Economia | 01 giugno 2021

La criminalità organizzata in Veneto e a Verona

In un incontro ad hoc, esperti e studiosi del fenomeno mafia, hanno relazionato, su invito del consigliere di Lega e presidente della 1ª Commissione, nel Comune di Verona, Andrea Bacciga, sull’infiltrazione della criminalità organizzata, in Veneto e a Verona

La criminalità organizzata in Veneto e a Verona

In un incontro ad hoc, esperti e studiosi del fenomeno mafia, quali la prof. Anna Sergi, associata di Criminologia, all’Università dell’Essex, il giudice Nicola Graziano, Edi Maria Neri e Pierpaolo Romani, rispettivamente vicepresidentessa e coordinatore nazionale di Avviso Pubblico, hanno relazionato, su invito del consigliere di Lega e presidente della 1ª Commissione, nel Comune di Verona, Andrea Bacciga, sull’infiltrazione della criminalità organizzata, in Veneto e a Verona. Infiltrazione-piaga, che intacca tutti i livelli della società, dalle attività imprenditoriali alla politica, per passare agli enti pubblici e privati.

La 'ndrangheta in Veneto

La prof. Anna Sergi, sulle caratteristiche della ‘ndrangheta, in Veneto: «C’è un’organizzazione, composta da centinaia di famiglie, che collaborano, in attività criminali e si infiltrano negli affari pubblici o in traffici di droga. Che stiamo parlando di ‘ndrangheta, si capisce dai cognomi, dalle alleanze e dal luogo di appartenenza».

L’infiltrazione si verifica, in occasione d’un investimento, in un determinato luogo, da parte di una famiglia. Circa una data dell’insediamento della ‘ndragheta in Veneto, la prof. Sergi ritiene che potrebbe essere stato intorno agli anni Settanta e Ottanta, quando la regione ha cominciato a vivere un boom economico, particolarmente attrattivo, per la criminalità organizzata. Il fenomeno mafia, intendendo questa parola, per estensione del termine, come attività criminale organizzata, si è, quindi, sviluppato, ormai, in tutta Italia,  secondo il giudice Nicola Graziano, autore del libro, scritto, con la collega Livia De Gennaro, Sequestri penali, misure di prevenzione e procedure concorsuali. Analisi dei rapporti, alla luce del nuovo codice antimafia, e vincitore del Premio internazionale “Falcone Borsellino”.

La situazione in Veneto

Il Veneto è la quinta regione italiana, per infiltrazione mafiosa: «Le mafie sfruttano la debolezza degli imprenditori, che ne diventano collaboratori e vittime. Usura, riciclaggio, corruzioni che arrivano anche al tessuto dei rapporti, con la sfera politica, la Pubblica Amministrazione e la Sanità. Le mafie hanno la capacità camaleontica di adattarsi ai cambiamenti sociali. Nel Veneto, ci sono più di 200 beni confiscati alle mafie, che vanno reimpiegati, per scopi sociali».

I beni sottratti alla criminalità sono il primo segnale, che lo Stato dà, contro l’attività illegale. Fondamentale, in materia di lotta, poi, è la prevenzione: «Si cerca di fare maturare, nelle giovani generazioni, consapevolezza, conoscenza e diffusione culturale», ha concluso Graziano.

Edi Maria Neri

Edi Maria Neri, vicepresidente di “Avviso Pubblico”, ha spiegato l’opera dello stesso, che, sorto nel 1996, per volontà di 14 amministratori locali, diffonde la buona politica e la buona amministrazione, promuove la cultura della legalità, della trasparenza e della cittadinanza responsabile, mettendo in rete Comuni, Province e Regioni, per costruire progetti contro malaffare, mafie e corruzione. Verona, con 35 sottoscrizioni, è la prima provincia per maggior numero di Comuni, che fanno parte della rete in Italia. La nostra provincia ha anche un triste e preoccupante primato, che emerge dalla relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia della passata legislatura, che ha dedicato un capitolo al Veneto e a Verona.

Pierpaolo Romani

«La città scaligera è la prima provincia, per problemi di mafia, in Veneto, in questo momento. Inizialmente, quando ha preso piede in Regione, il fenomeno era stato negato e poi sottovalutato. anche a livello di apparati investigativi e giudiziari. Oggi, invece, c’è consapevolezza e le Forze dell’Ordine e la Magistratura monitorano reati spia, come incendi e intimidazioni, nonché i giri di denaro e di investimenti. Ricordiamo inoltre che il Veneto è stata la prima regione del Nord a partorire una criminalità organizzata autoctona, la mafia del Brenta, con cinquecento persone, che collaboravano con ‘ndrangheta e Cosa nostra. All’epoca molto fiorenti erano i traffici di droga, che stanno riprendendo, in maniera importante. Oggi, oltre alle mafie italiane abbiamo anche il problema di quelle nigeriane e dei Paesi dell’Est Europa».

La conclusione dell'incontro

Il presidente Bacciga ha concluso la Commissione-incontro, con una citazione di Giovanni Falcone: «La mafia è un fenomeno umano, e come tale ha un principio, un’evoluzione e una fine». Quanto sopra evidenzia, come sia necessario ed utile, diffondere notizie su quando, come e sino a che punto la mafia sappia penetrare ed operare, nel tessuto della società, creando , quindi, una cultura, in materia, a favore di quella legalità, che da tale criminalità viene sempre più incisivamente vulnerata. L’occasione del comunicato, di cui sopra, ci permette di aggiungere che sino a tutto giugno, atti gazebo raccoglieranno adesioni al tesseramento e le firme a tutela dei prodotti agricoli “Made in Italy”, fra i migliori a livello mondiale.

 

 

Pierantonio Braggio