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ECONOMIA VERONESE e VENETA | 02 maggio 2021, 21:27

In Veneto, l’intera filiera del Turismo, in una paralisi, senza precedenti

Importante ricerca di Fondazione Corazzin.Fisascat Cisl Veneto: «Serve un nuovo patto sociale, per la ripartenza, per una buona e regolare occupazione, per la (ri)qualificazione professionale continua dei lavoratori, per un turismo innovato e sostenibile».

In Veneto, l’intera filiera del Turismo, in una paralisi, senza precedenti

 

I numeri dei danni, causati dalla pandemia in corso, emersi, da una recente indagine, realizzata dalla Fondazione Corazzin(il Centro studi di Cisl Veneto), per conto di Fisascat regionale,e presentata in anteprima,alla tavola rotonda “Turismo e ricettività: quando la crisi si accanisce, contro un settore”, nonché promossa dalla stessa categoria sindacale, confermano le storiche fragilità del sistema turistico veneto.Aiamoad un arresto ancora più pesante, perché giunto, dopo un anno culmine, per il turismo veneto, che, nel 2019, aveva registrato performance da record, se si guarda all’ultimo decennio, ossia, a quello di risalita, seguito alla precedente crisi economico-finanziaria, che, seppur lasciando il segno, non aveva avuto ricadute così ampie e gravi. L’indagine raccoglie i dati da fontidiverse, quali Istat, Veneto Lavoro, Regione del Veneto, Infocamere e li valutarli, per la prima volta, con uno sguardo attento e globale, evidenziando, come la pandemia si sia accanita, in modo particolare, sul settore, proprio, per le sue strette connessioni con la socialità, e misurandone l’impatto sui diversi versanti. I dati: gli arrivi, in Veneto, sono scesi, dai quasi 20 milioni e 200mila (per il 2/3 turisti stranieri) del 2019, ai 7 milioni e 860mila del 2020, con un calo del 60%; sono diminuite, drasticamente, anche le notti trascorse, dai clienti, negli esercizi ricettivi alberghieri o complementari (agriturismi, ostelli, appartamenti,...), passando, da 71 milioni, circa, a poco meno di 32 milioni e 500mila, ossia, con una perdita dei consumi, pari a ben 3 miliardi e 160 milioni di euro, se si considera che la spesa media giornaliera dei turisti, per viaggi di vacanza nel 2019, in Italia, era stata, pari a 81 euro a persona. Quanto ad assunzioni,queste, nella sola ristorazione, si sono ridotte, da oltre 77mila, nel 2019, a poco meno di 46mila,nel 2020, e, nel comparto degli alloggi, addirittura, scese dai 53.655 del 2019 ai 26.700 del 2020. Ancora oggi, non è del tutto possibile prevedere l’impatto, sui licenziamenti, fino ad oggi bloccati. Chiaro che, ora,il settore affronterà i prossimi mesi di ripartenza, se permessa da virus incertezza dominante con molte aspettative, ma, anche, con tanta preoccupazione, accompagnata dalla speranza  di una normativa attenta, sia per il Veneto che per il Paese, a non perdere un’altra stagione turistica. Importanti, in merito, ilpassaporto vaccinalee non ricadute nel breve-medio termine. Ciò, tenendo presente che il turismo straniero, in Veneto, è un turismo “ricco” e con permanenze medie superiori… Dai citati risultati della ricercadella Fondazione Corazzin, si potrà partire, per definire le possibili direzioni. da prendere, in direzione della ripresa di un settore, così importante, per l’economia (nel 2019, quasi il 14% del Pil regionale) e l’occupazione del territorio (431mila addetti occupati, nel settore commercio, alberghi e ristoranti), in particolare, per rafforzare il sistema di tutele dei lavoratori e delle lavoratrici. In merito, Fisascat Cisl Veneto, evidenzia “la necessità urgente di impegnarsi in concretezza, insieme – istituzioni, associazioni di categoria e sindacati – per dare gambe e fiato alla ripresa, cogliendo l’opportunità di avviare i necessari percorsi di cambiamento”. In occasione del seminario, con i diversi interlocutori presenti, sono state condivise alcune proposte del sindacato, per una piattaforma di impegno comune. «Tra le vulnerabilità del settore, oggi, emerse, con urgenza, vi è la sua ciclicità stagionale, tratto distintivo del sistema – ha evidenziato, anzitutto, Maurizia Rizzo, segretaria generale regionale di Fisascat Cisl Veneto–: una ciclicità. bruscamente interrotta dall’emergenza,in termini di produttività, per le imprese, come di occupazione, per la cui tutela serve pensare a specifiche protezioni e a nuove forme di lavoro. Perché la crisi ha reso ancora più deboli le numerose lavoratrici e i lavoratori, che nel settore hanno contratti spesso precari e fragili. È necessario, perciò, recuperare le sacche di lavoro grigio e nero, ancora resistenti: per farlo, siamo chiamati a saldare un rinnovato patto contrattuale, perché gli ammortizzatori sociali “tradizionali” hanno dimostrato di essere strumenti spuntati e inefficaci». Un fronte d’impegno fondamentale, se si pensa che ben 110mila, delle nuove assunzioni, per la stagione turistica estiva 2019, erano state formalizzate, con contratti di lavoro a termine (compresi apprendistato, lavoro somministrato e intermittente, collaborazione con partita iva,...), lavoratori, per lo più giovani (circa il 75 per cento) e donne (circa 66 per cento), ossia, le due categorie più deboli e ora più toccate dalla crisi.«La pandemia ha reso ancora più evidente, come un sistema del turismo imperniato sulla stagionalità, non regga, in termini globali – continua Rizzo –. Urge lavorare per la destagionalizzazione e per una riformulazione della proposta turistica complessiva, promuovendo sinergie, con altri settori (a partire dall’agroalimentare, in primis, la produzione di prodotti tipici del territorio, fino alla cultura), potenziando il marketing territoriale, rafforzando il turismo sanitario e, magari, anche quello sociale, con iniziative nuove, che possano concorrere all’ampliamento del periodo ricettivo. E serve far crescere, con creatività, oltre che con nuove competenze, il cosiddetto “turismo di prossimità”, per una ri-scoperta del territorio, che chiede una narrazione nuova e diversa di tanta ricchezza culturale e artistica, naturalistica e paesaggistica, oltre che enogastronomica». Ma, fondamentali per il sindacato sono laformazione continua,per la (ri)qualificazione degli addetti e un dialogo più saldo, con il mondo della scuola: «Formazione, per l’innovazione digitale, certo, ma, anche, per promuovere un turismo più sostenibile e saper rispondere a una diversa, e da tempo mutata, domanda di fruizione, da parte degli utenti, che chiedono, in primis, di vivere ’un’esperienza’», ha detto ancora Rizzo.Davide Guarini, segretario generale nazionale di Fisascat Cisl, propone una serie di altre azioni, per rilanciare il comparto turistico, nel suo complesso, «a cominciare dalla costituzione di un Osservatorio nazionale, per monitorare il rispetto delle regole e delle norme, per la riapertura in sicurezza delle strutture e del potenziamento delle attività di promozione del turismo italiano, nel mondo. Al Governo, abbiamo anche proposto l’utilizzo delle risorse del Recovery Plan, per la promozione di iniziative, volte allo sviluppo turistico, alla riqualificazione delle infrastrutture ricettive e al potenziamento dei vettori del trasporto aereo a lungo raggio». Un’ottima, particolareggiata indagine, base, per ponderata meditazione, sul turismo veneto. Tanta buona volontà, valide proposte, anche di innovazione, per un turismo più consolidato e attraente, nel quale i relativi attori-addetti dispongano di preparazione, rinnovata e aggiornata – importantissimo il contatto continuo, fra scuola e aziende, che dev’essere presentato ai giovani interessati, come qualcosa, che contribuisce al meglio, non solo per le imprese, ma anche per loro stessi – e, quindi godano di considerazione. E che il turismo ritrovi la sua vita, per il bene di chi vi lavora, per il bene delle aziende del settore e per il Pil stesso…!

Pierantonio Braggio

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