POLITICA & SOLIDARIETA' | sabato 27 febbraio 2021 10:51

POLITICA & SOLIDARIETA' | 06 febbraio 2021, 22:53

Governo tecnico o politico?

Unica preoccupazione dev’essere salvare i cittadini, dal virus, e l’Italia, dai debiti.

Governo tecnico o politico?

Il conferimento dell’incarico di formare un nuovo governo, da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi,

ha fatto sorgere la preoccupazione, non si sa fino a quale punto, effettivamente e sinceramente sentita, che l’operazione affidatagli, si realizzi, con la costituzione di un governo a carattere strettamente tecnico, anziché politico. Ora, prima di esprimere, a ripetizione, opinioni in tal senso – al punto che del pericolo d’un governo tecnico, si tratta, perfino,in piazza – ci sembra che convenga attendere di conoscere, come intenderà operare il Presidente incaricato e chi saranno coloro, che copriranno gli incarichi di ministri, espressione dei partiti, che, a favore del possibile nuovo governo, in sede di consultazioni, confermeranno il proprio appoggio, e  che, successivamente, in sede di approvazione di provvedimenti o di leggi, dovranno dare il loro voto favorevole. Tenuto conto di questi noti concetti, il Presidente incaricato potrebbe nominare, anche tecnici, ma, senza successo, se la nuova squadra nominata non otterrà l’appoggio parlamentare, previsto dalla normativa, appoggio, che, come cennato, dipenderà dai partiti, che decideranno di sostenere, soprattutto in aula, la nuova compagine. Tutto questo, quanto a rispetto della regola e per dire che anche un esecutivo tecnico, potrà incidere sul tessuto del Paese, solo se otterrà la benedizione della politica. Se, poi, si dovesse pensare che un futuro governo tecnico, se vi sarà, agirebbe meno bene di un governo politico, c’è da provarlo, in quanto, Chi avrà in mano le redini – particolarmente, nella pesante e “dolorosa” situazione attuale, in fatto di salute, di debito pubblico, di mancanza di liquidità, di regressione dell’economia, di perdita occupazionale e di impoverimento della società – rifletterà bene, prima di dare spazio a misure, passibili di bocciatura, anche se, in vero,senza rinunce, non sempre s’ottiene tutto. Non ci risulta, poi, che Mario Draghi manchi di sensibilità, in fatto di attenzione ai temi sociali e che la sua competenza, in tema di economia e di finanza, possa venire  usata, senza riguardo ai più deboli, tanto è vero che, per fare un esempio, il suo impegno, nel riuscito salvataggio dell’euro, ha sì giovato e giova all’Unione Europea – cosa per la quale l’Europa dei diciannove Europaesi dev’essergli grata – ma, anche all’Italia e alla sua gente, ogni giorno di più erose da un debito pubblico, senza limiti di crescita, con le sue negative conseguenze, e dovuto a grandi errori della politica, a partire dagli anni Ottanta del 1900. Non va dimenticato, inoltre, che Draghi, dal 2014, con il QE, o allentamento monetario, o, ancora, acquisto di Bot, anche italiani – operazione, ancora in essere e che, sembra, continuerà più del – ha fortemente aiutato l’Italia, riparandola dai danni del debito pubblico, non solo sostenendo, anche oggi, le quotazioni dei Bot e raffreddando lo spread,ma, pure, creando spazio alla possibilità di nuove emissioni, e, al tempo, facendo contenere, e fortemente, i tassi di remunerazione degli stessi, con risparmi di centinaia di miliardi, per anno, derivanti da interessi in meno da pagare, sui Bot emessi o da emettere. Fatto è che non si è saputo fare tesoro di tali essenziali facilitazioni, ovvero, particolarmente, della liquidità a buon mercato, derivante dal citato QE.Il quale servirà molto relativamente, se continuerà l’elevato esborso pubblico italiano–che va radicalmente ridotto, senza stare a osservare, se un partito o un altro, in seguito a tale misura, potrà o non potrà perdere voti. Non c’è tempo da perdere…Non possiamo permetterci una spesadi 900 mld di euro l’anno, che "per oltre il 91 per cento è di parte corrente e viene utilizzata, per liquidare gli stipendi dei dipendenti pubblici, per consentire i consumi della macchina pubblica e per pagare le prestazioni sociali", rileva CGIA, Mestre, a fronte di un Pil, che anziché crescere, si riduce. Certo, non riguarderà solo tali questioni, quanto, di cui dovrannooccuparsi Draghi e un suo governo, che tecnico o non tecnico, avrà il compito di risollevare il Paese, rafforzando l’economia e dando certezza a cittadini e a imprese – non dimentichiamo che, senza una buona economia, vengono a mancare il benessere, in generale, e i fondi, con riferimento all’oggi, per combattere il virus, anzi, i virus – anche, con diverse riforme strutturali, miranti a modernizzare a fare crescere l’Italia, riforme, da anni suggeriteci, richiesteci, urgenziateci ed ora necessarie ed essenziali, per ottenere i fondi europei – ovviamente, a prestito, ricordiamolo – promessici. Se governi tecnici abbiamo avuto, in passato, riteniamo, non possiamo, preoccuparci, a priori, per un futuro governo Draghi – che volgerà, certamente, attenzione, se tutto procederà bene, a creare un esecutivo di rinascita e di equilibrio, fra decisioni e relativi, possibili risultati, essendo questoun momento, in cui occorre massima “saggezza nella scelta del futuro, che vogliamo costruire”, come, a suo tempo, il Presidente incaricato ha detto. In attesa di vedere come le cose andranno a finire, in fatto di costituzione d’un governo nuovo – apprezziamo il fatto, che Draghi abbia già raccolto l’assenso di diversi partiti – riteniamo che, se non al completo, un po’ di “tecnica”, ossia, sapiente attenzione ai conti, anche in politica, ci vuole, e lo dimostra il fatto che se tale tecnica, intesa come attentamente misurata spesa pubblica,vi fosse stata, nei trascorsi decenni, non avremmo il debito pubblico, che abbiamo, con le sue inevitabili conseguenze, che, peraltro, stiamo terribilmente subendo.

Pierantonio Braggio

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