Economia veronese e veneta | 27 dicembre 2020

Cosa cambia, nell’export dell’agroalimentare, dall’Unione Europea, e, quindi, italiano, verso il Regno Unito, con l’accordo EU-Brexit. Burocrazia, costi e concorrenza richiedono più promozione, per i nostri prodotti.

“Il raggiungimento di un accordo commerciale tra UE e Regno Unito è stato auspicato e sollecitato, da tutti gli agricoltori negli Stati membri e nel Regno Unito. Il fallimento delle trattative, con il ritorno dei dazi doganali e delle quote, avrebbe destabilizzato l’interscambio agroalimentare bilaterale, che supera i 55 miliardi di euro l’anno”.

Cosa cambia, nell’export dell’agroalimentare, dall’Unione Europea, e, quindi, italiano, verso il Regno Unito, con l’accordo EU-Brexit.                                    Burocrazia, costi e concorrenza richiedono più promozione, per i nostri prodotti.

 

Lo evidenzia dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, in merito all’accordo, raggiunto alla vigilia di Natale, dalla Commissione UE, con il governo di Londra.In assenza di un’intesa, rileva Confagricoltura, solo per l’export di prodotti ortofrutticoli nel Regno Unito, gli operatori degli Stati membri avrebbero dovuto sostenere un onere di circa 800 milioni di euro.“Dal 1° gennaio prossimo, esportare sul mercato britannico sarà, comunque, più complicato, sotto il profilo documentale e dei controlli. Di conseguenza, aumenteranno i costi”- puntualizza Giansanti. Tutte le esportazioni dovranno essere accompagnate da una dichiarazione doganale. Per i vini, spumanti e liquori provenienti dalla Ue scatterà dal 1° luglio 2021 l’introduzione di certificati di importazione che prevedono anche lo svolgimento di un test di laboratorio”. Da ricordare che, con circa 780 milioni di euro, vini e spumanti rappresentano la voce più rilevante dell’export agroalimentare italiano nel Regno Unito.“L’organizzazione degli agricoltori britannici (NFU) – prosegue il presidente di Confagricoltura – ha già segnalato al proprio governo il rischio di blocchi e rallentamenti del traffico alle frontiere, a causa dei nuovi adempimenti”.“Infine, è da mettere in preventivo un aumento della concorrenza ai nostri prodotti, per gli accordi commerciali bilaterali, che il Regno Unito, a seguito del recesso dalla UE e le trattative sono in corso, con gli Stati Uniti”.“Dobbiamo, perciò, rafforzare le iniziative promozionali a favore dei nostri prodotti, sul mercato del Regno Unito – conclude Giansanti - e trovare nuovi canali di sbocco per il Made in Italy agroalimentare. Chiediamo al nostro Governo di avviare rapidamente una riflessione, sulle proposte, presentate, ieri, dalla Commissione Ue, per la ripartizione, tra gli Stati membri, della riserva di 5 miliardi di euro decisa dal Consiglio europeo, allo scopo di limitare l’impatto economico del recesso del Regno Unito”. Provvediamo, dunque, in tempo, per conoscere a fondo le condizioni, per l’export del nostro agroalimentare, verso la Gran Bretagna e apprendere, in modo esatto, quale documentazione deve accompagnare inostri pur ottimi prodotti della terra.

Pierantonio Braggio