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ANNUNCI E VARIE | 27 ottobre 2020, 19:30

Disperato appello di Confesercenti, Verona.

Il nuovo DPCM crea un “Impatto grave sulle attività economiche. Dare subito certezze alle imprese”.

Disperato appello di Confesercenti, Verona.

Alla luce delle preoccupazioni per le pesanti conseguenze, che stanno creando il pesante concentrarsi del Corona virus e le pur giuste misure governative, messe in atto, per combatterlo, la situazione economica sta rapidamente deteriorandosi, dando spazio a scenari, sinora, mai considerati e pericolosissimi, per l’economia, e, quindi, per la società. Per arginare il peggio,
il presidente di Confesercenti Verona, Paolo Bissoli, evidenzia che gli “aiuti ad imprese devono essere contestuali alle restrizioni…, basta ritardi. Servono soluzioni, in fatto di credito, e una normativa d’emergenza sugli affitti; 70mila attività non ce la fanno più a pagare il canone”. La salute pubblica è la priorità assoluta, ma, le nuove disposizioni, per il contenimento del Covid-19, avranno, comunque, un impatto negativo sull’economia, causando un’ulteriore riduzione, di circa 5,8 miliardi di euro, i consumi delle famiglie. Un ennesimo colpo negativo, per commercio, turismo e somministrazione, che potrebbe causare la chiusura di altre 20mila attività, portando da 90 a 110mila le cessazioni di impresa, previste, quest’anno. A stimarlo è Confesercenti./“L’avere evitato il lockdown totale è un fatto positivo, ma, le restrizioni imposte avranno, comunque, ripercussioni drammatiche sulle imprese, in particolare, nei comparti colpiti, in maniera diretta, dalle nuove limitazioni”, commenta Alessandro Torluccio, direttore generale di Confesercenti Verona. “Per molte attività, già logorate dalla crisi innescata dalla pandemia, potrebbe voler dire la chiusura definitiva. Per questo, chiediamo non solo che si predispongano sostegni adeguati, ma, che stavolta, siano davvero immediati: alcune misure già annunciate da tempo – come i contributi per le imprese dei centri storici, o quelli per le attività di ristorazione e dei settori ricreativi e dell’intrattenimento – sono ancora bloccate dalla mancanza di decreti attuativi. Bisogna cambiare passo: occorre intervenire, a sostegno delle imprese, durante la fase acuta dell’emergenza, non dopo: si agisca quando necessario, in accordo con le rappresentanze datoriali, mettendo immediatamente a disposizione le risorse necessarie”. “È inaccettabile – continua il presidente Bissoli – che i provvedimenti di restrizione alle attività delle imprese non siano contestualmente accompagnati, da ristori congrui e subito disponibili alle imprese, dal primo minuto. Servono soluzioni, per agevolare l’accesso al credito e per fronteggiare i costi fissi. A partire, da una nuova normativa d’emergenza, sugli affitti: secondo le nostre stime, ci sono almeno 70mila attività, in Italia, che non ce la fanno più a pagare il canone. Dobbiamo aiutarle, introducendo agevolazioni per i proprietari, che riducono o sospendono l’affitto. Rimane, inoltre, assolutamente necessario bloccare le procedure di fallimento: se non si farà così, il rischio è che anche Cig e blocco dei licenziamenti non saranno più necessari, perché non ci saranno più imprese a dare lavoro”.
Bar, pub e ristoranti non saranno più in condizione di operare: chiudere alle 18, quando l’attività diurna delle colazioni e dei pranzi è stata già messa in ginocchio, dallo smartworking, vuole dire rendere antieconomico aprire. La raccomandazione di non muoversi, inoltre, avrà un impatto negativo sul turismo, sui consumi e su tutte le altre attività di vicinato, negozi in primo luogo. Le imprese rischiano di non riuscire a sostenere questo nuovo colpo”. Un vero problema, di difficile soluzione. Per fortuna, la buona volontà non manca e tutti, tutti dobbiamo sottoporci ad ogni sacrificio, per uscire, al più presto, dal tunnel del virus, per dare respiro all’economia e per sostenere, quindi, la società.

Pierantonio Braggio.


Pierantonio Braggio

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