Lifestyle - 11 giugno 2021, 09:30

Studio la Città, l’arte contemporanea a Verona

Marta Fraccaroli, responsabile dell’ufficio stampa di Studio la Città, racconta ai nostri microfoni la galleria d’arte contemporanea, i progetti in cantiere e le collaborazioni importanti con la città di Beirut.

Marta Fraccaroli

Marta Fraccaroli

Come nasce Studio la Città?

Studio la Città è una galleria d’arte contemporanea tra le più storiche a Verona. Nasce nel 1969 per iniziativa di Hélène de Franchis e un gruppo di mecenati veronesi di diverse estrazioni che volevano realizzare a Verona uno spazio che fosse uno stimolo alla città che all’epoca mancava, in quanto la nostra città all’epoca era poco aperta al contemporaneo. Si trova in Lungadige Galtarossa a Verona, una zona che potremmo definire il polo creativo della città e una zona completamente industriale riqualificata.

 

Come avete affrontato il 2020?

Il 2020 per la nostra realtà è stato un anno complesso, come per tante realtà culturali. Noi non ci siamo mai fermati, essendo uno spazio privato e non un museo, anche se la nostra metratura e la nostra collezione è quasi museale, abbiamo potuto, nel limite della zona regionale, tenere aperto con ingressi contingentati e visite su prenotazione. In zona rossa ci siamo spostati sul digitale, mantenendo attivi i nostri canali social con video realizzati dagli artisti stessi per delle visite guidate alle nostre collezioni e abbiamo inaugurato delle mostre nonostante la pandemia globale.

 

Quali sono i vostri progetti futuri?

Il prossimo futuro vede allestita una mostra per tutta l’estate, fino al 25 settembre. Si intitola I am one acquainted with the night, in collaborazione con la galleria Tanit di Beirut che coinvolge 15 artisti di questa galleria, andata distrutta con l’esplosione del porto di Beirut nell’agosto 2020. Grazie a questa sorta di spirito di solidarietà e amicizia con la proprietaria di questa galleria d’arte contemporanea, abbiamo deciso di spostare a Verona alcune delle collezioni degli artisti rappresentati da questa realtà. La mostra avrà un impatto importante, perché tutti gli artisti, alcuni libanesi, altri sfollati in Libano, sono stati toccati dall’esperienza della guerra. Questa mostra è accompagnata alla personale di Gabriele Basilico, sempre su Beirut. Abbiamo altri progetti in fase di definizione, come per esempio una mostra su David Simpson, un esponente del minimalismo americano, e una collaborazione con le Officine di Dario Pegoretti per la realizzazione di biciclette i cui telai verranno dipinti da nostri artisti.

 

Valentina Ceriani

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