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ECONOMIA VERONESE e VENETA | 18 febbraio 2021, 23:25

A Trevenzuolo, Verona, le vacche si mungono con un’app, segnala Conafagricoltura

Essenziale, comunque, l’impegno e la saggezza di chi opera in stalla.

A Trevenzuolo, Verona, le vacche si mungono con un’app, segnala Conafagricoltura

 Un latte più contenutisticamente ed igienicamente garantito di così… Dalla mungitura, al controllo della qualità del latte, dalla ruminazione,ai problemi di mastite: tutto controllato con una app. Corte Nodari, l’allevamento di vacche da latte di Trevenzuolo, è uno dei più robotizzati del Veneto.Al comando, c’è una donna, Sara Pasetto – nella foto – che dall’automazione, sta ricevendo la spinta, per far crescere l’azienda, diventata una tra le stalle più grandi e innovative della regione. Sara ha, infatti, introdotto sei Lely Astronaut, robot, dotati di un braccio meccanico, per la mungitura e due Lely Juno, robot, che compiono dieci giri al giorno, per avvicinare le razioni di foraggio agli animali.Sara Pasetto, 44 anni, è tra i soci di punta del settore lattiero caseario di ConfagricolturaVerona e guida l’azienda, con il padre Marco, pastpresident dell’organizzazione agricola citata, e tre zii. E’ lei, che si occupa direttamente dell’area zootecnica dell’azienda e che ha spinto,per l’acquisto di sei Lely Astronaut, che mungono autonomamente 320 vacche, mentre altre 210 vanno, ancora, in sala mungitura. “Abbiamo fatto questo grande passo grazie al sostegno dei fondi del Psr, che hanno coperto il 40 per cento della spesa – racconta Sara – e siamo così soddisfatti, che vogliamo robotizzare interamente la fase della mungitura, acquistando altri 6 robot. L’allevamento sta crescendo, puntiamo ad arrivare a quota 600 vacche da latte, nel giro di un anno. I robot snelliscono il lavoro, consentendomi di controllare l’andamento della stalla dal computer o da una app, sullo smartphone, 24 ore su 24, a garanzia non solo di una maggiore efficienza produttiva, ma anche del benessere degli animali e di una maggiore qualità della produzione. Ovunque io sia, dal telefonino posso sapere quanto latte fanno le vacche, quanto grasso e proteine contiene, se gli animali sono in calore e se hanno la mastite. Qualsiasi tipo di anomalia o non conformità viene segnalata dal sistema, così come è possibile conoscere i dati sull’efficienza dell’allevamento, sulla produzione, sul consumo dell’energia”.Le tecnologie sollevano da gran parte del lavoro manuale, consentendo un’organizzazione più svincolata dagli orari. Ma anche la qualità e la produzione migliorano, perché le vacche si possono mungere, più volte al giorno, con meno probabilità di mastite, in quanto la ghiandola mammaria è meno stressata. “Da quando abbiamo introdotto i macchinari la produzione di latte è aumentata e la qualità è migliorata – spiega Sara Pasetto -. Abbiamo snellito molto il resto dei lavori e riesco a far fare turni di riposo, con più tranquillità, rispetto a prima. Con meno ore di lavoro, dedicate alla mungitura, seguiamo meglio i calori e facciamo le fecondazioni, al momento giusto, e seguiamo meglio i parti, ottenendo un potenziamento della fertilità. Noi donne riceviamo giovamento dalla robotizzazione, perché possiamo contare su un’organizzazione più svincolata dagli orari di mungitura e, grazie al team forte e competente che abbiamo in azienda, riusciamo a delegare molti lavori, compresa la pulizia e la disinfestazione dei macchinari”.Corte Nodari si estende per circa 300 ettari a Trevenzuolo, dove si trovano le stalle con oltre 1.200 vacche (530 in lattazione, 600 tra manzi e vitelli e 100 in asciutta) e per altrettanti a Canedole, sul suolo mantovano, dove sono presenti 12.000 suini da ingrasso. Altri 240 ettari sono coltivati a cereali, per alimentazione animale e riso. Inoltre è presente un impianto a biogas da un megawatt di energia. Forte la presenza femminile: la zia Laura si occupa delle colture in campo, mentre la zia Ilaria è addetta alla contabilità. Venti in totale i dipendenti.Le rese aziendali sono in aumento: “Produciamo circa 180 quintali di latte al giorno – spiega Sara – con una media, tra robot e tradizionale sala di mungitura, di circa 43 chili di latte per vacca. Importanti i valori nutrizionali. In media, abbiamo un latte con 147.000 cellule somatiche, contro le 300.000 registrate in precedenza. Per quanto riguarda i valori di grasso e proteine, siamo pure a ottimi risultati. Il latte viene conferito a Latterie Vicentine. I prezzi stanno risalendo: siamo a circa 42 centesimi al litro. Se non ci fosse stata l’emergenza Covid, avremmo già acquistato gli altri Lely Astronaut. Ma con il mercato altalenante e i prezzi incerti abbiamo preferito aspettare. Ma una volta finita la crisi, la direzione da seguire sarà: robot e tecnologia sono il futuro”. Un’ottima notizia, che, se porta dati interessanti, nella tecnologizzazione di un allevamento, sottolinea quanto siano importanti la passione e l’impegno dell’allevatore, che, dovutamente colto, in fatto di cura degli animali, lo è anche nel campo di quella teconologia, che può essere di aiuto e, al tempo, di miglioramento della produttività, con minore spesa. Il contenuto di quanto sopra valga di elogio alla signora Sara, ai parenti e ai collaboratori, che le stanno attorno, ma anche come libro aperto, da leggere attentamente, per meglio sapere che il latte, di cui ci nutriamo, è frutto di impegno, di sacrificio, di lungimiranza e, in questo caso, di aggiornate tecniche informatiche. Un comunicato, quello sopra riportato, che ci fa pure meditare, sull’attenzione, sul lavoro, sulle conoscenze, che richiede un allevamento, collegato alla produzione di cereali da mangime, e quale sia l’impegno dell’agricoltore/allevatore, senza del quale, in questo caso, non avremmo, né latte, né formaggio.

Pierantonio Braggio

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