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CONSULENZE e INIZIATIVE | 17 febbraio 2021, 00:00

Partita IVA: cosa aspettarsi per il regime forfettario nel 2021?

La Legge di Bilancio 2021 non ha previsto cambiamenti per il regime forfettario, confermando di fatto i requisiti e le modalità già attive nel 2020. Rimangono dunque in vigore tutte le caratteristiche precedenti in merito a questo regime fiscale agevolato, tra cui la tassazione al 15% e la riduzione dell’aliquota al 5% per i primi 5 anni per le nuove attività.

Partita IVA: cosa aspettarsi per il regime forfettario nel 2021?

Nessuna novità anche per le limitazioni del regime forfettario, con il massimale di 65 mila euro l’anno per i ricavi o i compensi, l’adesione facoltativa alla fatturazione elettronica e spese inferiori a 20 mila euro l’anno per collaboratori e dipendenti. Ovviamente chi ha superato il tetto di 65 mila euro nel 2020 non potrà proseguire in questo regime fiscale nel 2021, ma dovrà necessariamente passare al sistema ordinario.


Perché conviene il regime forfettario nel 2021

Come segnalato da questa guida al regime forfettario 2021, realizzata dall’esperto tributarista Giampiero Teresi di Regime-forfettario.it, chi desidera aprire la partita IVA deve sempre valutare il regime fiscale forfettario, un sistema conveniente per molti commercianti, freelance, artigiani e professionisti. Il beneficio principale è legato al risparmio fiscale, con la possibilità di contenere le spese attraverso una tassazione più bassa.

Inoltre è possibile aderire al regime forfettario anche se titolari di un reddito da dipendenti o pensione, purché non superiore a 30 mila euro lordi l’anno, oppure chi possiede quote di una SRL inferiori al 50%. Non di poco conto è l’esenzione IVA, un’opzione che permette di offrire tariffe più competitive ai propri clienti, senza dimenticare la semplificazione contabile con una forte riduzione degli oneri burocratici.

In questo modo è possibile agevolare la gestione della contabilità, usufruendo al giorno d’oggi di servizi di commercialista online particolarmente comodi e convenienti, per contenere le spese e diminuire il tempo dedicato alle attività non inerenti lo svolgimento della propria professione. Ovviamente è importante affidarsi a professionisti specializzati nel regime forfettario, in grado di assicurare un supporto a 360 gradi e costi accessibili.

Come aprire una partita IVA con regime forfettario

Chi è in possesso dei requisiti per il regime forfettario può aprire nel 2021 una partita IVA agevolata, ovvero caratterizzata dall’adesione a questo sistema fiscale vantaggioso.

Si tratta di un’opzione adatta a molte realtà e professionisti, tra cui le startup innovative, chi svolge un secondo lavoro oltre all’occupazione principale da dipendente o pensionato, i freelance digitali e tutti i professionisti, gli artigiani e i commercianti in linea con i parametri di questo regime fiscale.

Innanzitutto,l’operazione è gratuita, quindi non bisogna pagare nulla, ad ogni modo è possibile delegare l’apertura della partita IVA a un commercialista. Il procedimento si svolge online, iniziando con la comunicazione all’Agenzia delle Entrate per ottenere il codice a 11 cifre, da effettuare attraverso il modulo AA9 scaricabile dal sito web dell’Agenzia, una comunicazione che va realizzata entro 30 giorni dall’inizio dell’attività.

Un passaggio importante è la scelta del codice ATECO, con il quale specificare il tipo di attività svolta, analizzando gli elenchi ufficiali aggiornati disponibili sul portale dell’Istat o sul sito stesso dell’Agenzia delle Entrate.

A questo punto, bisogna adottare il regime forfettario al posto del sistema di contabilità ordinario, per ricevere il codice della partita IVA e infine aprire una posizione contributiva presso l’INPS.

Quali sono i costi del regime forfettario 2021

Una volta aperta la partita IVA con regime forfettario i costi sono legati due fattori, il codice ATECO e il coefficiente di redditività. Ogni tipo di attività, infatti, presenta una quota diversa per questo parametro, indispensabile per il conteggio della tassazione agevolata al 5 o al 15%. Ad esempio, il codice ATECO 46.1 degli intermediari di commercio prevede un coefficiente di redditività del 62%, mentre il codice 74.3 per gli interpreti freelance un coefficiente del 78%.

A questo punto bisogna considerare il fatturato lordo, al netto di alcune decurtazioni consentite come l’adesione alle casse di categoria, per poi applicare il coefficiente di redditività e infine calcolare l’aliquota dovuta con il regime forfettario.

Nel caso di un fatturato di 30 mila euro, ipotizzando un coefficiente del 62%, il reddito lordo sarà pari a 18.600 euro, perciò non rimane che applicare l’aliquota di riferimento e calcolare i costi dovuti.

Infine si devono conteggiare anche i contributi previdenziali da versare all’INPS, con una percentuale pari al 25,72% per i professionisti senza cassa di categoria che aderiscono alla Gestione Separata. Naturalmente, ci sono anche i costi per il commercialista, ad ogni modo è possibile risparmiare preferendo i servizi online, una novità che consente di contenere le spese e agevolare il rapporto con il professionista, una soluzione più conveniente e smart perfetta per il regime forfettario (ADR)

s.sc.

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