ECONOMIA VERONESE e VENETA | mercoledì 24 febbraio 2021 18:01

ECONOMIA VERONESE e VENETA | 18 gennaio 2021, 19:04

Veneto: solo 3 miliardi di ristori, a fronte di 45 miliardi di mancati incassi. Aiuti economici insufficienti.

La situazione si fa, di giorno, in giorno, più difficile, per le imprese: incassi in forte sofferenza e scadenze, senza pietà, da rispettare.

Veneto: solo 3 miliardi di ristori, a fronte di 45 miliardi di mancati incassi.   Aiuti economici insufficienti.

 Sebbene, in termini assoluti, la somma sia certamente importante, i 3 miliardi di euro di aiuti diretti erogati, fino ad ora, dal Governo, alle attività economiche venete – informa CGIA Mestre – coinvolte dalla crisi pandemica, sono stati del tutto insufficienti, a lenire le difficoltà, subite dagli imprenditori. Se, infatti, rapportiamo questi 3 mld alla stima riferita alle perdite di fatturato, registrata l’anno scorso, dalle imprese della nostra Regione, importo che si aggira attorno ai 45 miliardi di euro, il tasso di copertura è stato pari al 6,6 per cento: un’incidenza risibile. E in attesa dei nuovi ristori, previsti nei prossimi giorni, l’arrabbiatura e il malessere, tra gli operatori economici, sono sempre più diffusi, in particolar modo, tra coloro, che conducono attività di piccola dimensione. A dirlo è l’autorevole Ufficio Studi di CGIA, Mestre. Le chiusure per decreto non si discutono e gli artigiani mestrini tengono a ribadire un principio incontrovertibile: lo Stato, le Regioni le autonomie locali hanno il diritto/dovere di introdurre tutte le limitazioni alla mobilità e alle aperture delle attività economiche, che ritengono utili e necessarie, per tutelare la salute pubblica. Intendiamoci: questo caposaldo non è in discussione, ma è altrettanto doveroso intervenire affinché gli operatori, che sono costretti a chiudere l’attività, per decreto, vengano aiutati economicamente, in misura maggiore di quanto è stato fatto, fino ad ora. Altrimenti, rischiano di chiudere definitivamente i battenti. Ammontano a circa 18 miliardi le perdite in capo a chi ha chiuso… E’ comunque necessario precisare che. per le imprese, che hanno subito i contraccolpi più negativi della crisi, ovvero quelle che hanno dovuto chiudere per decreto, i ristori erogati dall’Esecutivo hanno raggiunto un livello medio di copertura del calo del fatturato del 25% circa. Le misure di sostegno al reddito, approvate dal Governo Conte, infatti, sono andate in larghissima parte, alle attività, che hanno registrato un crollo del giro di affari di almeno il 33% rispetto, al 2019. Resta il fatto che, anche per queste realtà, gli aiuti sono stati insufficienti. Stima, infatti, l’Ufficio Studi della CGIA, che dei circa 45 mld di riduzione del fatturato, registrata nel Veneto, nel 2020, almeno 18 mld sarebbero ascrivibili alle imprese dei settori, che sono stati costretti a chiudere per decreto. E’ necessario, quindi, un cambio di rotta: i ristori vanno sostituiti, con i rimborsi, ossia, occorre uno stanziamento pubblico, che compensi, quasi totalmente, sia i mancati incassi, sia le spese correnti, che le imprese continuano a sostenere. La stessa cosa va definita anche per i settori, che, seppur in attività, è come se non lo fossero. Segnaliamo, in particolar modo, le imprese commerciali ed artigianali, ubicate nelle cosiddette città d’arte, che hanno subito il tracollo delle presenze turistiche straniere e, in particolar modo, il trasporto pubblico locale, non di linea (taxi, bus operator e autonoleggio con conducente), che, sebbene in servizio, ha i mezzi fermi, nelle rimesse o nei posteggi. E’ vero, afferma CGIA, che questa ulteriore spesa corrente contribuirebbe ad aumentare il debito pubblico – massimo problema dell’Italia – ma, è altrettanto vero che se non salviamo le imprese e i posti di lavoro, non poniamo le basi, per far ripartire la crescita economica, che rimane l’unica possibilità in grado di ridurre, nei prossimi anni, la mole di debito pubblico, che abbiamo spaventosamente accumulato, con questa crisi. Lo Stato deve risparmiare il più possibile, rivedendo il merito della spesa, in ogni settore della vita e dell’economia pubbliche, per convogliare, quindi, ogni risorsa a sostegno dell’impresa, in qualsiasi modo, s’intenda supportarla, perché, senza “impresa”, non c’è né occupazione, né ben essere.

Pierantonio Braggio                                                                                                                                               

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