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ESPRIME CULTURA | 03 gennaio 2021, 10:09

Slow Food e la “pecora brògna” di Lessinia.

Una razza autoctona, che, salvata dall’estinzione, dalla saggezza di allevatori locali, contribuisce da secoli, alla continuazione della biodiversità, nei Monti Lessini, Verona.

Slow Food e la “pecora brògna” di Lessinia.

Il 23 dicembre scorso, Slow Food, sfidando il virus, ha giustamente voluto fare sapere ai veronesi, con un interessante incontro, dinanzi al Municipio di Verona, che, nei pascoli della vicina Lessinia, circondati, da vette, che raggiungono i 1800 metri di altezza, prospera, da secoli, una particolare razza ovina autoctona, ossia, la “pecora brògna”, conosciuta anche, come badiota, prognola o nostrana. La “brògna” era nota già presso gli Scaligeri, quando, a Verona, prosperava la lavorazione e la commercializzazione della lana, e dei relativi prodotti, attività testimoniate, in città, sia dal monumento all’Arte della Lana, sito in via Diaz, che dall’artistica Corte delle Sgarzerie, in Corso Portoni Borsari. La pecora brògna, di taglia media, ha zampe sottili e una struttura più snella, rispetto ad altre razze, offre carne delicata, latte e, come detto, lana, da una fibra morbidissima e molto più sottile, rispetto a lane, date da altri ovini. Fino a tempi recenti, il numero di esemplari presenti era ridotto ad alcuni esemplari, ma la tenacia e la saggezza degli attuali allevatori, ha portato tale numero a circa 3000 esemplari. «Uno dei principali problemi della zootecnia moderna – spiega Marcello Volanti, referente degli allevatori locali – è l’eccessiva specializzazione, cui vengono sottoposti gli animali. La pecora brògna invece, in netta controtendenza, pur non essendo nota come animale squisitamente lattifero o ideale, per grandi produzioni di carne o lana, raggruppa in sé questa triplice attitudine produttiva che, soprattutto in passato, ha rappresentato la un’importante integrazione al reddito, e questo, fino agli anni Settanta del secolo scorso, per molte famiglie, che abitavano queste montagne». Oggi, nelle vallate lessiniche, in condizioni di vita meno gravose d’un tempo, la pecora brògna rappresenta un presidio preziosissimo, per il territorio, sotto vari aspetti. «In queste montagne – evidenzia Volanti – il nostro motto è: una pecora per l’ambiente. È stato coniato, perché siamo fieri del compito prezioso, che questo animale svolge nelle nostre zone. Pascolando, oltre a tenere viva la montagna, non permette il rimboschimento dei prati e dei pascoli. Inoltre, questo animale, nutrendosi, in via pressoché esclusiva di erba e fieno, non entra in concorrenza con l’uomo, nella catena alimentare. Si tratta di una produzione zootecnica ampiamente sostenibile, visto che, per alimentarla, non abbiamo bisogno di ricavare superfici seminative, sempre nuove e più grandi». Gli ovini, infatti – in greggi, dati da una media di cento capi e la presenza di diverse greggi, per oltre duecento capi – sono alimentati, esclusivamente con le essenze spontanee dei pascoli dell’alta Lessinia, uno dei pochi territori italiani, ad aver ottenuto il riconoscimento di “Paesaggio Rurale Storico”, che mira a valorizzare il territorio e a sostenere l’agricoltore/allevatore, nel ruolo di “Custode del Paesaggio”, come egli, infatti, è. Dal 2012, anno di fondazione dell’Associazione, per la Promozione e la Tutela della Pecora brògna, allevatori, tecnici, ristoratori e trasformatori lavorano sinergicamente, per valorizzare tale razza e i  prodotti, che ne derivano: non solo lana e formaggi, a latte crudo, ma anche carne, dalle caratteristiche uniche… «Dal punto di vista organolettico – spiega Antonella Bampa, fiduciaria della Condotta Slow Food di Verona – la carne della brògna non è caratterizzata, dal tipico afrore ovino. Fin dall’inizio, infatti, risulta gradevole e profumata. È certamente incisiva, nella sua delicatezza, ma porta, con sé, un equilibrio, tale, da non influenzare prepotentemente le preparazioni, di cui è protagonista. I ristoratori veronesi l’hanno sempre inserita volentieri nei loro menù, rappresentando un’alternativa locale e poco commerciale, rispetto ai più noti agnelli scozzesi o neozelandesi. La vera difficoltà sta nel vincere le resistenze, legate al consumo della pecora, a cui, nel tempo, la maggior parte della popolazione si è disabituata, e ai luoghi comuni associati alla sua invadenza olfattiva e gustativa». Importante, quindi, un paziente e costante dialogo con il consumatore, onde si renda conto della genuinità e della qualità del prodotto proposto. «Il riconoscimento del Presidio Slow Food – conclude Volanti – è molto importante, non solo, da un punto di vista simbolico, ma, soprattutto, per coloro che, da una decina d’anni, si impegnano attivamente per sensibilizzare cittadini, ristoratori e turisti, sul ruolo cruciale, sia per l’ambiente, che per l’economia locale, che questa pecora ricopre nel nostro territorio. La salvaguardia della biodiversità comincia, innanzitutto, con ciò che ciascuno di noi decide di portare, nel proprio piatto, ogni giorno, ragionamento, che diventa ancora più fondamentale, se si parla di razze in via d’estinzione come, appunto, la pecora brògna. Ci sono molti giovani volenterosi della zona, che si stanno avvicinando a questa razza ovina, ma, è necessario che, nei loro sforzi, si sentano sostenuti dalla comunità, in cui vivono. È questo il nostro augurio per il futuro». Il Presidio Slow Food della Pecora brògna, sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è grato all’Associazione per la Promozione e la Tutela della Pecora brògna, per il sostegno e l’impegno, con cui ha “contribuito alla nascita di questo nuovo Presidio Slow Food”. Per ulteriori info: p.a.giulianomenegazzi@gmail.com, 347 836 2068  e Slow Food, g.baggio@slowfood.it, 349 9549799. Un’importante attività, quella dell’allevamento della pecora brògna, che, come cennato, significa ridare vita alla Lessinia, sia dal lato economico, che sociale, sia facendo conoscere e crescere un territorio, che per vivacizzarsi, ha bisogno, appunto, di grandi iniziative, come quella sopra, modestamente, descritta.

Pierantonio Braggio

 

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