ESPRIME CULTURA | mercoledì 21 aprile 2021 00:01

ESPRIME CULTURA | 23 febbraio 2021, 21:10

LA DEPRIMENTE REALTA' DEL KM ZERO.

Km zero. Noi buongustai gourmettari ci siamo riempiti la bocca per anni, con questo slogan del marketing agroalimentare: mangiare prodotti locali per aumentare la genuinità, sostenere i piccoli produttori e accorciare la filiera.

A cura del giornartista  C. Mantovani

A cura del giornartista C. Mantovani

 

 Un concetto virtuoso che si è rapidamente trasformato in una conditio sine qua non e poi in un indefettibile tormentone: quando postavamo una recensione enogastronomica era impossibile non concludere con un rassicurante "ovviamente tutto a Km zero". Poi è arrivato lui, il virus, col castigo del lockdown, ed è cambiato tutto. L'impossibilità di spostarsi ha improvvisamente reso il Km zero insopportabile, una realtà scontata, quotidiana e deprimente. E così, spinti da un crescente desiderio di evasione, irretiti dalla psicosi del proibito, si è progressivamente fatto largo in noi un legittimo desiderio di esotismo: chi di noi, gastrofighetti patentati, in questi giorni di reclusione forzata non pagherebbe oro, per potersi mettere al volante e spararsi un piatto qualsiasi in riva al mare, come un branco di inconsapevoli turisti stranieri? Che stregati dall'impagabile libertà del viaggio e sedotti dall'eccitante bellezza del paesaggio, non si accorgono neanche di quello che si mettono in bocca.

 

Carlo Mantovani

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