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ESPRIME CULTURA | 13 aprile 2021, 21:15

Ancora su “Il Bastione di San Giorgio”. VERONA da CONOSCERE

Se, il 13 aprile 2021, su veronaeconomia.it, trattammo del rifacimento del tetto del rivellino dell’opera austriaca, oggi, ne presentiamo la storia, a cura dell’esperto, ricercatore e studioso, prof. Maurizio D’Alessandro.

Ancora su “Il Bastione di San Giorgio”. VERONA da CONOSCERE

Saremmo incompleti, se disponendo di dati precisi sul “Bastione di San Giorgio” – quello che ci si presenta, percorrendo l’omonimo, splendido lungadige – non offrissimo al Lettore di questo sito, l’opportunità di conoscere, nei particolari, la storia del noto e caratteristico “Bastione”, storia, stesa da un supercompetente del settore e, al tempo, animatore del Bastione stesso, Maurizio D’Alessandro, con serate culturali estive, sulla  Verona del passato, che hanno luogo, da anni, nel cortile del “forte” stesso. Un’opera, che è segno dei tempi e grande patrimonio artistico, che, appunto, è in via di revisione conservativa, per interessamento del Comune di Verona e della Fondazione Cariverona. Scrive, dunque, il prof. Maurizio D’Alessandro, che, assieme al testo, che segue, ci ha facilitato anche la fotografia, che sopra riproduciamo…: “Bastione e rondella di san Giorgio (1838-40), collegati a porta Trento – veneziana e risalente al 1525. È una delle opere austriache più complesse e imponenti, progettata dall’ingegnere e generale Franz von Scholl (1772-1838) e completata dal capitano, Michael Von Maly. Articolata in più strutture casamattate – traversa, due Blockhäuser, galleria di controscarpa, locali di servizio e magazzini, rondella, fossato – venne concepita, per il controllo e la difesa sia della strada postale, per il Tirolo, sia del corso del fiume Adige, mediante una torretta, con 2 cannoniere, in casamatta, e fucilerie, in barbetta, nel piano superiore scoperto, destinate a battere il letto del fiume, fino a Castelvecchio. Il “Forte san Giorgio”, come comunemente viene chiamato, si fonde in un unico complesso, inglobante la veneziana porta Trento, rimasta incompiuta, nel periodo di fabbrica veneziano e completata dagli austriaci, nella facciata verso città.

Alle opere di superficie, facilmente visibili, si aggiunge tutta la struttura nascosta, interrata, a causa dei lavori di rifacimento e ammodernamento del lungadige (1934-36), al riempimento del fossato, in fregio alla rondella veneziana  – ora adibita a Serre comunali, nonché all’interramento parziale del fossato stesso, in seguito alle opere di risanamento della città, dopo la II Guerra Mondiale, con terra e materiale di risulta (metà degli anni ’50 del ‘900). In particolare, era stato interrato tutto il piano inferiore della traversa casamattata, costruita, grossomodo, perpendicolare al fiume e che termina, con una struttura a semicerchio, tipo caponiera, munita di feritoie per fucilerie (su due piani). Da questo piano interrato, si accede, attraverso una serie di locali adibiti a magazzino e a deposito, alla poterna (galleria di collegamento), che, attraversando il fossato del bastione, conduce alla lunga galleria di controscarpa, pensata per la difesa dell’area del vallo e del bastione stesso, mediante postazioni di fucilieri. La poterna si innesta perpendicolarmente alla galleria, che si sviluppa, sia a sinistra, per circa 40 m, in direzione del fiume, sia a destra, lungo il fossato verso la chiesa di San Giorgio e fin oltre la rondella veneziana. Questo tratto rappresenta la parte più sviluppata e articolata, comprendendo due casematte, di cui una su due piani, comunicanti con una splendida scala elicoidale, con scalini in pietra dura e pareti in calcare delle colline di Quinzano-Parona (calcare marnoso fossilifero eocenico, usato in tutto il complesso). La galleria, con volta in cotto, a circa 2.60 m e con bocche di lupo, per l’aerazione, costruite a L rovescia, si sviluppa lungo una curva, che fiancheggia il fossato, per circa 60 m, corredata, da numerose feritoie per i fucilieri. Segue un tratto rettilineo di circa 30 m, in fondo al quale, la galleria piega a sinistra e il piano di camminamento scende, per oltre un metro (con scala in pietra), per by-passare, sulla sinistra, la struttura della prima casamatta o Blockhaus (in parte sepolta), articolata in locali con feritoie e un piccolo locale con porta di sortita sul fossato (da poco riaperta e accessibile), per permettere sortite improvvise dei soldati, nel vallo stesso. Una scala elicoidale conduce al piano superiore, costituito da una breve galleria rettilinea, lunga circa 30 m, munita di feritoie verso il fossato e di un’apertura, che dà sul fossato lato chiesa, galleria esattamente sovrapposta a quella di controscarpa. Superata la struttura della prima casamatta, la galleria prosegue a sinistra, parallelamente al fossato antistante porta Trento, per circa 30 m e sottopassa la strada in fianco a porta Trento, aperta demolendo una sezione di bastione veneziano. Con un’altra curva, di circa 270°, si dirige verso la Valdonega, girando esternamente attorno alla rondella veneziana, rifatta dagli austriaci, con altezza ridotta  e tagliandone una sezione semicircolare, per defilare la struttura dagli eventuali tiri d’artiglieria nemica dalla collina. Al termine della curva, il tratto diventa rettilineo, per circa 30 m e conduce al secondo Blockhaus, ora completamente sepolto, ubicato nel punto, in cui la strada, che scende dalla Valdonega, verso borgo Trento (via Ippolito Nievo), si sdoppia, nelle due direzioni giardini Lombroso-Ospedale di Borgo Trento. Quest’ultima struttura, ben conservata, era provvista di fucilerie e di una cannoniera, per controllare la strada della Valdonega. Nello sviluppo complessivo della galleria di controscarpa sono stimabili circa 200 postazioni per fucilerie. L’armamento della struttura difensiva del Bastione di San Giorgio, così come riportato nelle mappe austriache dell’epoca, comprendeva 6 cannoni sul bastione, 2 sulla cortina e 4 sulla rondella. Il contingente militare, in caso di guerra, prevedeva 300 fanti e 16 artiglieri, mentre la capacità totale della struttura, in caso di accasermamento di una guarnigione, era di 600 uomini. Le riserve-munizioni consistevano in 24.000 kg di polvere nera, per il bastione e 6.500, per la rondella. Va, infine, ricordato che il bastione era rifornito per il fabbisogno idrico dalle acque del Lorì, proveniente da Avesa, convogliate all’interno della struttura, attraverso le mura veneziane, con un passaggio ancora visibile (serre comunali) e una canaletta andata, distrutta dopo la II Guerra Mondiale, a causa di modifiche della viabilità cittadina (1946). Acque poi scaricate a fiume con una galleria lastricata, esistente. Il complesso del Bastione di San Giorgio venne utilizzato, quale rifugio per la popolazione, nel periodo dei bombardamenti sulla città (durante la II G. Mondiale, dalla fine del 1943 al ‘45) e, dopo il conflitto, come abitazione, per gli sfollati, fino alla prima metà degli anni ’50. Il Bastione veniva usato come abitazione abusiva, negli anni ’60 del 1900, quando tutti gli accessi minori vennero murati”. Per ulteriori info, in materia, contattare: AGESCI Verona 10 – e-mail agesciverona10@inbox.com e cellulare No. 339 3686232, senza dimenticare, che visite al Bastione hanno luogo, ogni 2ª domenica del mese, al mattino, alle ore 10.30, o anche in altre date, ma, previa prenotazione. Un manufatto, dunque, che è storia, che merita d’essere, come sta avvenendo, attentamente conservato e visitato, tenendo presente che i lavori, in corso, saranno completati entro il prossimo mese di giugno. Un grazie, infine, al prof. Maurizio D’Alessandro, che, molto cortesemente, ci ha facilitato il dettagliato complesso di dati di cui sopra, che ci permettono di conoscere, più a fondo ,un’interessante parte della storia di Verona.

Pierantonio Braggio

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