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FIERE ED EVENTI | 31 gennaio 2021, 00:00

Tradizioni, considerazioni, dialetto e detti del sempre grande e romantico mondo contadino.

Massima attenzione, a tale “mondo”, dedica la Confraternita dei Nostalgici del Tabàr, Concamarise, Verona.

Crediamo che i nostri Lettori non solo ricordino, per averci letto, i nostri modesti interventi, su “veronaeconomia.it”, sulla“Confraternita dei Nostalgici del Tabar di Sant'Antonio Abate”, Concamarise, Verona, ma anche, come abbiamo sempre segnalato, la grande attenzione che la stessa Confraternita presta, dalla sua fondazione, avvenuta dieci anni orsono, a dare risalto alle tradizioni, alle considerazioni, al dialetto e ai detti della locale vita contadina. Grande impegno storico-culturale, mirante alla conservazione e alla trasmissione di conoscenza di quello, che fu il nostro passato e, quindi, di quello delle generazioni, che furono prima di noi. Tale è l’interesse della Confraternita del Tabàr, per tali temi, che nello statuto della stessa, una delle importanti norme di comportamento, molto signorilmente, impone che i colloqui fra confratelli avvengano nel “dialetto” di Concamarise. Importante!, anche se, per certi sapienti, l’uso del dialetto è segno di mancanza di cultura e di educazione… Il “dialetto” è, invece, vera lingua e spontanea espressione di chi lo parla…, espressione, nata, e che nasce, in base alla vita pratica, di tutti i giorni, durante secoli, quale mezzo originale, umanissimo, di trasmissione di pensieri, di idee, di esigenze, che sorgono dalla quotidiana realizzazione della vita stessa. Il presidente e creatore della Confraternita di Concamarise e la sua portavoce, ricercatrice, in fatto di storia della Cittadina del Basso Veronese, Daniela Paolini, ci propongono, con quanto segue, un certamente parziale, ma, importante spaccato delle loro rilevazioni, in fatto di leggende, di storie, di detti e, addirittura,di previsioni meteo, fin da tempi molto antichi, in uso nella loro, nostra terra: – La notte del 24 gennaio, data che corrisponde al momento della conversione di S. Paolo, è considerata e detta “Notte dei Segni”. Una tecnica empirica,avrebbe permesso di prevedere, come sarebbero stati i futuri mesi dell'anno, in corso. Si praticava il metodo-rito delle cipolle, usanza sopravvissuta e tramandata, di padre in figlio, e, ancora oggi, praticata, da alcuni. Le liliacee, a tunica o buccia dorata, tagliate a spicchi, venivano posizionate, su un tagliere di legno, in 12 gusci o “barchette”,in due file, da sinistra, verso destra, ove, la fila superiore era dedicata ai i primi sei mesi dell'anno, mentre, la fila inferiore, riguardava i mesi successivi. Su ogni spicchio, veniva posto  sale grosso, in giusta proporzione: il tutto veniva posizionato, all'esterno, sotto una tettoia o finestra, volta verso ovest. Al mattino successivo, si analizzava la preparazione e, in base a come il sale avesse reagito, con la cipolla, si riteneva di capire quali fossero i mesi, che sarebbero stati più piovosi o più asciutti. Per quest’anno,  le cipolle fanno prevedere asciutti, i mesi di febbraio, maggio, luglio, agosto, settembre, novembre; bagnati i mesi dimarzo, aprile, giugno;umido l’ottobre, e bagnato il dicembre. Altra pratica o tradizione:Le Calende, a Concamarise: dal 1° al 12 gennaio, ogni giorno, veniva registrato il tempo metereologico. NelleScalende, dal 13 al 24 gennaio, si registravano i giorni e il meteo corrispondente, venivano, poi, letti, in senso contrario, e confrontati, con i giorni dall'1 al 12 gennaio:ove corrispondenti, tali giorni, il meteo veniva confermato, per i dodici mesi dell'anno. Metodi strani, allora considerati validi, talché, in base ai risultati, da essi ottenuti,  gli agricoltori si regolavano,circa la coltivazione dei campi e i futuri raccolti. Di grande considerazione godevano anche  “detti”, proverbi o espressioni popolari, come: Délecalènde,nó, me cur, purché, a San Paolo,nófàga scuro| Sant'Antonio,dàla barba bianca: se non pióve, la neve nó lamànca| Inverno sùto, de istàelfrùto| Temporale de genàropòrta un àno avaro|VérdeNadàl, bianca Pasqua| La Madònacandelòra – 2 febbraio – de l'inverno,sémofóra;se la vién,có’pióva e vento, de l'inverno sémo dentro | La Candelòra,  i venti i zùgafóra |El campo nó’lvièn mai vècio…

Interessanti esempi, dunque, di pur non certa sapienza, ma d’un ricco passato di tradizioni, nel quale, in modestia e semplicità, la vita trascorreva, con maggiore serenità, di quanta ne possiamo godere oggi.

Un cordiàl réngrassiaménto al presidente de la Confratèrnita del Tabàr, Lonardi, e a la sióra Paolini, che i n’a dà l’ócasión de tratàr ‘n téma ‘ntéressante, réguardànte una de le nostre sante tère veronesi. Comunque, bèn ‘l fa Fabrìssio Lonardi a ónoràr ‘l contadìn, parché – métémosélo ‘n ménte – se nó ghe fùsse quél, nó magnaréssimo pàn, né bèaréssimo vìn!

Pierantonio Braggio

 

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