Esprime cultura | 23 febbraio 2021

Banche e soldi: che fine fanno? 2

Perchè molti economisti e monetaristi sono perplessi di fronte la situazione attuale e come uscirne? Perchè sono secoli che la finanza non attraversava un periodo storico simile. Proviamo una breve analisi ed una concreta proposta sperando che , al pari delle altre, qualcuno poi riprenderà.

Banche e soldi: che fine fanno? 2

Nella prima parte abbiamo parlato  molto succintamente della situazione attuale di liquidità che sta attraversando il mercato  monetario. Infatti  i dati Bankitalia  più recenti    evidenziano la presenza di circa 1.400 miliardi di euro sui conti correnti,  ai quali vanno aggiunti   secondo stime  approssimative  altri 3/400 mld che gli italiani tengono a  "CASA" , dal materasso  alla cassetta di sicurezza. Non siamo i soli, anche i nostri competitor europei  (Germania, Francia, ecc) mantengono nei conti  migliaia di miliardi di euro, liquidi a cui poi vanno aggiunti i contanti non circolanti.  Una montagna di soldi frutto  delle emissioni  della BCE. Nel  mondo la situazione  non  è molto dissimile, anche la FED o la Bank of Japan , erogano  miliardi su miliardi ai loro sistemi. Ovviamente ciò non   vuol dire che non ci siano i poveri, anzi  il divario,  come  da più parti si fa notare , sta aumentando e questa liquidità ne è una concausa.

Occorre rompere questo meccanismo, più liquidità, più accapparamento e più povertà.
La ricchezza vera si ottiene solo producendo  in modo sostenibile e valorizzando  chi la ricchezza produce. Gli Stati dovrebbero impostare le politiche monetarie ed economiche in tal senso, non penalizzando chi lavora realmente rispetto a chi vive  dell'intermediazione, funzione importante  ma se vogliamo secondaria. E la strada fiscale, per ridurre il divario sociale, invocata  dai cultori  dell'epopea comunista, di tassare  chi  ha di più,  invece che agevolare  la ripresa ed il benessere  economico  l'affossa ancor di più. Ma qui  entreremo in un ambito  sociologico che ci porta lontano e non rapidametne  e facilmente  affrontabile.

Veniamo alla proposta che in ogni caso  va approfondita e ritagliata al Paese di riferimento, che per noi è l'Italia  inserita nella UE. Il dato di partenza è  che il sistema  finanziario è inceppato. Gli ultimi interventi  formali a tutela del risparmio, stanno distruggendo il risparmio reale e provocando i guai sopra descritti senza ottenere alcun vantaggio. Immaginate di prendere un antibiotico per guarire anche se  sapete che vi farà male perchè altera i ritmi biologici ordinari ed invece non vi cura, anzi aggrava la malattia, due volte. In Italia, poi,  la Costituzione , laddove recita che il risparmio va tutelato,   viene sostanzialmente violata  con i vari provedimenti legislativi ed esecutivi  che da decenni sono stai introdotti, alcuni autonomamente, altri per induzione europea.  La forza della suggestione mediatica sui cittadini e sui politici fa si che moltissimi tecnici  si pieghino al consenso  immediato. Se il sistema finanziario è avvitato su se stesso, occorre invertire l'avvitamento ,o il senso di  marcia. Prima lentamente,  poi rincorrendo gli eventi che saranno, prevedibilmente, assai  tumultuosi, ma se vogliamo riguadagnare  produttività  è un percorso  obbligato. Prendiamo ad esempio il Dow Jones. Se si pensa che gli  investimenti nella borsa USA   siano  tra i più apprezzati per il carattere liberale democratico  di  quell'economia pensate bene, ma  i problemi  saranno esplosivi  anche  lì. I record giorno dopo giorno che vediamo  nelle borse degli States,  sono frutto di varie evidenze economiche, ma, non ultima, l'ingente liquidità che si riversa.

Come riavviare quindi, in Italia,  il meccanismo  utilitaristico  che predispone verso una vera ricchezza diffusa?  Occorre liberalizzare   di più il sitema che invece , a forza di controlli e formalismi è bloccato. Le idee operative vanno sviluppate  banca per banca, ritagliate sulla propria clientela e  poi va incrementato  il numero delle banche che offrano servizi differenziati per garantire  una concorrenza che ora  è impedita di  legge e di  fatto.Le piccole Casse Peote che svolgevano una insostituibile  funzione sociale  son state chiuse da decenni con la a balla di tutelare il  mercato, La tutela del risparmio, che spesso si  sente dire, tutela solo  gli esperti  finanzieri, per il resto della popolazione  non c'è alternativa: occorre fidarsi degli esperti che sono riconosciuti dalla Stato, ma quando si  abbandona il controllo delle proprie finanze, in  mano anche ai più onesti, mille sono le ragioni  per cui alla fine  non ci si ritrova più.

Occorre anche ripristinare il segreto bancario adeguandolo ai tempi, e non svilirlo o annullarlo in contrasto con la Costituzione. Incentivando la moneta elettronica  si può lo stesso tutelare chi i soldi li investe  e rischia. L'occhiuta vista del  fisco e delle altre Autorità statali per reprimere  alcuni reati, non va confusa con  la medicina che ammazza il malato. Questa azione di segretezza, che in certi Stati rappresenta l'essenza stessa dell'economia, e che sta per essere soverchiata dalle valute elettroniche basate sui  blockchain,   va contemperata, come per altri diritti  costituzionalmente sanciti,  con  il diritto alla privacy che ora in banca non  esiste praticamente più. Questo potrà  anche far crescere  l'area oscura del  malaffare,  ma visto che  questo  non si può eliminare, no  possiamo eliminare la voglia di chi vorrebbe i suoi soldi tutelati e protetti in senso lato.

Ed infine, ma non ultimo, occorre penalizzare quei  manager bancari che invece di fare il loro mestiere e valutare il merito creditizio, nel dubbio  non erogano il credito a chi  vuole fare impresa. Va  a finire che solo chi  ha carte e facciata  presentabile riceve i credito, magari usando forme poco creditizie, e chi invece si impegnerebbe alla spasmo non può iniziare  e riscattare  magari una vita di fatiche (penso  ad Amartya Sen ed al prof. Yunus). Troviamo manager ormai prevalentemente pubblici che agevolano chi ha speso  milioni se non miliardi; costoro ricevono i soldi e li spendono con  il consenso sociale, ceh aiuta a fare bella figura, e normalmente sono soldi buttati in vari rigagnoli poco edificanti e soprattutto  non ne rendono conto. Le banche devono aprire  le loro borse e cambiare  i canoni dei finanziamenti o devono essere penalizzate in maniera drsastica. Abbiamo distrutto banche e banchieri  inefficienti e talvolta  malfattori pensando di  migliorare il sistema  che invece è bloccato. Chi rilascia il credito  non può partire dall'assunto che sono tutti ladri e approffittatori  e che   il rischio, fa parte della vita. Questo quando si  può va ragionevolmente  attenuato, va limitato,  ma non può essere mai eliminato.

E poi evidente che queste riforme vanno inserite in un cambiamento di molte altre normative, che costano pochi soldi e fanno muovere montagne di quattrini, ma come dicevo all'inizio  ci porterebbe in lunghe dissertazioni.

Quindi, un politico  serio  che voglia il bene dell'Italia, lentamente  ma progressivamente, dovrebbe   spingere le banche  ( anche in Europa, certo) a far soldi con l'economia reale non con i derivati  o speculazioni garantite dallo Stato; dovrebbe  liberalizzare il sistema e proteggere veramente chi investe nell'economia reale e sostenibile e valorizza i beni comuni. Non  diventeremo tutti ricchi  ma  ci saranno in  giro  meno poveri con una maggior dignità,

mz