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ATTUALITA' REGIONALE | 27 aprile 2021, 23:13

Istituzioni e Fondazioni bancarie e lotta alla ‘povertà educativa’ in Veneto.

Fotografia della situazione nella Regione.

Istituzioni e Fondazioni bancarie e lotta alla ‘povertà educativa’ in Veneto.

Un rapporto sulla povertà educativa in Veneto, è stato presentato, oggi, 27 aprile, nell’ambito del Fondo nazionale per il contrasto della povertà educativa minorile, a cui aderiscono Acri[1] e Fondazioni bancarie, fra le quali Cariparo, Cariverona e Fondazione di Venezia. La scuola, prima quella per l’infanzia, è fondamentale per la formazione e la crescita personale di bambini e di adolescenti ed è strumento per emanciparsi dai contesti socio-economici delle famiglie di origine, specie se disagiati, e per acquisire competenze utili ad entrare nel mondo del lavoro. I minori di 18 anni – in Veneto, quasi 800mila[2] – si ritrovano ad affrontare questo passaggio, nell’emergenza Covid, correndo il rischio che la propria famiglia possa risentire della crisi economica e che l’accesso alle opportunità educative e sociali sia complicato. La presenza, quindi, di presidi educativi e di reti comunitarie è la garanzia principale di contrasto alla povertà educativa. Ambiti analizzati dal rapporto: disponibilità di servizi, per la prima infanzia, digitalizzazione, condizione degli edifici scolastici e raggiungibilità delle scuole. Circa i servizi, dedicati alla prima infanzia, il Veneto si colloca all’undicesimo posto, tra le regioni italiane: offrendo 32.658 posti, in 1.299 strutture autorizzate, tra asili nido e servizi integrativi, e garantendo circa 29,1 posti ogni 100 residenti, tra 0 e 2 anni di età: dati superiori alla media nazionale (25,5%), ma inferiori all’obiettivo europeo di 33 posti in asilo nido, ogni 100 bambini. Si evidenziano, tuttavia, significative differenze, da una provincia all’altra e da comune a comune: con il 35,4% di minori potenzialmente coperti, Rovigo è la provincia più “virtuosa”, l'unica ad aver raggiunto l'obiettivo europeo, seguita, nell’ordine, da Padova, Verona, Treviso, Venezia, Vicenza e Belluno, dove il 65% dei comuni non dispone di servizi per l’infanzia.Seguire le lezioni da casa, causa virus, bambini e ragazzi non sempre l’hanno potuto fare, per carenze digitali, creando disuguaglianze digitali, che rischiano di fondersi, con quelle sociali ed economiche, ampliando i divari, preesistenti alla crisi e compromettendo un’intera generazione. In fatto di digitalizzazione, il Veneto presentava, già prima dell’emergenza, dati in linea o superiori a quelli nazionali. Ai primi posti in classifica, per numero di famiglie, raggiunte, da un qualsiasi tipo di connessione (97% raggiunte da banda larga), scende al quattordicesimo posto, circa le connessioni veloci (59% vs media italiana del 68,5%) e ultraveloci (26% vs media italiana del 68,5%). Al primo posto, si colloca Venezia (40% delle famiglie ha una connessione ultraveloce), seguita da Verona, Padova, Vicenza, Treviso e dai fanalini di coda Belluno e Rovigo, dove il dato si ferma al 13%. Altro tema: la vetustàdegli edifici scolastici, mentre servono strutture più moderne, con spazi più ampi e banchi e arredi scolastici, che tutelino insegnanti e alunni, dal rischio contagio. In Veneto, il 18,5% degli edifici ha più di 50 anni (17,8% media nazionale), di cui il 30% concentrati nella provincia di Belluno (36,3%), seguita da Rovigo (29,4%) e Vicenza (22,1%), mentre la provincia di Treviso registra solo l’11,92% di edifici vetusti.Quanto alla raggiungibilità delle scuole, se, in un territorio, il servizio di trasporto pubblico è assente o copre le esigenze, solo, di una parte degli studenti, si crea un divario che può incentivare la dispersione scolastica, provocando, nei casi peggiori, l’abbandono del percorso di studio. In Veneto, la percentuale di scuole raggiungibili, con i mezzi pubblici, arriva al 94,5% (86% media nazionale), dove ad occupare i primi posti in classifica sono le province di Rovigo e Verona (dati vicini al 97%), seguite da Padova, che, con il maggior numero di scuole, nella regione, supera il 90% di edifici scolastici raggiungibili. Giorgio Righetti, direttore generale Acri: “Il Fondo, per il contrasto della povertà educativa minorile è nato, nel 2016, su iniziativa delle Fondazioni di origine bancaria, che hanno attivato un inedito partenariato pubblico-privato con il Governo e il Terzo settore, per farsi carico di una grande emergenza del nostro Paese. Per questo, hanno scelto di intervenire coinvolgendo l’intera “comunità educante”: non solo le scuole, ma anche gli Enti locali, le Organizzazioni del Terzo settore, le Famiglie e gli stessi studenti. In 6 anni, le Fondazioni hanno messo a disposizione complessivamente oltre 600 milioni di euro, che hanno finora permesso di attivare 384 progetti in tutta Italia, raggiungendo quasi 500mila ragazzi. Si tratta di un vasto programma sperimentale, che sta iniziando a dare i primi incoraggianti risultati, per individuare policy nazionali, per intervenire sul tema del contrasto della “povertà educativa”.

Marco Rossi-Doria, presidente di Con i Bambini: “La povertà educativa è un fenomeno multidimensionale, che interessa tutto il Paese. Non riguarda solo la scuola, ma tutta la comunità. I dati dell’Osservatorio #conibambini ci fanno ‘vedere’ i tanti divari esistenti, anche all’interno di uno stesso territorio, che si acuiscono, a causa della pandemia. Soprattutto, adesso, occorre rafforzare le ‘alleanze educative’, tra scuola, privato sociale, civismo educativo, istituzioni locali. Attraverso il Fondo, è stata tracciata una rotta: abbiamo raggiunto mezzo milione di bambini e ragazzi, in tutta Italia, mettendo in rete oltre 6.700 soggetti. Nel Veneto, sono oltre 420 le organizzazioni, che partecipano a questo percorso, attraverso diciassette ‘comunità educanti’, con un sostegno di circa 11 milioni di euro, 30 interventi regionali e multiregionali attivati sul territorio.” Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro e Pari opportunità della Regione Veneto: "Le Fondazioni rappresentano una eredità di comunità di questo nostro Veneto: lavorare fianco a fianco, sul delicato tema dell’abbandono scolastico e della perdita di opportunità, per i nostri alunni e studenti, che Covid ha enfatizzato, credo sia un ottimo modo per raggiungere gli obiettivi comuni, di accompagnare nella crescita la nostra comunità". Gilberto Muraro, presidente di Fondazione Cariparo: ”Le province, in cui operiamo, presentano dati incoraggianti, ma il rischio di povertà educativa minorile e di abbandono scolastico rimane molto elevato, anche nella nostra Regione, a causa della pandemia e delle sue conseguenze. Abbiamo scelto di impegnarci nel fondo nazionale, insieme al Governo, ad Acri e ad altre Fondazioni, convinti che gli investimenti e le azioni, volte a salvaguardare l’educazione culturale e sociale dei bambini e dei ragazzi, costituisca le fondamenta della società di domani. Dobbiamo unire le forze, per interventi efficaci e che consentano di costruire, oggi, quello che lasceremo alle generazioni future. È una nostra responsabilità.” “Gli italiani più giovani sono destinatari privilegiati dell'attenzione istituzionale delle Fondazioni di origine bancaria, che hanno, nell'arricchimento del capitale umano e nello sviluppo dell'inclusione sociale, due peculiari direttrici strategiche” – aggiunge Alessandro Mazzucco, presidente di Fondazione Cariverona.– “Il contrasto alla povertà educativa – in particolare quella minorile – si inserisce, poi, perfettamente nell'orizzonte disegnato dal NextGenerationUe, ora rimodellato nel Recovery Plan, spinta alla ripresa, dopo l'emergenza pandemica. Va, quindi riconosciuta, ad Acri una efficace visione, per i bisogni della società, che vanno proiettati nel futuro, nelle realtà, che si andranno a produrre. Questo è il primo meritevole passo. Il secondo, obbligato, è quanto la nostra Fondazione ha inserito, nel proprio piano triennale: l’investimento, per la formazione superiore e la integrazione, con il mondo delle professioni.”  “I dati evidenziano come la povertà educativa sia un problema da non sottovalutare, anche per le nostre comunità”, – sottolinea Michele Bugliesi, presidente della Fondazione di Venezia –, “e come questa povertà si manifesti, attraverso declinazioni, fino ad oggi magari sottovalutate, come quella legata alle disuguaglianze digitali e tecnologiche. È, dunque, necessario intervenire, in maniera sempre più concertata, con i soggetti attivi sul territorio, per massimizzare l’impatto delle azioni di contrasto, nella consapevolezza di quanto la povertà educativa sia correlata a una più ampia condizione di disagio sociale e culturale. che rischia di compromettere, ad ogni livello il futuro dei nostri ragazzi.”

(1)     Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio Spa.

(2)     Dato ISTAT 2018.

Alta attenzione, dunque delle Fondazioni d’origine bancaria all’istruzione, nei suoi varie particolari aspetti, istruzione, che spetta alla gioventù. La quale abbisogna d’essere seguita, con il materiale ed i metodi più moderni, perché la cultura è alla base d’un positivo sviluppo della persona e del Paese stesso, specie, nel nostro tempo, in cui la globalizzazione livella e dà spazio solo a chi, attraverso la cultura, sa, in qualche modo, dominarla.

Pierantonio Braggio



 

 

 

 

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