ECONOMIA VERONESE e VENETA | lunedì 18 gennaio 2021 15:33

ECONOMIA VERONESE e VENETA | 24 novembre 2020, 09:25

Debito pubblico e virus… Forse – lo speriamo fortemente! – ce la caveremo dal contagio dilagante. Ma, che fare con il debito…?

Purtroppo, l’Italia è schiacciata fra due pesanti virus, che, guarda caso, differenti, quanto a contenuti – uno strettamente finanziario,

Debito pubblico e virus… Forse – lo speriamo fortemente! – ce la caveremo dal contagio dilagante. Ma, che fare con il debito…?

il debito, del quale si parla poco, anzi pochissimo, pur essendo esso magagna, quasi, incurabile e costante latrice di problemi, ed uno, strettamente sanitario, causato dal Corona: il primo, dagli anni Ottanta del 1900, endemicamente made in Italy, il secondo, d’origine asiatica, che ci ha, dallo scorso anno, aggredito e ci aggredisce…, così come avviene, del resto, nel globo. Due problemi, che, alla fine dei conti, devono essere rigorosamente risolti, ma, che si eliminano, solo con denaro contante, non dimenticando che, senza denaro, non si cura la salute… Denaro che l’Italia non ha, mentre al posto dello stesso, ha il citato, enorme debito, che, iniziatosi circa sessant’anni orsono, continua, disgraziatamente, ad aumentare, preoccupando l’Unione Europea stessa, in ordine alla stabilità della moneta unica e dell’economia comunitaria. L’ammontare del debito pubblico si confronta con il prodotto interno lordo o Pil – i beni ed i servizi, che un paese produce, in un anno – e, per essere considerato accettabile, non deve superare il 60% del Pil stesso: lo sottolinea il Trattato di Maastricht (1991), firmato anche dall’Italia, ma, lo conferma, soprattutto, il concetto della buona amministrazione. Tuttavia, se fossimo angosciati, per un debito pubblico al 110%, che è pure debito, ci sarebbe da baciarsi le mani, in quanto, per fine anno, l’autorevole Fondo Monetario Internazionale, prevede un debito italiano, fortemente, ad oltre il 166% del Pil. Una percentuale elevatissima, cui contribuiscono, in vero, il rallentamento dell’economia – peraltro, di per sé già fortemente debole, sino dagli anni scorsi – a causa delle attuali misure anti-virus e delle spese, necessarie a fare fronte agli urgenti e improrogabili interventi ad hoc, contro l’infezione di prima ondata e in corso. Un fatto, comunque è certo: il debito pubblico va ridotto…, nell’interesse del Paese. Certo, per ridurlo, occorre crescita, crescita economica, che, se in tempo pre-virus, stentava, come accennato, a farsi vedere, tanto meno lo farà oggi, forzatamente impegnati, come si è, in restrizioni – positive – contro i contagi, ma, velenosamente negative, per l’economia. La quale, ci viene ripetutamente raccomandato,  ha bisogno di riforme, capaci di portarci ai livelli dei più avanzati Paesi europei, per cui, non ci stancheremo mai di invitare la politica ad andare a copiare il meglio da Stati Uniti, Germania, Svizzera, Austria, ecc. e da qualsiasi altro Paese del globo, che possa darci lo spunto, per una riforma vitaminica e produttiva. Certo, dicevamo, non ce la caveremo facilmente, perché enorme è l’entità del debito accumulato e che stiamo accumulando, non dimenticando che il provvidenziale credito, che ci viene dall’Unione Europea – se non vi saranno veti di Stati membri, non d’accordo sull’assunto – costituisce pur sempre un’enorme somma, che, tguttavia, va rimborsata, sia pure, ad interessi contenuti. Debito, su debito… – oggi, dicevamo, di questo, poco si parla, tenendo presente che siamo costretti ad una spesa, che, in assenza di virus, nemmeno avremmo pensato di dover sostenere  –  il quale, nei primi anni Settanta del 1900, ammontava a circa il 35% del Pil… Purtroppo, ridurre il debito – e bisogna ridurlo – significa sacrifici, quali, una volta superato l’infierire di Corona, per esempio, un’ulteriore tassazione o forte contenimento della spesa statale, accompagnate, ripetiamo, da riforme incisive, che ridiano vigore all’economia, per fare comprendere le quali, e, quindi, giustificarle, non solo bisogna chiarire ai cittadini che a queste costringono la concorrenza internazionale, con prezzi delle merci ultra concorrenziali, l’assoluta esigenza d’innovazione e l’assoluta necessità di garantire l’affidabilità dello Stato, e, quindi, la sostenibilità del debito pubblico – che deve rinnovare, ogni anno, circa 400 mld di bonds – in Italia e all’estero. Questo, in un momento, non occorre dirlo, da tutti riconosciuto difficilissimo, a causa, come cennato, del virus, dei relativi contagi e dei gravi lutti, nonché dell’ulteriore pesante spesa, che esso crea e alla quale è complicatissimo fare fronte. Verranno miliardi dall’Unione Europea, potendo utilizzare, in aggiunta, anche 36 mld MES, a ridottissimo tasso, ma, dobbiamo essere coscienti anche che tali miliardi, non sono, giustamente, gratuiti, e che, si diceva, dianzi, dovranno essere rimborsati. Rimborsati, ci domandiamo, in che modo, se l’economia, purtroppo langue e, vorremmo sperare di no, languirà – anche in mancanza di domanda internazionale, non dimenticando che tale domanda, ove si ravvivasse, pur riconoscendo la qualità del prodotto italiano, chiede quotazioni dei nostri prodotti altamente competitive. Intanto, il debito pubblico s’ingigantisce, di mese in mese – eravamo ad oltre 2582 mld, nel settembre scorso… Saremo in grado di fargli fronte? Troveremo, sempre, acquirenti delle nostre emissioni di Bot, oltre alla Banca Centrale Europea? Come ce la caveremo, disponendo di un’economia ai minimi termini? E, se si pensasse, per farla finita, ma, impoverendoci, ad una terribilmente incisiva patrimoniale, ad un salasso, saremo in grado di pagarli, senza ulteriori conseguenze, per la già spennata economia – e per noi stessi – che sta vedendo entrate fiscali in diminuzione? E se, in tal senso, tutto andasse bene, saremmo sicuri che, una volta ridotto il debito – domanda essenziale – non lo vedremo più crescere? Prima che sia troppo tardi, pur elemosinando i fondi e spendendo il necessario, nella lotta al Corona, individuiamo e rimuoviamo l’eliminabile, una volta per tutte, nella spesa pubblica, per vivacizzare gli investimenti e, quindi, la crescita, con, unica apportatrice di occupazione, che significa ricchezza.
Pierantonio Braggio

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