Annunci e varie | 30 marzo 2021

“Lezione, sui lavori di storica memoria, in campagna”, a Concamarise, Verona.

Illustre docente ne è stato Giulio Lonardi, che ha raccontato come, sino ad un tempo, non tanto lontano, si costruissero, a mano ceste, scope, corbe ed altro…

“Lezione, sui lavori di storica memoria, in campagna”, a Concamarise, Verona.

Domenica, 7 marzo 2021, a Concamarise, la Confraternita dei Nostalgici del Tabàr di Sant’Antonio Abate, ha tenuto una ‘giornata di cultura contadina’, essendo stato eccellente oratore Giulio Lonardi, mentore e anziano della Confraternita, che avendo trascorso la sua vita in campagna, conosce di essa ogni particolare, anche per quanto concerne, cosa, ‘in campagna’, l’agricoltore si autocostruiva, per le esigenze giornaliere.  Infatti, Giulio realizza, tuttora, scope in ‘méléga’ – saggina o Sorghum vulgare – coltivata ad hoc, spiegando, inoltre, cosa fossero le “stròpe” e come le stesse venivano impiegate, per legare le scope, per costruire ceste, per rivestire damigiane, per fare “córghi”, nei quali custodire i pulcini, ecc., segnalando che ogni materiale, anche il più povero, aveva un suo valore e veniva positivamente utilizzato. Tali gialle “stròpe” – ramoscelli di salici, piante, che vegetano, sulle rive di fossi e fiumi – venivano impiegate anche, nelle pergole, per legare i tralci di vite. All'epoca, racconta il Giulio, veniva coltivata la vite, d’origine americana, il ‘Grinto’ o ‘Clinto’, che molti di noi ricordano, ancora, e che dava un vino dal sapore molto intenso, fruttato e acidulo – noi, ci permettiamo di aggiungere, che si usava coltivare anche la varietà “Bacò”, un ibrido, fra le nostre viti e vitigno americano Clinto, capace di resistere ai danni della filossera…, che intacca non solo foglie, ma anche radici… Chiaro, che queste coltivazioni sono scomparse, per l'arrivo di numerose altre specie di viti, da vino, che veniva conservato in un locale qualsiasi e, comunque, non in cantina, e da tavola. 

Giulio, con i suoi racconti interessanti, e, a tratti, commoventi – ogni cosa andava bene e ci si accontentava di tutto, non essendoci possibilità di scelta – ha reso partecipi i presenti all’incontro, di come i contadini, con la saggezza e con i pochi e poveri materiali, che la natura offriva loro, costruissero e realizzassero oggetti di massima utilità…, per la vita d’ogni giorno…

La giornata si è conclusa, segnala Daniela Paolini, con una bella tavolata, per la quale, le donne contadine avevano preparato el ‘fógazìn’, o piccola focaccia, con i ‘pómi’; le ‘frìtole’, o fritelle, in vari tipi; i ‘galàni’ e i ‘cìcioli’…: un tutto, annaffiato da vino Clinto, prodotto dallo stesso Giulio, della  veneranda età di 94 anni… L’incontro si è festosamente chiuso, con il ringraziamento al “maestro” Giulio, per avere “condiviso con noi il tuo sapere e facendo sì, che queste tradizioni si tramandino di generazione in generazione, affinché non vengano dimenticate”, essendo esse grande storia e straordinario patrimonio culturale. La Confraternita del Tabàr – fondata e presieduta da Fabrizio Lonardi – ha grandi, importanti meriti, essendo sempre attiva, nel fare conoscere il mondo contadino – che con passione e saggezza, ci fornisce di che vivere – appunto, con le sue tradizioni e la sua storia, e promuovendo il dialetto locale, quale vera e propria madrelingua. Nella foto: Giulio Lonardi e le “sue” scope…

Pierantonio Braggio