Attualità regionale | 03 maggio 2021

LAVORO: In un anno, persi 345.000 “sgarantiti”.

Con questo aggettivo o participio passato, CGIA, Mestre, pensa al “popolo delle partite IVA”. Ad esso non resta che disperazione, con la speranza di una ricollocazione.

LAVORO: In un anno, persi 345.000 “sgarantiti”.

                            

 

CGIA:”Dopo un anno di Covid, hanno chiuso 345 mila “sgarantiti”. Ovvero, la parte del mercato del lavoro italiano, più fragile e meno tutelata. Stiamo parlando del popolo delle partite Iva, che, rispetto agli altri lavoratori, quando tale popolo perde il posto di lavoro, non può contare, su nessun ammortizzatore sociale o misura di sostegno al reddito. A queste persone, rimane solo la disperazione di un fallimento professionale e il chiodo fisso, su come trovare una nuova collocazione lavorativa. L’Ufficio studi della CGIA ricorda, in merito, che, tra febbraio 2020 e lo scorso mese di marzo, l’occupazione del cosiddetto popolo delle partite Iva è diminuita per 345 mila unità, pari a una contrazione del 6,6 per cento[1]. In questo anno di pandemia, tanti artigiani, esercenti, piccoli commercianti, liberi professionisti e lavoratori autonomi non ce l’hanno fatta e sono stati costretti a gettare definitivamente la spugna. A marzo di quest’anno, il numero complessivo dei lavoratori indipendenti, presenti in Italia si è attestato a quota 4.893.000. Se, in questi ultimi 13 mesi, la situazione è stata molto pesante, nei prossimi, la situazione non è detto che sia destinata a migliorare. Tuttavia, ricordiamo che, secondo una recente indagine, realizzata dall’Istat[2], sono 292 mila le aziende, che si trovano in una situazione di seria difficoltà. Sono attività che danno lavoro a 1,9 milioni di addetti e producono un valore aggiunto, che sfiora i 63 miliardi di euro. Il numero medio di addetti, per impresa, di questa platea di aziende, così a rischio chiusura, è pari a 6,5. Stiamo parlando di micro attività che, pesantemente colpite dall’emergenza sanitaria, non hanno adottato alcuna strategia di risposta alla crisi e, conseguentemente, corrono il pericolo di abbassare definitivamente la saracinesca. I settori produttivi più interessati, da queste 292 mila attività sono: il tessile, l’abbigliamento, la stampa, i mobili e l’edilizia. Nel settore dei servizi, invece, si distinguono le difficoltà della ristorazione, degli alloggi/alberghi, del commercio dell’auto e d’altri comparti, come il commercio al dettaglio, il noleggio, i viaggi, il gioco e lo sport. E’ evidente che non tutti questi operatori economici hanno chiuso o chiuderanno definitivamente, i battenti nei prossimi mesi, tuttavia, con lo sblocco dei licenziamenti, previsto nel prossimo autunno, molti degli addetti di queste piccole attività, rischiano di trovarsi, senza un’occupazione regolare”. Considerazioni importanti, che riguardano un settore, che, avendo operato e operando, assiduamente, senza tanto lasciarsi apparire, e nel silenzio, non salta subito all’occhio, mentre, nei fatti, ha dato e dà il suo valido contributo alla società, creando, appunto, fra l’altro, anche occupazione. Non c’è che augurarci una pronta ripresa.

Pierantonio Braggio

 

 



[1] Istat, Occupati e disoccupati, 30 aprile 2021-

 

[2] Istat “I profili strategici e operativi delle imprese italiane, nella crisi generata dal Covid-19”, Roma - 11 gennaio 2021. L’indagine è stata condotta su un campione di quasi 1 milione di imprese, con oltre 12 milioni di addetti che, nel complesso, rappresentano quasi il 90 per cento del valore aggiunto e circa tre quarti dell’occupazione complessiva delle imprese dell’industria e dei servizi presenti nel Paese.