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ATTUALITA' REGIONALE | 23 marzo 2021, 20:49

Deborah Piovan riconfermata presidente delle proteoleaginose.

L’imprenditrice agricola: “Dobbiamo investire nella ricerca, per avere varietà nuove di proteine vegetali, nel territorio, adatte alle esigenze di mercato e ai cambiamenti climatici.

Deborah Piovan riconfermata presidente delle proteoleaginose.

 

“Investire nella ricerca per avere varietà nuove di proteine vegetali, adatte sia alle esigenze di mercato, che ai cambiamenti climatici in corso”, afferma Deborah Piovan, riconfermata alla guida della Federazione Nazionale delle proteoleaginose di Confagricoltura. Padovana, 52 anni, l’imprenditrice agricola, gestisce un’azienda, nel Delta del Po, territorio di Porto Tolle, e, da più di vent’anni, è impegnata in ruoli di rappresentanza in Confagricoltura. È membro della Società Italiana di Genetica Agraria e dell’Accademia dei Georgofili, oltre che portavoce del manifesto “Cibo per la Mente”, che punta a sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni sulla necessità di investire nell’innovazione e nella ricerca in agricoltura e nell’agroalimentare. “Durante il mio primo mandato l’impegno principale è stato dedicato al Piano proteico europeo e a quello nazionale – spiega Deborah Piovan -. L’Unione Europea si è ripromessa, da anni, di stimolare la produzione di proteine vegetali, nel proprio territorio, con lo scopo di ridurre le importazioni dall’estero. Si teme, infatti, l’eccessiva dipendenza da Paesi extra Ue, che ci pone in condizioni di pericolosa debolezza. È evidente che la produzione europea non potrà arrivare a soddisfare le esigenze del mercato interno, mangimistico in particolare, ma, ci sono ampi spazi di crescita. Per questo, abbiamo sempre chiesto investimenti in ricerca, per avere varietà nuove. Inoltre, abbiamo posto l’attenzione sulla pericolosità di rimuovere strumenti di produzione utili a difendere le coltivazioni, soprattutto, se non si promuove con decisione la ricerca biotecnologica, come si dovrebbe. L’Ue punta inoltre a promuovere diete, che vedano un aumento del contenuto di proteine vegetali: noi produttori siamo pronti a raccogliere questa sfida. Va detto che gli standard produttivi europei sono i più stringenti al mondo. Perciò, appare un controsenso importare merce prodotta con regolamenti diversi dai nostri e controlli affidati ad apparati burocratici, non sempre facili da far funzionare”. La Federazione di prodotto intende continuare a lavorare, per stimolare la costruzione di filiere dedicate alle proteoleaginose. “Il contratto di filiera per la soia è una realtà, ma, ritengo sia solo un tiepido inizio – dice Piovan, che continua: ”Rimane nostra ambizione, poter dedicare alla nutrizione umana anche una fetta della produzione di soia italiana che, per forza di cose, è priva di ogm, come una parte del mercato richiede. L’obiettivo è sempre quello di offrire ai nostri produttori garanzie di una remunerazione adeguata. Per quello, che riguarda la soia, veniamo da mesi di quotazioni molto soddisfacenti, per i produttori: la soia vale il 50% in più dell’anno scorso; i fondamentali di mercato lasciano intuire che la situazione rimarrà tale ancora per un po’. Le scorte mondiali sono piuttosto basse e la Cina è attivamente presente sui mercati per acquistare. È prevedibile che le semine di soia aumenteranno, in particolare in Veneto ed in Emilia Romagna, probabilmente, a discapito del mais. Ci auguriamo che le condizioni meteo sostengano la coltivazione, anche se gli imprenditori dovrebbero potersi affidare sempre di più a strumenti di protezione, siano essi di tipo assicurativo, che relativi a innovazioni tecnologiche e biotecnologiche”. Infine, Piovan ritiene che l’esperienza covid debba fare riflettere tutta la società, sul valore della nostra produzione di cibo: “L’agricoltura italiana non si è mai fermata, ha continuato a garantire cibo sano, sicuro e a buon mercato. Il valore di poter contare, su filiere nazionali, in un momento di paralisi, come quello che abbiamo vissuto l’anno scorso, è davvero prezioso: ci auguriamo che si smetta di accusare gli agricoltori di inquinare perché, semplicemente, è un falso creato da marketing di bassa lega”. Considerazioni importanti, di alta lungimiranza, che meritano massima attenzione, perché, se, da un lato, mirano a fare vivere l’agricoltura, dall’altro, ammodernando la stessa, anche attraverso al ricerca, tengono ad evitare l’importazione di prodotti agricoli e la possibile dipendenza da fornitori esteri.

Pierantonio Braggio

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