ECONOMIA VERONESE e VENETA | giovedì 03 dicembre 2020 02:01

ECONOMIA VERONESE e VENETA | 28 ottobre 2020, 14:48

Le imprese veronesi in tempo di covid. Vademecum di sopravvivenza di base per imprenditori

Pubblichiamo un commento del nostro direttore sulla situazione attuale delle imprese veronesi, con qualche risvolto politico , ma soprattutto su indicazioni di minime ma di struttura per affrontare questa crisi socio-economica scatenata dagli attuali scenari .

Le imprese veronesi in tempo di covid. Vademecum di sopravvivenza  di base per imprenditori

Le imprese veronesi ed il CO.VI.D-19. Breve analisi e parchi suggerimenti.

Quanto durerà questa situazione? Come ne usciranno le imprese ed il tessuto economico  veronese ed italiano? Ce la faremo a superare questa crisi ed a quali condizioni?
Sono  queste alcune delle domande che  mi espongono i tanti  piccoli e  grandi  imprenditori che incontro o che scrivono al giornale  in questi giorni. C'è chi si ribella  a questa situazione e scende in piazza;  c'è che  chi non  si accontenta e  spacca  quello che trova; invece  c'è chi cerca di  restare fedele alle sue  abitudini, c'è chi si  reca al lavoro  per contribuire a tenere in piedi  una società complessa  e complicata  come la nostra, infine c'è chi subisce  passivo in  casa o altrove,   aspettando il salvataggio o che passi  la buriana.
Cosa possiamo dire ai nostri lettori?  Non parlerò  ovviamente di  sanità  che non è il mio mestiere e cercherò di stare il più conciso possibile stante la complessità delle argomentazioni affrontando il tema dal punto di vista  dell'impresa veronese.  
Fino ad ora abbiamo visto che    questo virus colpisce economicamente  soprattutto  le società complesse e socialmente  strutturate come quelle occidentali dove l'attenzione alla qualità della vita  è fortissima e le aspettative altrettanto. Questi modelli sono in crisi ma tengono, per cui  non vanno abbandonati ma adattati o rivestiti di  innovazione. Nel veronese le imprese stanno ancora lavorando e fornendo tanto materie prime quanto servizi.
     Le nostre aziende son  prevalentemente  piccole aziende,  legate al tessuto  economico le une con le altre, una rete di lavoro, un distretto mercantile,  con una decisa propensione all'esportazione. Il virus  ha inciso  sugli scambi commerciali  internazionali e intra-regione. Questo ha comportato un calo deciso dei fatturati non ovunque e non con  la stessa intensità. Alcuni settori, la maggior parte,  sono ancora in  buono stato,  altri son o in piedi un po' malconci.    In genere le aziende hanno avuto qualche segnale che lo Stato esiste non solo come entità impositiva. In certi casi  le aziende ed i cittadini  sono state, in parte, ristorate da interventi governativi  tardivi, parziali, spesso inefficaci, intempestivi  e che non sono per nulla commisurati alla situazione di belligeranza  contro il virus  che tutti stanno cercando di gestire.  La colpa principale, per me,  è della mentalità di chi ci governa, non adatta  a valorizzare le imprese. Il virus c'è e ci sarà , forse,  per sempre, per cui   prima o poi tutti lo incontreremo e tutti  dovremo  combattere convivendoci.  L'alternativa è la Luna  dove ci sarà pure l'acqua  ma ci son o anche altri  problemi. Non essendo  questo  un  tema  seriamente  affrontabile, cosa possiamo dire ai nostri lettori  che  non abbiano già sentito e che abbia un po' di  buon senso?
    La stagione  della virulenza passerà, con i vaccini o senza. I governanti attuali, che  secondo me  come detto,  per indole politica,  non sono  adatti a gestire  queste problematiche, tenuto conto anche degli errori legati alla novità della vicenda,   dopo aver fatto altri disastri senza avere il necessario consenso politico,   riusciranno a coprire le magagne principali   addebitando al futuro   gli errori di questi mesi.  Fra cinquant'anni i giovani avranno ancora  da “pensare”  a queste vicende.
    Ma torniamo  ai temi strettamente economici.  Le imprese  di base ( agricole e di servizi primari) dovranno  concentrarsi  sulla produzione, utilizzando  ancor di più le tecnologie per  produrre  e per vendere, sapendo che i loro primi clienti saranno i loro “vicini di casa” europei  e che la qualità del prodotto  premierà sempre, se verranno tutelate a dovere. Credo che  la riduzione degli scambi internazionali  e della ricchezza, creerà altre  problematiche a livello sociale  dove  i più forti strutturalmente  (come idee e qualità del prodotto)  riusciranno a resistere prima, per prevalere poi.  Dopo un certo avvitamento  nella crisi ( inverno 20/21)   si potrà ripartire da qualche punto  di forza interno o esterno: immagino  spinte  monetarie (immateriali)   ma anche tecnologiche e umane (reali).
    Le imprese veronesi  che godono ancora di un tessuto sociale abbastanza compatto, e mi riferisco soprattutto alle piccole realtà, dovranno aprirsi  nuovi varchi  nel commercio mondiale con prodotti  di alta qualità ed in questo dovranno  ottenere  il sostegno dello Stato e degli  enti  politici di riferimento. La tutela di certe posizioni di privilegio o di rendita, di enti ed aziende,  dovrà essere temporaneamente ridotta , contenuta,   a favore  della ripresa. La Cina con tutti i suoi problemi  di democrazia è l'unica economia che ha già superato la fase di covid,  anche rivolgendosi  al grandissimo mercato interno. E' chiaro che  il consumismo   non  potrà essere  la sola via della ripresa ma   i numeri per certe produzioni contano. Ed allora, dopo aver inseguito, per anni,  finte crisi suggerite  da un sistema economico  mondiale che stava spostando  ricchezze  e persone  a seconda di interessi che puntavano  al controllo globale e   che da noi  hanno imposto tagli su  tagli al sistema portante del Paese ( scuole, sanità, infrastrutture,  ecc), occorre tornare a fare, a ristrutturare ed a valorizzare  quanto  c'è. Occorre innovare  l'esistente, senza scartarlo a priori, anche se al  momento  pare non economicamente rilevante. Abbiamo  ancora nel veronese scienza e cultura d'impresa a sufficienza. I soldi  di carta e quelli veri  girano ancora, l'importante è che non girino a vuoto  o  fuori dal sistema economico che li ha prodotti. E ricordiamo, a tutti,  che pecunia non olet. Anche questo un grave errore di valutazione  di un certo sistema veronese di potere piegato supinamente al potere immanente.  A forza di tutele e di protezioni abbiamo un Paese ingessato, incapace di reagire al “misero” virus influenzale. La BCE continua a buttare soldi  da macero  nei posti sbagliati ma con  i complimenti dei nostri governanti. Forse  ora ci si  accorgerà  che  non sono le banche  a produrre la ricchezza del paese. Esse sono un volano, ma son intermediari che agevolano, aiutano  ma non producono. I soldi della BCE all'imprenditore responsabile,  e non dalle banche allo Stato.  A Verona questo problema non c'è più, la finanza che conta non c'è più,  perchè diverse  importanti figure, che hanno  occupato ruoli istituzionali in questi ultimi anni,  hanno lasciato  andare il sistema  territoriale  finanziario riducendolo ai minimi termini. Abbiamo ancora le risorse prìncipi:  l'agricoltura, l'industria agroalimentare,  il tessuto  tecnico-meccanico, il turismo.  Tesori   che nessun virus potrà portarci  via e qualche altra eccellenza. Occorre efficentare il sistema degli scambi  internazionali e locali potenziando le infrastrutture ed i servizi connessi,   ad esempio il sistema fieristico  in cui abbiamo dimostrato di avere degli uomini bravissimi. Bisogna sostenere  le imprese  meccaniche  e la tecnologia  che le fa progredire;   dobbiamo  incentivare  il turismo  di qualità che  da noi raggiunge livelli di eccellenza inimmaginabile ( tanto per  questioni  enogastronomiche quanto per le  beltà  storico paesaggistiche). Il tutto  in un tessuto sociale  ancora non pervaso da conflitti pericolosi come si vede in altre città ed in altri Paesi. La Regione del  Veneto ed il veronese ha saputo integrare abbastanza bene  le ondate immigratorie  indiscriminate che  certi governi hanno permesso e ancora è in grado di  dare sicurezza  e tranquillità. Preciso che con sostegno ed incentivi  mi riferisco a soldi, ma anche  a maggior libertà di mercati, meno  burocrazia e più responsabilità diretta a chi opera.
Oggi, le manovre di rilancio fiscale (meno tasse, meno contributi),  saranno efficaci  se  perdureranno e non saranno bloccate da  infiniti lacci  burocratici o legislativi per paura di corruzione o  altri reati  minori.  I risultati  si vedranno probabilmente  dopo la prossima estate   per vedere  meno  paura  inculcata in questi mesi e riprendere la voglia di vivere. Ciò aumenterà la voglia di spendere, e soprattutto di spendere  in   qualità,  movimentando  i miliardi  ancora nascosti  in giro per il mondo. Per allora dovremmo essere pronti ad abbandonare,  non i princìpi civili  ai quali siamo abituati, ma ad alcune procedure operative dando dignità a chi opera. Chi non prende il treno della ripresa resterà fermo in stazione e per un po' si sentirà sicuro poi sarà alle  mercè di  chi invece ha rischiato ed è ripartito. Non possiamo restare e gridare nel deserto!   Possiamo ancora farcela? Io credo di  si,  cambiando di molto  la posizione culturale verso le imprese e verso  chi fa ricerca come gli imprenditori.
Attenzione però, un mostro economico si sta avvicinando, e prima o poi scoppierà. E'  l'inflazione, dovuta alla massa di debito accumulato in pochissimi anni ( solo quest'anno  si parla di 3/400 mld di euro). Tutto denaro  virtuale non legato  alla ricchezza  prodotta. L'iperinflazione sconvolgerà le abitudini e spingerà verso i beni  reali. A fianco a questo mostro che prima  o poi scoppierà, dovremmo prevedere  misure  per non  espellere dal mercato le imprese  minori ma utili,    che  non sapranno gestire  questo tsunami; questi piccoli imprenditori  sono necessari   per la democrazia e per  la rete di imprese anche più grandi  che  il mercato mondiale  ci  farà incontrare.

em. zum. e m.z.

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