Economia veronese e veneta | 07 marzo 2021

L’importante ricerca-studio “Verona 2040”, promossa da Confindustria, Verona.

L’importante ricerca-studio “Verona 2040”, promossa da Confindustria, Verona.   Scenari strategici, per lo sviluppo della città scaligera e del suo territorio.

L’importante ricerca-studio “Verona 2040”, promossa da Confindustria, Verona.

     Una ricerca, quella promossa, da Confindustria Verona e da Ance Verona, e realizzata, da Cresme, che mira “ad una rappresentazione oggettiva del territorio veronese, nel suo complesso, partendo dalla realtà quotidiana, valutando punti di forza e di miglioramento, base solida, da cui partire, per progredire. Questo, volgendo l’attenzione, su altre realtà, in Italia e in Europa, che siano vicine e a cui sia possibile tendere. Uno studio, con il quale s’intende costruire un progetto, che dia visione al territorio, e che, con realismo, ma, anche con ambizione, lo proietti, tra 20 anni, e che possa servire, da riferimento, per tracciare traiettorie di sviluppo, che non appartengano ai singoli, ma, che sia un patrimonio comune e condiviso, verso cui tendere. Le grandi direttrici di trasformazione sono tracciate, per il Paese e per l'Europa, nel progetto Next Generation - sostenibilità, innovazione, infrastrutture, per la mobilità, istruzione e formazione, equilibri sociali, salute - alla ricerca di una maggiore competitività territoriale, che supporti ciascun territorio di profilarsi, secondo le proprie caratteristiche e ambizioni, creando il meglio a vantaggio di tutti. Su tali pilastri, il territorio veronese è stato messo in relazione, con il contesto di sviluppo internazionale, talché, lo studio analizza il territorio stesso, lungo le dimensioni fondamentali: dalla capacità demografica, alla posizione geografica; dal sistema produttivo, alle dotazioni infrastrutturali; dalle vocazioni naturali, alle affinità con altri territori; dalla qualità della vita, alla questione ambientale: un'analisi completa, tendente a svelare e che ha svelato luci ed ombre, non scontate. Dal tutto, è emersa una fotografia inedita, che per certi versi, già da sola, traccia una proiezione, verso il futuro e che aiuta a prendere coscienza di quanto si possa e si debba fare, per traghettare il territorio veronese, verso un nuovo futuro, con realismo e responsabilità. Verona, nel 2019, è diventata la maggiore città del Veneto, quanto a popolazione, superando Venezia. La città, tra 2017 e 2019, è cresciuta di poco meno di duemila abitanti, ma nel 2020, con la pandemia, ne ha persi quasi novecento. Verona cresce di più e nel 2020, con la pandemia perde di meno, rispetto alle città della Regione. In ogni caso, essa, oggi è demograficamente la maggiore città del Veneto. Demograficamente parlando e partendo dai suoi 259.000 abitanti, Verona, da qui al 2040, può crescere, sino a 285.000 abitanti, oppure tornare a 250.000, dipendendo ciò dalla capacità attrattiva della città, non dimenticando che siamo di fronte ad una grande competizione, che la pandemia accelera, tra città e città, tra città e territori. La ricerca mostra che Verona e il suo territorio sono una delle aree leader del Paese, che giocano una partita rilevante, nel contesto nazionale e che dialogano, con il mondo, attraverso esportazioni e turismo. Quella di Verona è la 18ª provincia italiana, per popolazione, ma è 10ª in Italia, per Pil, l’8ª, per crescita del Pil, e 8ª, per tasso di disoccupazione (4,6%, vicino alla piena occupazione). È 13ª, Verona, per Pil pro-capite ed è caratterizzata da un tessuto imprenditoriale, con un’altissima densità di addetti alle imprese, rispetto alla popolazione, essendo, infatti, 8ª, in Italia, per imprese, con oltre 250 addetti. L’economia veronese è fortemente connessa con i mercati internazionali, essendo la 5ª provincia italiana, per interscambio manifatturiero, con l’estero; è la 1ª esportatrice di marmo, la 1ª esportatrice di bevande, la 2ª esportatrice di prodotti alimentari, la 3ª esportatrice di “cisterne e radiatori”, la 6ª di calzature, la 9ª per il sistema moda e la 10ª, per macchinari. Verona vanta un mix economico di grande pregio, su tutti i piani, un mix, che è la sua forza e, che potremmo definire, unico nel panorama nazionale: è manifattura, è agricoltura, è agri-industria, mentre sta vivendo fasi di crescita terziario-finanziaria, non dimenticando che Verona è anche primario polo-turistico e culturale (Fonte ISTAT). La provincia di Verona, con 28,2 miliardi di euro di valore aggiunto, è la 10ª realtà economica italiana, ma, la 13ª, in termini di valore aggiunto pro-capite, perdendo tre posizioni. Nello scenario prospettivo Bologna, la principale rivale di Verona, nodo ribassato delle reti TEN europee, è sesta, in Italia per valore aggiunto prodotto, ma terza per valore aggiunto pro-capite. Bologna ha 400.000 abitanti, Verona 260.000, la provincia di Bologna 1.020.000 abitanti, quella di Verona 939.000. Le dimensioni demografiche del capoluogo sono una variabile importante della partita competitiva e possono diventare un obiettivo. Inoltre, se nel quadro competitivo italiano, la città si pone in alto nella classifica, se la si pone in relazione, in termini di competitività, con le 41 città europee selezionate, sulla base di un criterio logistico infrastrutturale, vale a dire le regioni urbane localizzate, lungo le direttrici europee (reti trans-europee TEN-T), che si intersecano proprio a Verona, i corridoi est-ovest (corridoio mediterraneo) e nord-sud (corridoio Scandinavia-mediterraneo). L’area veronese è, infatti, caratterizzata da un’economia fortemente orientata all’esportazione e internazionalizzata e da una piattaforma logistica di primo piano (l’interporto Quadrante Europa è un complesso,  su un’area di 2,5 milioni di mq  – con espansione prevista fino a 4,2 milioni –, ed è valutato, come il secondo interporto europeo, nella classifica, stilata nel 2020 dalla Deutsche GVZ Gesellschaft (DGG), solo leggermente indietro, rispetto all’interporto di Brema), oltre che da una modello di sviluppo, che assegna alla dotazione infrastrutturale un grande valore strategico, con l’obiettivo di garantire a Verona un ruolo da protagonista, per i traffici intra-europei, lungo le direttrici mediterranee e mitteleuropee. Considerando anche elementi di carattere dimensionale e amministrativo, in modo da escludere grandi aree metropolitane, come Roma, Napoli, Milano, Barcellona, Madrid o Amburgo e altre capitali nazionali, come Stoccolma, Oslo e Copenaghen, le città individuate, con questi criteri, sono 41, tra cui 11 città italiane, ovvero, oltre a Verona: Venezia, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Brescia, Bergamo, Bari, Catania e Palermo. Sulla base degli indicatori utilizzati, la classifica della competitività metropolitana, tra le aree benchmark, pone Verona in una posizione defilata, al 28° posto, su 41 città. Gli elementi, che contribuiscono a determinare una performance, per certi versi così modesta, nel confronto internazionale, sono legati a deficit ben noti del nostro sistema-paese, come la dinamica demografica, l’innovazione, la bassa crescita economica: in sostanza, le altre aree europee crescono demograficamente di più, innovano di più, e crescono economicamente di più. E Verona, che come abbiamo visto è una delle aree leader del Paese, nel confronto internazionale, segna il passo. Certo, non mancano indicatori positivi, che evidenziano la competitività di Verona, sul piano economico, su quello del tessuto imprenditoriale e della capacità di competere sui mercati internazionali, o, ancora, peraltro, il quadro diventa ancor più complesso, nell’ambito dell’analisi condotta, nel confronto con le 274 aree metropolitane europee: Verona si colloca al di sotto della linea mediana europea (al 192° posto, su 274 città, appena, il 30% delle regioni europee, quindi, registra un valore inferiore dell’indice sintetico di Verona), con criticità che emergono, in riferimento alle capacità innovativa, alla bassa vivacità demografica e alla modesta appetibilità del mercato immobiliare; mentre migliore risulta la posizione di Verona, rispetto all’indice generale di performance economica e, soprattutto, rispetto ai numeri del turismo cittadino. Il ruolo degli indicatori e la consapevolezza delle dinamiche, che i diversi competitors economici e territoriali stanno vivendo, rappresenta un importante ambito problematico, sui cui riflettere”. Una ricerca, dunque, molto dettagliata e particolareggiata, accompagnata da diverse tabelle chiarificatrici, la quale pone in luce, il bello ed il brutto, elementi positivi e negativi, che, appunto, attraverso tale ricerca si voleva venire a conoscere. Ora, sappiamo tutto, su Verona e provincia – bene ha fatto Confindustria a fare realizzare il presente studio – e non ci resta che valutare quanto è stato fatto, quanto manca a Verona e, quanto, quindi, dobbiamo fare, specie, una volta superata, la terribile pandemia, in corso. Come abbiamo visto, Verona – che, come ogni territorio, ha proprie caratteristiche e propri problemi – ci rende soddisfatti, con molti lati positivi, ma, c’invita a studiare e a realizzare un meglio, assolutamente necessario, magari, collegandoci a qualche altra area vicina, per lavorare assieme, per trovare soluzioni, riguardanti temi, creatori di progresso, che, solo attraverso un’unione di forze e di intenti ,sono realizzabili. Verona, comunque, è economicamente forte e vitale, per cui, non ha nulla da temere, da  una eventuale collaborazione, con un’altra entità. Meglio è, cominciare, subito, a prendere contatti, onde essere in grado d’agire, rapidamente e costruttivamente, una volta, auguriamo e ci auguriamo, sconfitto il virus.

Pierantonio Braggio