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ESPRIME CULTURA | 22 aprile 2021, 23:16

Collezionisti di francobolli e la storia....

Città del Vaticano: due francobolli ricordano la fondazione di “Radio vaticana” e de “L’Osservatore romano”: la prima, istituita il 12 febbraio 1931, l’autorevole quotidiano, uscito, la prima volta, il 1° luglio 1861.

Collezionisti di francobolli e la storia....

Nel 90° anniversario della fondazione della Radio Vaticana e nel 160° anniversario della fondazione de “L’Osservatore Romano”, l’emissione di un foglietto filatelico  dona l’opportunità di riproporre le considerazioni che il Santo Padre ha espresso, nel discorso del 21 dicembre 2019: “La nuova cultura, marcata da fattori di convergenza e multimedialità, ha bisogno di una risposta adeguata da parte della Sede Apostolica, nell’ambito della comunicazione. Il foglietto riproduce, sul lato sinistro, la statua dell’Arcangelo Gabriele, proclamato, nel 1951, da Pio XII, patrono delle telecomunicazioni e della Radio Vaticana, in quanto simbolo di coloro, che attraverso i Media, diffondono la buona notizia del Vangelo. Il planisfero, sullo sfondo simboleggia la diffusione del messaggio cristiano, da parte della Chiesa, fedele al mandato del Signore: “andate in tutto il mondo” (Mc 16,15). Nei francobolli sono riprodotti il primo microfono della Radio Vaticana (valore facciale del pezzo: € 1,15) e la prima pagina del primo numero dell’Osservatore Romano (valore facciale: € 2,40). Il foglietto ha una tiratura di 45.000 esemplari. Radio Vaticana fu progettata e costruita nel 1931 da Guglielmo Marconi, su incarico di Pio XI, e poi affidata ai Gesuiti. E per questo anniversario lancia un nuovo sito e diventa anche web radio, che permetterà a chiunque in ogni angolo del pianeta, dal proprio smartphone o computer, di ascoltarla nella sua lingua. Per la storia, riportiamo una dettagliata nota, tratta da Vatican News-Radio Vaticana, redatta da Amedeo Lomonaco, giornalista per Radio Vaticana e Vatican news: ”Quando una nuova vita si appresta ad affacciarsi, per la prima volta. alla finestra del mondo, l’attesa del grande evento si tramuta, solitament, in una emozionante sequenza di ricordi, da condividere, con amici e familiari. Anche la famiglia dell’emittente pontificia, con il suo volto internazionale e multiculturale, sagomato da nove decenni di vita, ricorda con grande emozione il giorno della nascita della Radio Vaticana. È Il 12 febbraio del 1931. Lo Stato della Città del Vaticano, nato l’11 febbraio del 1929, è pronto a diffondere anche nell’etere le parole del Vangelo e del Papa. È il giorno in cui vengono tradotte con microfoni, fili e cuffie, le parole scritte nel Trattato, tra Santa Sede e Italia, stabilito al terzo comma: “L’Italia provvederà… altresì al collegamento, direttamente anche con altri Stati, dei servizi telefonici, radiotelegrafici, radiotelefonici e postali della Città del Vaticano”. Nei Giardini Vaticani sono stati da poco completati i lavori per l’allestimento della Stazione Radio. Come si ricorda. nell'opera in due volumi: "Ottant'anni della Radio del Papa", scritta da Fernando Bea e da Alessandro De Carolis ed edita dalla Libreria editrice vaticana, per celebrare gli ottanta anni di attività e servizio, gli spazi della nuova Stazione, si snodano tra sale e macchinari. Il fabbricato della Stazione trasmittente comprende una stanza, per il trasmettitore e una per il controllo degli amplificatori. Ed anche una sala di ricezione, un’altra per le macchine e un magazzino per le valvole. Le antenne, alte ed eleganti, svettano dietro la cupola di Michelangelo. È Il 12 febbraio del 1931. In Italia, i programmi dell'Ente italiano per le audizioni radiofoniche (Eiar) annunciano per le ore 16.30 il collegamento con il Vaticano per una “trasmissione speciale, dalla Città del Vaticano, per l’inaugurazione della Stazione Radio”. È una giornata limpida, sferzata da una leggera tramontana. Sono da poco passate le 16.00 di un pomeriggio, denso di emozioni. Davanti alla palazzina della Radio, sono schierati un plotone della Guardia Svizzera e un reparto della Guardia Palatina. Sono presenti anche il drappello delle guardie nobili e i sediari pontifici. Il microfono è collocato nella sala degli amplificatori. Papa Pio XI arriva poco dopo le 16.15. Ad attenderlo c’è anche una piccola folla che si trova sul piazzale antistante la palazzina della Radio. All’ingresso, il Pontefice è accolto dal grande scienziato Guglielmo Marconi e da padre Giuseppe Gianfranceschi, gesuita e primo direttore della Radio Vaticana.  Il primo “speaker” è l’inventore della radio. Come un padre, Guglielmo Marconi assiste ai primi “vagiti” di Radio Vaticana. Annuncia che il Papa si rivolgerà a tutte le genti. “Ho l’altissimo onore - afferma l’inventore della radio - di annunziare che tra pochi istanti il Sommo Pontefice Pio XI inaugurerà la Stazione Radio della Città del Vaticano. Le onde elettriche trasporteranno in tutto il mondo, attraverso gli spazi, la sua parola di pace e di benedizione. Per circa venti secoli, il Pontefice Romano ha fatto sentire la Parola del Suo Divino Magistero nel mondo; ma questa è la prima volta che la Sua voce può essere percepita simultaneamente su tutta la superficie della terra. Con l’aiuto di Dio, che tante misteriose forze della natura mette a disposizione dell’umanità, ho potuto preparare questo strumento, che procurerà ai fedeli di tutto il mondo la consolazione di udire la voce del Santo Padre. Beatissimo Padre, l’opera che la Santità vostra si è degnata affidarmi, io oggi Vi consegno: il suo compimento è oggi consacrato dalla Vostra Augusta Presenza; degnatevi, Santo Padre, di voler far sentire la Vostra Augusta Parola al mondo”. La storia di Marconi si può respirare recandosi non distante dal Vaticano, nel comune di Santa Marinella. In questo territorio sorge il Parco della Scienza, intitolato proprio a Guglielmo Marconi. All'interno del museo, si trova anche una sezione dedicata alla Radio Vaticana. Tra gli ospiti della puntata è intervenuto, al microfono di Andrea De Angelis, lo storico e autore del progetto del Parco della Scienza, il professor Livio Spinelli. Dopo Guglielmo Marconi, si avvicina al microfono Papa Pio XI. Per il suo radiomessaggio, rivolto a tutte le genti, usa il latino che il Pontefice considera la lingua universale della Chiesa. “Essendo, per arcano disegno di Dio, Successori del Principe degli Apostoli, di coloro cioè, la cui dottrina e predicazione per divino comando è destinata a tutte le genti e ad ogni creatura (Mt., 28, 19; Mc., 16, 15), e potendo pei primi valerci da questo luogo della mirabile invenzione marconiana, Ci rivolgiamo primieramente a tutte le cose e a tutti gli uomini, loro dicendo, qui e in seguito, con le parole stesse della Sacra Scrittura:        « Udite, o cieli, quello che sto per dire, ascolti la terra le parole della mia bocca (Deut., 32, 1). Udite, o genti tutte, tendete l'orecchio, o voi tutti, che abitate il globo, uniti in un medesimo intento, il ricco e il povero (Ps - XLVIII, 1) - Udite, o isole, ed ascoltate, o popoli lontani”. Dopo le prime parole indirizzate a tutto il Creato, il Pontefice si rivolge ai cattolici, che fanno “parte della famiglia e dell'ovile del Signore”.  E ai cardinali, ai patriarchi, agli arcivescovi, ai vescovi, ai prelati e ai sacerdoti, “distribuiti per i diversi gradi della Gerarchia”. Le parole di Pio XI sono rivolte anche ai missionari religiosi, partecipi “di una vocazione veramente celeste ed angelica”. Il radiomessaggio è indirizzato inoltre “agli infedeli e dissidenti”, a coloro che sono ancora “lontani dalla fede e dall’unità di Cristo ed anche ai governanti, con la speranza “che comandino nella giustizia e nella carità”. Papa Pio XI si rivolge poi ai ricchi e ai poveri, ai datori di lavoro. Il radiomessaggio si conclude, infine, con il pensiero del Papa per gli afflitti e i perseguitati. “Ultima nella esecuzione ma prima nell'intenzione e nell'affetto del cuore, a voi giunge la Nostra parola, quanti siete nelle infermità e nei dolori, nelle tribolazioni e nelle avversità, specialmente a voi, che tali cose soffrite dai nemici di Dio e dell'umana società”. Dopo le prime parole indirizzate a tutto il Creato, il Pontefice si rivolge ai cattolici, che fanno “parte della famiglia e dell'ovile del Signore”.  E ai cardinali, ai patriarchi, agli arcivescovi, ai vescovi, ai prelati e ai sacerdoti, “distribuiti per i diversi gradi della Gerarchia”. Le parole di Pio XI sono rivolte anche ai missionari religiosi, partecipi “di una vocazione veramente celeste ed angelica”. Il radiomessaggio è indirizzato inoltre “agli infedeli e dissidenti”, a coloro che sono ancora “lontani dalla fede e dall’unità di Cristo ed anche ai governanti, con la speranza “che comandino nella giustizia e nella carità”. Papa Pio XI si rivolge poi ai ricchi e ai poveri, ai datori di lavoro. Il radiomessaggio si conclude infine con il pensiero del Papa per gli afflitti e i perseguitati. “Ultima nella esecuzione ma prima nell'intenzione e nell'affetto del cuore, a voi giunge la Nostra parola, quanti siete nelle infermità e nei dolori, nelle tribolazioni e nelle avversità, specialmente a voi che tali cose soffrite dai nemici di Dio e dell'umana società”. Il percorso dell’emittente pontificia, a partire dall’indelebile data dal 12 febbraio 1931, si è snodato attraverso molteplici vie, piattaforme e strumenti. Ma resta immutato lo spirito di questa missione al servizio del Papa e della Chiesa. In 90 anni di vita, la Radio Vaticana ha vissuto profondi cambiamenti anche nel settore tecnologico. Alle onde corte, alla modulazione di frequenza si sono aggiunte altre strade, tra cui, quelle delle trasmissioni satellitari e Internet. Le regie restano “i cuori pulsanti” del lavoro”, svolto in Radio, quotidianamente e in più lingue. È un'attività di squadra, con modalità di lavoro cambiate, nel corso degli anni e con l'avvento delle nuove tecnologie. Ma l'apporto umano resta la leva fondamentale. Oltre ai giornalisti e ai redattori, un ruolo imprescindibile viene assicurato dagli assistenti alla regia e dai tecnici del suono, che contribuiscono alla qualità di quanto viene messo in onda. Come si sottolinea nel video realizzato da Alessandro Guarasci, proposto in testa a questa pagina, il lavoro in regia è un mosaico composto da molteplici tasselli. La regia è snodo centrale per ogni canale radiofonico. La sua presenza è indispensabile. Potremmo paragonarla all'ufficio di un capostazione, dove continuamente si monitorano partenze ed arrivi. I registi, come i direttori d'orchestra, sanno esattamente cosa deve suonare, in quale momento e per quanto tempo. Lavorando accanto ai tecnici del suono, seguono di fatto uno spartito: il palinsesto, in cui è condensato tutto ciò che ogni giorno va in onda. Il suo rispetto rigoroso è funzionale ad una trasmissione puntuale, organizzata e ben pianificata. Un percorso tra brani musicali, ospiti, ma anche imprevisti e notizie dell'ultima ora: un regista deve saper essere eclettico e al tempo stesso chiaro. Ascoltare la Radio Vaticana vuol dire anche aderire ad un'offerta di programmi musicali variegata e di qualità, che nel corso dei decenni è stata una delle spine dorsali dell'emittente. La radio è musica e la musica viaggia in radio, in uno spartito che non conoscerà mai fine. Anche i testi omaggiano così questo mezzo di comunicazione. Patrizio Ciprari, tecnico del suono della Radio Vaticana, ha raccolto ben 25 brani in una sola traccia audio, sapientemente montata con i moderni strumenti a disposizione. Da "Subeme la radio" a "La radio a 1000 watt", fino a "Radio ga ga", sono numerosi i ricordi legati a queste canzoni”. Dopo la dettagliata descrizione, di cui sopra, non possiamo non citare, le parole, cantate, Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat, che hanno sempre accompagnato e accompagnano – le ricordiamo, per averle sentite ed apprezzate, sino da bambino – le trasmissioni, in apertura e chiusura dei programmi di Radio vaticana.

Pierantonio Braggio

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