mercato che richiede sempre più flessibilità e velocità nelle risposte al cliente, ma in questa situazione è sempre più difficile».

 

Legno

Da parte sua, Pierluigi Zanini, Presidente di Confartigianato Legno Arredo Verona, denuncia: «Il rincaro della materia prima legnosa e dei semilavorati sta creando grandi difficoltà ai settori del serramento e dell’arredo. Un rincaro così pesante e repentino non si vedeva da anni. Purtroppo, dipendiamo troppo dalla materia prima straniera che è sottoposta a continue bolle speculative. Dobbiamo ridare mercato al legname nazionale e riportare nel giusto alveo le importazioni di legname dall’estero. Solo così potremo rafforzare la nostra filiera foresta-legno, le imprese e le comunità che vi operano. Come Federazione Legno Arredo chiediamo al Governo di intervenire subito per calmierare questa bolla e alle imprese di prestare molta attenzione agli aspetti contrattuali».

 

«Quanto dureranno queste fiammate dei prezzi e quanto incideranno sull'aumento dell'inflazione non è oggi prevedibile – conclude il Presidente Iraci Sareri –. Ma è invece facile prevedere un aumento al consumatore dei prezzi dei beni di più largo consumo a partire dal prossimo autunno. Inoltre c’è un problema edilizia che Confartigianato ha sottoposto al Governo: l’aumento senza precedenti dei costi delle materie per il settore con la conseguente difficoltà di approvvigionamento, rischia di bloccare tanti cantieri con gravi ripercussioni economiche, sociali e sull’attuazione del PNRR».