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ATTUALITA' REGIONALE | 24 marzo 2021, 22:23

L’antica Venezia, capitale del Veneto, festeggia, il 25 marzo 2021, il 1600° anniversario della sua fondazione

In occasione di tale evento, il presidente di Regione del Veneto, Luca Zaia, ha diffuso un messaggio augurale, che non solo ricorda l’avvenimento, ma, pone pure in rilievo la storia della Serenissima Repubblica, sorta nell’anno 421, e il concetto di autonomia.

L’antica Venezia, capitale del Veneto, festeggia, il 25 marzo 2021, il 1600° anniversario della sua fondazione

Venezia, 24 marzo 2021. Scrive il presidente Zaia: “A Caprile, paese tra il lago di Alleghe e le pendici della Marmolada - nella zona più colpita dalla tempesta Vaia, due anni fa - in una piazzetta, c’è una piccola colonna, sormontata da un antico leone di San Marco e identica a quella, gigantesca, che si trova sulla riva di piazza San Marco. Proporzionata, tuttavia, a quello, che ai tempi della Serenissima, era un villaggio di poche case. Entrambe sorreggono il felino, simbolo del nostro Evangelista, lo stesso che, in un’infinità di fogge, troviamo in mille angoli delle nostre città, paesi e campagne, anche fuori dalla regione e dai confini nazionali, simbolo di un passato comune, dal Garda a tutto l’Adriatico. Sapere che, già secoli fa, in tutto il nostro territorio, fino ai paesi delle “terre alte”, ci si riconoscesse in Venezia, testimonia. che l’anniversario, che cade questo 25 marzo, è una festa, che certamente riguarda la città, ma non solo: milleseicento anni fa, con la costruzione della prima chiesa a Rialto, si delineava la nostra identità, quella della gente, che vive e lavora nella nostra Regione. Venezia è una realtà storica universale, testimoniata, nell’eccezionale patrimonio culturale, architettonico e artistico, che conserviamo, ma, anche per altro. Lo è per la memoria di buon governo del primo ordinamento repubblicano moderno; il primo paese a scambiare relazioni, con gli Stati Uniti neonati e, da questi ultimi, ritenuto un tale modello di democrazia, da inviare, nel 1786, ad approfondirlo una commissione, di cui erano membri i padri della Costituzione americana, Thomas Jefferson e Benjamin Franklin. Lo è come simbolo di un’efficienza dello stato, che attraversò i secoli e si conciliò, con le comunità locali, motore di una realtà cosmopolita, dove nessuno si sentiva straniero, se rispettava la legge e il vivere civile. Ma anche per la parola italiana, più conosciuta e usata al mondo – il saluto veneziano “ciao” – o il carattere che rappresenta dovunque l’era digitale: “@”, già usato dai mercanti della Serenissima, per indicare la misura in “anfore”. Non sono molte le comunità umane, prima ancora che territoriali, che affondano le radici in una storia ed in una tradizione così lunga e significativa, plasmata storicamente dalla Repubblica Veneta. La stessa pandemia che da oltre un anno stiamo attraversando, ha sottolineato, come molte intuizioni operative potessero derivare dalla gestione di antiche epidemie come, ad esempio, le terribili pestilenze che sconvolsero l’Europa nel ‘300, ‘500 e ‘600, che Venezia affrontò in modo responsabile e, per l’epoca, avveniristico. Ma un anniversario, così importante, ci impone la domanda sul suo reale significato e sul suo valore riferito ai giorni di oggi. Celebrare i 1600 anni di Venezia, soltanto per commemorare un passato glorioso, ma senza attribuirgli alcuna prospettiva per il futuro, significa scegliere di relegare la nostra identità veneta, in una sorta di ‘riserva indiana’, nella quale ritrovare sempre i nostri valori, ma, slegati dalla vita, che ogni giorno, i cittadini del Veneto conducono. Una prospettiva, che non è quella inseguita dai Veneti che, nel 2017, con un referendum plebiscitario hanno invocato la via dell’Autonomia. Una scelta che non è stata contro nessuno, che è totale assunzione di responsabilità, nel rispetto del contesto nazionale ed è la prova di quanto una storia secolare, come quella Serenissima, possa essere ancora propulsiva, a beneficio di tutti. Con quel voto massiccio, non si è voluto minimamente inseguire fasti del passato, non più riproponibili; il Veneto ha soltanto rivendicato la consapevolezza, che nel suo DNA è ancora viva una tradizione, lasciata dai nostri avi, fatta di capacità nell’amministrare la cosa pubblica, di legalità, di organizzazione, di riconoscimento del lavoro. Principi, che ci giungono dalla Repubblica Serenissima e che abbiamo sempre mantenuti saldi.L’Autonomia regionale è la via naturale, ispirata dalla consapevolezza di questi capisaldi morali ed etici, ancora prima che amministrativi. E, per questo motivo, essa resta scritta ben chiara, negli appuntamenti della nostra agenda. Se la pandemia, infatti, continua a tenerci al lavoro senza sconti – sia in ambito sanitario sia in quello delle ripercussioni economiche e sociali che hanno prodotto una fragilità che non avremmo mai immaginato – non abbiamo mai smesso di lavorare per il suo raggiungimento. L’anniversario della fondazione di Venezia ci dà occasione di guardare alla nostra vita di popolo, trovando, nelle vicende passate, la certezza che anche da questa triste pandemia ne usciremo. L’Autonomia tornerà ad essere l’obbiettivo primario. Un appuntamento, con la Storia per il nostro futuro e per quello di tutto il Paese”. Una lettera ai Veneti, che dice tutto, su una città ammirata, in tutto il mondo, motivo di alta storia, anche amministrativa, e di cultura, cui auguriamo sin d’ora, di potere tornare, al più presto, ad essere viva, sorridente ed ospitale, verso i suoi visitatori, come furono le isole della Laguna, quando ebbero ad accogliere, nel 421, i primi futuri veneziani, provenienti da Aquileia.

Pierantonio Braggio

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