ECONOMIA VERONESE e VENETA | domenica 17 gennaio 2021 07:43

ECONOMIA VERONESE e VENETA | 03 gennaio 2021, 21:21

Economia veneta 2020 e 2021.

I dati aggiornati di CGIA, Associazione Artigiani e Piccole Imprese, Mestre, che monitora, quotidianamente, con ricerche e studi, la situazione regionale e nazionale.

Economia veneta 2020 e 2021.

Chiaro, che nessuno e nulla hanno potuto sottrarsi alla recente e attuale pesante situazione, Veneto compreso, creata dall’imperversare del Corona virus. Un virus, che ha inciso profondamente, ed incide, sull’economia e, quindi, sul lato sociale, a livello mondiale e locale. Uno studio, eseguito da CGIA, Mestre, nota per la sua tempestività d’intervento e per la sua precisione, ci propone diversi dati sull’economia veneta, sia riguardo il trascorso 2020, che riguardo quanto potrà riservarci il 2021. Nel 2020, il Pil veneto ha subito una caduta del 10%, bruciando non meno di 14 mld di euro, mentre, durante il 2021 – chiaro: se la situazione riprenderà la normalità – il Pil potrebbe recuperare un 5%, pari a 7,4 mld. Con il che, ogni veneto ha perduto 2870.-€ e, nel 2021,

ne riprenderebbe 1537, con un forte divario, quindi, rispetto a quanto si avrebbe potuto ricavare, in assenza dell’infezione. Il tutto fa prevedere che un ritorno alla normalità, si potrebbe supporre per il 2024. Ma, non mancano problemi: Bruxelles, per precauzione, ha provveduto ad una nuova normativa sul credito, la quale, costringerà le banche a tenere un comportamento molto prudente nei confronti delle famiglie e delle imprese. Con l’abbassamento della soglia di sconfinamento – dichiara il segretario di CGIA, Renato Mason – registreremo una impennata dei crediti deteriorati. Per evitare di avere una mole eccessiva d Npl – i deteriorati, appunto – Bruxelles ha imposto alle banche la svalutazione, in 3 anni, dei crediti a rischio, non garantiti, e in 7-9 anni, per quelli, con garanzia reali. E’ evidente che l’applicazione di queste misure indurrà moltissimi istituti di credito ad adottare un atteggiamento di grande cautela, nell’erogare i prestiti, per evitare, nel giro di pochi anni, di dover sostenere delle perdite di bilancio importanti. Alla luce di tutto ciò, appare evidente che, a partire da quest’anno, anche per tantissime Pmi del Veneto, sarà molto difficile accedere al credito bancario. Quanto ai consumi delle famiglie, in Veneto – quale componente più importante del valore aggiunto regionale – nel 2020, essi subiranno una contrazione dell’11,9 per cento. Nel 2021, invece, la ripresa consentirà una risalita di questo indicatore, ma “solo” del +7,1 per cento. In fatto d’investimenti, nel 2020, essi si sono ridotti del 12,8%, mentre ri-aumenteranno, nel 2021, dell’11,8%, destando, così, nel settore, una preoccupazione contenuta. Esportazioni: anche, su queste, pesa una forte caduta, con riferimento al 2020, pari ad un 11,9%, che sarà recuperata nel 2021. Le previsioni, infatti, scrive CGIA, guidata da Paolo Zabeo, indicano, che per l’anno in corso, le vendite all’estero di beni e servizi, prodotti in Veneto, saliranno dell’11,9 per cento. In linea generale – conclude CGIA – la gravità della situazione – purtroppo – è comunque legata al tema occupazionale. Quando verrà meno il blocco dei licenziamenti, previsto fino al prossimo 31 marzo, anche il Veneto potrebbe correre il pericolo di vedere aumentare a dismisura il numero dei disoccupati. Uno scenario, che dobbiamo assolutamente scongiurare, attraverso un utilizzo efficace e intelligente delle risorse messe a disposizione dal Next Generation EU. Ora, dunque, si tratta di investire bene il prestito europeo, con massima attenzione, tralasciando discussioni inutili o di parte, tenendo presente che al cittadino non interessano sinistra o destra, ma, fatti, e che, se riuscissimo a superare questo grave momento di crisi, dovremo pur sempre restituire il denaro assegnatoci e pensare, realmente, ad una riduzione, con misure adeguate, a ridurre, almeno, d’un minimo, il virulento debito pubblico, che, da decenni, non solo continua a evolversi negativamente e, quindi, a preoccupare, ma, anche a frenare lo sviluppo economico, non solo a danno dell’Italia, ma, anche dell’Unione Europea.

Pierantonio Braggio

 

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