Associazioni | 03 giugno 2021

Alberto De Togni è il nuovo presidente di Confagricoltura Verona

Vicepresidente è Camilla Capurso. De Togni e Capurso opereranno, con una giunta, per metà femminile, e composta di molti under 40.

De Togni e Capurso

De Togni e Capurso

Venerdì 28 maggio 2021, nella sala riunioni di Confagricoltura Verona, si è svolta l’assemblea associativa con l’elezione del nuovo presidente, del vicepresidente e la presentazione della nuova giunta.

Il risultato: largo ai giovani e alle donne, mentre è ‘rinnovamento’ la parola d’ordine di Alberto De Togni, il nuovo presidente eletto. Il quale, 64 anni, titolare di un’azienda di seminativi ad Angiari, ex vicesindaco e assessore del Comune, con curriculum importante, sia in ambito sindacale, che politico, ha raccolto intorno a sé un ampio consenso, prendendo il posto di Paolo Ferrarese, che lascia il timone dell’Associazione, dopo due mandati.

Un neopresidente, dunque, che, per iniziare, ha voluto rinnovare la giunta, aprendo ai giovani e alle donne, talché, per la prima volta nella storia associativa, vicepresidente sarà infatti una rappresentante dell’universo agricolo femminile, Camilla Capurso, 41 anni. che conduce, con la sorella, un’azienda vitivinicola in Valpantena, con cantina e agriturismo.

L'esecutivo

 

  • Alessandra di Canossa, neopresidente della sezione olivicola;
  • Francesca Aldegheri, neopresidente della sezione frutticola;
  • Piergiovanni Ferrarese, presidente provinciale e regionale dei giovani di Confagricoltura;
  • Riccardo Artegiani, titolare di un’azienda con allevamento bovino e riso;
  • Alessandro Tebaldi, presidente dell’associazione degli agriturismi Agriturist.

 

 

Il commento del presidente De Togni

«L’età media della mia giunta è di 44 anni. Una scelta voluta, perché è mia intenzione ringiovanire la nostra Associazione, facendo fare esperienza a questi giovani e fare in modo che il prossimo presidente sia scelto, tra queste nuove forze. L’agricoltura ha bisogno di dirigenti giovani e preparati, al passo con i tempi, in grado di utilizzare le nuove strumentazioni tecnologiche e la comunicazione sul web. E proprio la comunicazione, sia interna che con l’esterno, è il primo punto del mio programma, indispensabile per far capire il nostro lavoro e le nostre istanze. Secondo, voglio potenziare la formazione professionale, perché abbiamo bisogno di agricoltori preparati e pronti ad affrontare le sfide del futuro. Gli altri tre punti del mio programma riguardano soprattutto una riorganizzazione interna, e cioè una politica di ottimizzazione delle risorse, un maggior coordinamento e coinvolgimento delle sezioni economiche e un rafforzamento del rapporto con i soci. Dopo questo lungo anno di lontananza e lockdown, è necessario, infatti, tornare ai contatti personali, per far sentire che Confagricoltura è vicina ai propri agricoltori».

Prosegue: «Ringiovanire, creare nei giovani esperienza, prevedere un prossimo presidente, scelto da loro, formare dirigenti giovani e preparati, anche nel settore del digitale e della comunicazione, ottimizzazione delle risorse all’interno dell’Associazione, maggiore coordinamento e coinvolgimento delle sezioni economiche e rafforzamento del rapporto con i soci, nonché  dare vita ai contatti personali e vicinanza agli agricoltori… Ci siamo ripetuti, ma, siamo dinanzi ad un programma, che non manca di nulla, completo, consapevole dell’esigenza di proiezione nel futuro, con forze nuove, atte a fare fronte ad una nuova agricoltura, nell’interesse del Mondo agricolo veronese e dei giovani stessi». 

Il commento di Paolo Ferrarese

Paolo Ferrarese, il presidente uscente, augurato alla nuova Presidenza buon lavoro, ha ricordato le sfide affrontate, negli otto anni, alla guida dell’organizzazione, così esprimendosi: «Tra le iniziative rilevanti, cito le relazioni avviate con le altre Associazioni ed Enti economici, invitando nei nostri Consigli i loro rappresentanti. Abbiamo cercato di costruire relazioni con tutti: dall’economia alla politica, dalla cultura al sociale, ai rapporti con le rappresentanze governative e le Associazioni di altri Paesi, come la Cina e l’Iran. Mi rimane un unico rammarico: non essere riuscito a costruire un laboratorio, che portasse a una federazione provinciale delle tre maggiori sigle agricole. Rimango convinto, però, che questa sia la strada giusta da intraprendere, partendo dal livello nazionale, per avere più peso, con una politica sempre più disattenta nei confronti dell’agricoltura».

 

Pierantonio Braggio