ECONOMIA VERONESE e VENETA | lunedì 01 marzo 2021 04:21

ECONOMIA VERONESE e VENETA | 19 febbraio 2021, 09:32

BANCO BPM , in cui confluì la Popolare di Verona, e Cattolica: Accordo o scontro legale?

I veronesi stanno assistendo , chi compiaciut,o chi incredulo, allo scontro legale in atto tra due istituzioni finanziarie che in passata esprimevano tutto l'amore per la finanza che vi era a Verona

BANCO BPM , in cui  confluì la Popolare di Verona,  e Cattolica: Accordo o scontro legale?

Vi ricordate quando  si parlava di Polo Finanziario? Non molti anni fa si volevano aggregare Cariverona, Mutua e Cattolica. Il Polo  per i giovanissimi  certo  non dice nulla, ma per chi  ha vissuto  un  po' della finanza veronese, anni fa la seconda in Italia,   il polo finanziario che doveva nascere di fronte alla Fiera  era un progetto che a molti sembrava un sogno e che invece è naufragato a causa di molti no.

Ebbene l'ex Banco Popolare  e Cattolica  per anni  hanna calcato la scena veronese in forte sintonia, forse simbiosi. Pensate che il vecchio statuto di Cattolica  recitava che un terzo degli amministratori dovevano essere veronesi e gli altri  fuori provincia. Ci fu un tempo in cui  tutti questi rappresentanti  veronesi erano eletti  con la benevolenza della Banca Mutua Popolare,  ente onsiderato una sorta di  fratello  finanziario maggiore.  Laici e popolari, quelli della Mutua, distinti dalla Cariverona che era espressione della politica  e soprattuto della Democrazia Cristiana , ma inseriti nel mondo cattolico con la Curia ben presente che in Cattolica Assicurazioni avevva la sua apotesi finanziaria locale. Il mondo bancario veronese venne poi stravolto da operazioni azzardate e da  leggi: a livello locale, le prime, e a livello nazionale o europeo,   le  seconde. 

Ora , invece ,tra i due ex istituti amici  scoppia una contesa legale. Uno, Il Banco, chiede la restituzione di quanto aveva venduto ad un  prezzo che parve eccessivo a molti. Forse questa è stata la causa principale delle guerre intestine che stanno travolgendo  la Cattolica veronese portandola  appresso al Gruppo Generali. A questa richiesta, Cattolica Assicurazioni si  oppone, chiedendo anche i danni reputazioneli per una cattiva nomea che la cosa aavrebbe indotto e  ribadendo la sua assoluta indipendenza formale dfa chichessia.   Un codicillo firmato all'epoca della cessione del ramo assicurativo tra le parti, da quanto si  è appreso, recita sostanzialmente  che, se  ci fosse stato un cambio di controllo in Cattolica , il Banco , milanese , sradicato da Verona, senza nemmeno più il Presidente veronese, avrebbe avuto il diritto di chidere il recesso. E questo  è quanto si apprende dalla stampa. Ora sappiamo che Generali è un parner industriale di Cattolica con una rilevante quota azionaria che ne fa il primo azionista, subito dopo l'americano Bufffet. Ma da parner industriale è diventato anche i dominus? Per il Banco sembra di si, per Cattolica no. Di mezzo  ci stanno:  l'Ivas che ha autorizzato  Generali a salire ancora in Cattolica come quota  di capitale e dall'altra, ci sta Consob che  ricorda a Generali  che se dovesse  crescere ancora  scatterebbe l'obbligo dell'OPA,. che configurerebbe  il passaggio definitivo  del controllo. OPA che, a quanto è dato di  sapere, al  momento,  Generali  non intende avviare avendo altri  progetti. Per cui Cattolica  può sostenre la propria indipendenza.L'avvertenza di CONSOB, resa pubblica, sembrerebbe quindi confermare  che non vi  è stato un cambio di governo in Cattolica  bloccando  quindi le pretese del Banco.  Stando alle ultime notizie,  pare che le armi legali , per ora, siano rintuzzate alla ricerca di un accordo.

Rimane da capire perchè proprio ora  per l'azione del Banco, azione avviata in un momento di bagarre istituzionale dentro  Cattolica. E non pare che lo scontro sia legato solo al Banco ed a Cattolica, ma l'operazione chiama in causa le alleanze e gli scontri in essere a livello  italiano ed europeo. Quali prospettive  prefigura  questo scontro   da grandi istituizioni finanziarie in un momento  delicato della politica  italiana che  di solito  è molto attenta alle vicende  delle poche grandi  bacnhe rimaste e con un Draghi profondo conoscitore? Gli spazi per risposte fantasiose sono ampi, certo  che a Verona l'operazione è stata vissuta in modo contrastante: chi vedeva  la conferma di una certa posizione chi vedeva l'opposto, e le tifoserie si accendevano, ma non facevano il bene di Cattolica e di tutte le realtà coinvolte.

Credo che ai veronesi rimane  ora poco da fare. Sostenere CAttolica  a Verona e ciò che è rimasto di buono;  rivendicare che Verona è  una città, pur depauperata  da anni di dismissioni finanziarie,  ancora ricca  e che  le nostre Istituzioni dovrebbero farsi carico del tema e non dire , ionon c'entro. Veronesi meno ricchi  sono un problema  per  tutti, E le Istituzioni  non interverranno con una politica economica  che  difenda le nostre imprese ed i nostri artigiani,  saremo terra di conquista  di predatori .  Forza,  città e provincia, CCIAA, Fondazioen Associazioni di categoria, sindacati tutte le realtà che sono strutturate  nel veronese debbono difendere    ciò che rimane. Tutti riuniti con un unico intendimento di sostegno a questa , ma anche alle altre imprese, si facciano sentire  qui , a Venezia , a ROMA  e nel mondo.

mz

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