Politica & solidarietà | 28 maggio 2021

Migranti – bambini, compresi – e arrivi continui: l’Italia è sola.

In materia, essenziale la richiesta del presidente, Mario Draghi. L’Unione Europea deve intervenire e collabore, in fatto d’accoglienza.

Migranti – bambini, compresi – e arrivi continui: l’Italia è sola.

 

Che si debba essere d’aiuto al prossimo e, quindi, anche ai migranti, non v’è dubbio – ci riferiamo a coloro, che lasciando le proprie terre, per lo più, l’Africa, e affrontando pericoli probabili e gravissimi, si dirigono, per mare, verso l’Europa, e, soprattutto, verso la non ricca Italia. Il problema è sempre più pesante e, da anni, è senza soluzione. Fatto è che, comunque, buona parte di tali uomini e donne, si volgono, per lo più, all’Italia, la quale, oltre ad essere Paese, che offre un “porto sicuro” è, al tempo, il più vicino e, quindi, rapidamente, per così dire, raggiungibile, mare permettendo, dai luoghi di partenza, in particolare, Libia e Tunisia. Ora, mentre delle note due parole “porto sicuro” i migranti, certamente, nulla sanno, ad esso – nel quale, poi, non trovano quella fortuna, che li ha indotti all’infernale traversata – vengono portati da navi, che li sottraggono al pericolo delle acque. Bisogna distinguere, tuttavia, in fatto di navi soccorritrici – per lo più a bandiera estera – perché vi sono navi, diremmo, di passaggio, che al salvataggio – da farsi moralmente, comunque – sono tenute dalla normativa delle convenzioni internazionali, in materia, e navi, che operano esclusivamente, a scopo di salvataggio. Azione, questa, in vero, positiva, ma, che

dovrebbe svolgersi, basandosi sul concetto, per cui, se la nave salvante è italiana, è giusto, anche se fino ad un certo punto, che sbarchi i salvati in un porto italiano, mentre, se la nave è di bandiera estera, tale nave dovrebbe sbarcare i salvati in un porto, legato alla propria bandiera. Per esempio: una nave a bandiera X, dovrebbe condurre i migranti nel paese X. Cosa, questa, che non si verifica, perché, di massima, come “porto sicuro”, viene quasi sempre scelto, non a caso, un porto italiano, che ha anche la caratteristica d’essere anche il porto “più vicino”…, ossia più comodo, da raggiungere. Ora, va detto, anche, che i migranti – a parte il fatto da approfondire, del chi li avvia, sulla terribile strada dell’emigrazione – si dirigono verso l’Italia, non per rimanervi, ma, nella speranza di poter raggiungere Paesi a nord, oltre il confine italiano, ma, alla fine, non avendo fortuna, in tal senso, rimangono nel nostro Paese… C’è, quindi, un altro tema da evidenziare: giusto, dare ospitalità a gente, che abbandona il proprio suolo, per motivi di guerra o di persecuzione, ma sappiamo che non tutti coloro che sbarcano in Italia – dopo avere messo, del resto, in pesante pericolo se stessi, nella traversata – provengono da Paesi in conflitto o di persecuzione, ma mirano all’Europa, unicamente, alla ricerca di condizioni economiche più soddisfacenti, che quelle offerte dal Paese di provenienza. Ovviamente, non è facile fare tali distinzioni, mai dimenticando che fare il bene ai nostri simili, è il meglio che possiamo realizzare, nella vita. Il problema, tuttavia, ci impone alcune domande: Avranno gli ospitati la volontà d’integrarsi, sulla nostra terra? Si adatteranno ad una qualsiasi, possibile, offerta di lavoro? E se non trovassero occupazione o se, perdessero quella, che hanno, abbiamo le risorse necessarie, a dare loro supporto, visto che tali risorse difficilmente abbiamo, per gli stessi nostri disoccupati? Potremo sempre impiegare, in futuro, i 22.-€ a persona e al dì, per i nuovi arrivati, i cui approdi, stanno moltiplicandosi? La Sanità, per esempio, potrà sostenere, nel breve, la relativa spesa, in aggiunta a quella attuale, spesa appesantita, dal fatto che gli arrivati, potrebbero essere portatori di contagi e, quindi, bisognosi di cure ad hoc? A tutto questo – non possiamo e non dobbiamo dimenticare – si deve aggiungere che, con una spesa statale annuale di 900 mld, con un Pil endemicamente debole, con un debito pubblico irridimensionabile ed in crescita, e con un pressione fiscale eccessiva, ben difficilmente potremo fare fronte, e rispondere, con un’accoglienza dignitosa e continua, alle esigenze dei nuovi venuti e che verranno, tanto più che saremo indebitati, ormai, fino al collo, anche con l’Unione Europea, per i 200 mld, che, mendicando, dalla stessa, avremo. Avremo, sì, tale denaro, ma non abbiamo avuto e non abbiamo quella dovuta collaborazione, da parte dell’Unione, che, in materia di migranti ci spetterebbe, per cui ci viene da pensare che la normativa, in tema di “porto sicuro”, non sia stata pensata per tutti i sedici Stati, aderenti al relativo accordo, ma, quasi esclusivamente e soprattutto per l’Italia. Bene, quindi, ha fatto Mario Draghi, a chiedere che il tema migranti venga posto sul tavolo…, e risolto, con normativa, che impegni, per il futuro, tutti gli Stati europei, in quanto il “porto sicuro” non era stato previsto solo per Italia, Spagna, Grecia o Malta, ma, per tutti i sedici membri firmatari dell’UE. La cosa è urgente e deve trovare una sistemazione “definitiva” e venire realmente, subito, applicata, assegnando spazio, in dovuta e concordata misura, in sede europea, ai migranti, anche perché l’Italia, deve pensare, pure, purtroppo – oltre a ricostruire la propria economia, profondamente colpita dalla pandemia – ai suoi sette milioni di cittadini, in istato di bisogno. Il tutto, non dimenticando che “nessuno – il nostro Paese compreso – deve essere lasciato solo…”! E, tantomeno, aggiungiamo, i numerosi bambini migranti, che già, sino dai primi anni di vita, affrontano, “da soli”, dopo chissà quali pericoli superati, e senza il conforto dei genitori, la rischiosa e terribile avventura di raggiungere terre sconosciute… Avventura, cui bisogna, tentare, comunque, con costanza e tenacia, di mettere fine, anche per evitare le innumeri vittime, che, quasi ogni giorno, vengono inghiottite dalle acque. 

 

Pierantonio Braggio