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ATTUALITA' REGIONALE | 17 novembre 2020, 10:18

Insaccati e prosciutti italiani dovranno portare, dal 16 novembre, una specifica etichetta, ben leggibile, indicante la provenienza.

Svolta storica: la dicitura “100 % italiano” sarà utilizzabile solo per suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia.

Insaccati e prosciutti italiani dovranno portare, dal 16 novembre, una specifica etichetta, ben leggibile, indicante la provenienza.

“È una svolta storica, da cui aspettiamo benefici tutto il comparto suinicolo veneto e italiano”. Così Rudy Milani, presidente degli allevatori di suini di Confagricoltura Veneto, commenta l’obbligo che scatta da oggi di indicare in etichetta la provenienza di salami, mortadella, prosciutti e culatello. Il decreto, con il nuovo sistema di etichettatura, per le carni suine trasformate prevede che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette tre tipologie d’informazione: Paese di nascita degli animali, Paese di allevamento, Paese di macellazione. La dicitura “100 % italiano” sarà utilizzabile solo da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia. Però salumi, prosciutti e preparati (hamburger, carni impanate, arrosti e salsicce fresche) potranno continuare ad essere commercializzati, con imballaggi ed etichette non conformi, fino ad esaurimento delle scorte e, comunque, non oltre il 31 gennaio 2021. “Finalmente, un provvedimento che può sostenere davvero il made in Italy, mettendo fine alla truffa della carne straniera spacciata per nostrana – sottolinea Rudy Milani - . Invitiamo i consumatori a tenerne conto, prestando attenzione alle etichette e scegliendo prodotti a base di carne suina totalmente italiana, premiando così il gioco di squadra della filiera. In questo modo raggiungeremo un duplice obiettivo: offrire un prodotto certificato e garantito ai consumatori e sostenere tutta la filiera della carne suina, dalla produzione alle aziende di trasformazione. In questo momento di crisi, dovuta alla pandemia, sostenere la filiera vuol dire garantire anche lavoro per migliaia di addetti del settore”. Il falso made in Italy, nel comparto della carne suina, ha causato danni per miliardi di euro: basti pensare solo allo scandalo “Prosciuttopoli” del 2018, dal quale emerse che almeno 1,2 milioni di falsi prosciutti di Parma e San Daniele erano stati immessi sul mercato. “Auspichiamo anche un maggiore controllo sulla veridicità delle etichettature, che smascheri i maestri della truffa” – aggiunge Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura Verona. “Ci auguriamo, inoltre, che la grande distribuzione sostenga più che mai il made in Italy, aiutandoci a uscire dall’emergenza Covid, che ha segnato profondamente i consumi. Naturalmente, il nuovo sistema di etichettatura deve essere un incentivo per i produttori italiani a lavorare sempre più nel segno della qualità, che è sempre un valore aggiunto, anche in termini di marketing. Infine, essendo l’Italia una nazione, che importa il 40% della carne suina dall’estero, questa è anche l’occasione per incrementare la produzione nazionale, a beneficio di tutta l’agroindustria. Bisogna, però, portare fuori gli allevamenti dalle zone vocate, che ormai sono sature, consentendo lo sviluppo, in altre aree d’Italia, con la garanzia che i moderni allevamenti sono a basso impatto ambientale. Lo Stato deve, però, sostenere il settore, dotando le zone meno sviluppate, di infrastrutture, come la banda larga, che serve ai moderni sistemi tecnologici, che lavorano in connessione con la rete”. A Verona, ci sono importanti imprese di trasformazione, che producono prosciutti e salumi, con lavorazioni d’eccellenza e con carni al 100 per cento italiane. Verona è anche la prima città, in Veneto, per allevamenti di suini: oltre 600 su 1.885 totali. Un’ottima notizia, finalmente, atta a dare garanzia al consumatore, su quanto sta acquistando o trova sulla tavola, essendo la stessa, di forte sostegno, alla produzione, genuina e nostrana, contro ogni falso, e garanzia, quindi, di qualità.

Pierantonio Braggio

p..b.

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