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ESPRIME CULTURA | 04 novembre 2020, 10:26

”I ponti di Verona nel Novecento”.

Storia e documentazione tecnico-fotografica, nella hall del Municipio scaligero, sino al 14 novembre.

”I ponti di Verona nel Novecento”.

A dire il vero, il sopra riportato titolo si amplia, con le parole “I ponti in cemento armato”, tenuto conto che alcuni degli attuali sono, di massima, discendenti diretti di quelli costruiti, nella seconda parte degli anni Trenta del 1900. Di ciò racconta, in ogni dettaglio e, in base a documentazione originale, l’interessante mostra “I ponti di Verona, nel Novecento”, ospitata nella hall del Municipio di Verona, e aperta, ad accesso gratuito, sino al 14 novembre. Si legge, nell’introduzione all’importante esposizione, che in meno di quarant’anni, sono stati realizzati – sull’Adige veronese – ben diciassette ponti, dei quali nove, in cemento armato – Ponte Unità d’Italia o “del Savàl” (1971), Ponte Catena (1947), Ponte del Risorgimento (1968), Ponte della Vittoria (1953), Ponte Garibaldi (1947), Ponte Nuovo (1947), Ponte Navi (1949), Ponte Aleardi (1950), Ponte San Francesco (1952), i quali, assieme ai tre, antichi – Ponte della Pietra, Ponte scaligero e Ponte Francesco Giuseppe, o “della Ferrovia) – e, quindi, in tutto, dodici strutture, sono particolare oggetto d’attenzione, nella mostra, in parola. I ponti, eretti negli anni Trenta – con tecniche moderne e in cemento – lo furono a sostituzione di ponti metallici, ormai obsoleti e non più rispondenti alle esigenze di mobilità del tempo. Essi, compresi il Ponte della Pietra, il Ponte Scaligero e il Ponte Francesco Giuseppe, furono, purtroppo, minati e fatti saltare dai nazisti in fuga, la sera del 25 aprile 1945, nonostante le assicurazioni, date dal feldmaresciallo Albert Kesselring, al vescovo di Verona, Girolamo Cardinale, e all’allora sovrintendente, Piero Gazzola. L’alta capacità ed il paziente lavoro dei tecnici del tempo sono riusciti, ritornata la pace, a ridare vita e l’aspetto originale ai tre ponti storici veronesi. Ricordiamo benissimo il grave disastro, sull’Adige, creato dalla terribile Wehrmacht, a Verona, con le sue mine, disastro, reso meno pesante, dalle cosiddette e provvisorie “passarèle”, in legno, prontamente erette, fra via Nizza e San Tomaso, e fra, piazza Broilo e i lungadigi re Teodorico-San Giorgio, e dal ponte militare, eretto dagli americani, al posto dell’abbattuto Ponte della Vittoria, le cui strette corsie laterali, a sicurezza dei pedoni, disponevano, sui lati Adige, di una semplice “corda”… Storia di “ponti”, ma, anche storia di guerra, di voglia di pace, quindi, e di ricostruzione, che è importante conoscere, quale storia della nostra Città. L’importante mostra, supportata dal Comune di Verona, ‘è un progetto realizzato dall’Associazione AGILE,  libera Associazione di giovani, che provengono da differenti percorsi formativi (architetti, designer, sociologi…), mirante a stimolare, accrescere e diffondere l’interesse, verso le dinamiche, che intervengono, sul territorio veronese, tanto architettonico-urbanistiche, quanto sociali, e a creare un costante confronto culturale e professionale, sul tema del Territorio, con l’organizzazione di ricerche, studi, dibattiti, incontri, mostre ed eventi culturali. L’interesse di AGILE, associazioneagile@gmail.com, è particolarmente rivolto ai luoghi abbandonati ed in disuso, ossia, spazi strategici della città e del territorio, nei quali è possibile avviare importanti processi di rigenerazione urbana e di promozione di attività culturali e sociali, in un’ottica di miglioramento della qualità di vita della comunità. Diventa fondamentale sensibilizzare la cittadinanza sull’importanza, ricoperta da questi luoghi, cercando di evidenziare sia le singole positività, sia la potenzialità, nello strutturare una rete, che coinvolga l’intero territorio’.
 
Pierantonio Braggio

p.b.

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