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POLITICA & SOLIDARIETA' | 19 ottobre 2020, 09:31

VeronaCandidata a “Capitale della Cultura”: concluso il racconto del relativo progetto.

A Castel San Pietro, il 9 ottobre scorso, la conferenza illustrativa di quanto la città scaligera si propone, per il 2022, mentre 150 persone hanno preso parte a visite guidate, all’edificio austriaco. Il sindaco Sboarina: "Con questo dossier, rifondiamo la città e realizziamo il recupero di 22 siti"…

VeronaCandidata  a “Capitale della Cultura”: concluso il racconto del relativo progetto.

“Il cerchio si è chiuso, dove tutto ha avuto inizio. Castel San Pietro, ieri colle fondativo della città con i primi insediamenti abitativi, oggi cantiere di una nuova rinascita, culturale e urbanistica. La mattina, del 9 ottobre, sulla terrazza, all'ultimo piano dell’edificio austriaco, si è concluso il racconto di Verona 2022, il dossier in gara per la candidatura a capitale italiana della cultura, di cui si avrà la lista dei finalisti il prossimo 16 novembre. Nel pomeriggio, sono andati subito esauriti i 150 posti disponibili per le visite guidate al cantiere del restauro in corso da parte di Fondazione Cariverona. Una grande adesione che ha confermato l’interesse dei veronesi per i siti cittadini da recuperare. Numerose, infatti, anche le presenze registrate ai precedenti appuntamenti di presentazione del dossier all’interno di altrettanti luoghi mai aperti al pubblico: ex Caserma Santa Caterina, Palazzo Bocca Trezza e ex Manifattura Tabacchi. Nell’ultimo mese, sono stati quattro i cantieri che hanno aperto al pubblico, mostrando ai veronesi come cambierà il volto di Verona nei prossimi anni. La volontà dell’Amministrazione è stata quella di presentare il dossier ‘VERONA 2022. La Cultura apre nuovi mondi’ proprio dove questo prenderà forma. La candidatura, infatti, è stata fondamentale per avviare un lavoro di squadra con tutti i soggetti, realtà, enti e istituzioni scaligere. Il dossier, documentazione depositata a fine luglio dall’Amministrazione comunale, è suddiviso in 5 filoni, eccellenze che, a vario titolo, contribuiscono a valorizzare il patrimonio storico e artistico della nostra città. Tra i più significativi quello dedicato a ‘Persona e cura’, con l’artherapy, il progetto delle Lettere a Giulietta, il volontariato culturale della Verona Minor Hierusalem e la moda etica di Quid. E poi, il mondo ‘Rigenerare una città’, con l’ArsLab e l’Arsenale, il Tocatì e i festival promossi da RiVer Primavere urbane, Parco Cultuale Urbano su discipline metropolitane e VR Mappa di Street Art. Infine ‘Visitare patrimoni’, con i depositi aperti dei musei, il nuovo Museo Archeologico nazionale nell’ex caserma di San Tomaso, l’Arena come museo, la biblioteca Capitolare digitalizzata, il Museo della città a Castel San Pietro. Nel dossier si parla anche di turismo, con il nuovo Dms –Destination management system che mette in rete tutte le destinazioni turistiche del Veneto. Una partita che vede in campo la Dmo di Verona, ma anche tante associazioni, come quella delle Strade del Vino Valpolicella. Così come di ambiente, sostenibilità e smart city. Un esempio su tutti è la Zai, pronta a trasformarsi da Zona Artigianale Industriale a Zona Altamente Innovativa. Un intero quartiere rigenerato, a partire dall’ex Manifattura Tabacchi. Questi i temi del progetto, svelati di appuntamento in appuntamento. Assieme a quanto previsto dal dossier nel caso in cui Verona fosse capitale della cultura 2022: 12 mesi di eventi, 27 anteprime, 22 progetti speciali suddivisi nei 5 ‘mondi’, per un totale di 5 milioni e 700 mila euro di budget. Ben 16 tra enti e istituzioni coinvolti per l’attuazione del programma e 30 associazioni e movimenti partner. Entro metà novembre sarà resa nota la short list delle città scelte dalla commissione giudicatrice e verso la fine di gennaio si conoscerà l’esito del concorso. Il 9 ottobre, a Castel San Pietro, erano presenti il sindaco Federico Sboarina, gli assessori alla Cultura, Francesca Briani, e all’Urbanistica, Ilaria Segala, il presidente di Fondazione Cariverona Alessandro Mazzucco, così come l’advisor di Ptsclas Paolo Dalla Sega, consulente del Comune per questo progetto che ne ha illustrato i contenuti. “Questo percorso non è solo un orgoglio personale – ha detto il sindaco  –, ma una grande soddisfazione per tutti. Il sistema Verona ha saputo rispondere a questa sfida, mettendo insieme forze, risorse e competenze e progettando la città di domani. Con grande soddisfazione posso dire che stiamo scrivendo la storia di Verona, si tratta infatti di un momento che segnerà un’epoca. Come è stato il dopoguerra, con la ricostruzione, già adesso è partita la rinascita delle tante aree dismesse cittadine. Con questo dossier e i progetti avviati, rifondiamo Verona attraverso il recupero di 22 siti. Non siamo visionari, piuttosto abbiamo una visione precisa del futuro di questa città che già si sta realizzando. E tutto trova completezza grazie all’unione di più mondi. Lo sviluppo della cultura è un tutt’uno con quello urbanistico, ambientale, tecnologico, turistico ed economico. L’esito del prossimo gennaio quando si saprà il vincitore non cambierà niente, perché il percorso del dossier ha messo in moto qualcosa di unico, di una città che raccoglie tutti i suoi mondi verso un obiettivo comune. E questo era esattamente il nostro obiettivo principale. Tutti i cantieri che vedremo concludersi, anche se di proprietà non pubblica, come Castel San Pietro che appartiene alla Fondazione Cariverona, saranno finalmente patrimonio dei veronesi, che potranno entrare, visitare e riscoprire luoghi che non hanno mai visto prima al loro interno. Come è successo durante queste giornate”. "Aprire questo gioiello ai veronesi, rendendo trasparente e condiviso quanto fino ad oggi realizzato, è stata un'opportunità che abbiamo subito colto – ha detto Mazzucco – e rappresenta l'occasione ed uno stimolo per ripensare, proiettandola nel futuro, la nostra storia multi millenaria. Castel San Pietro è uno dei punti attrattivi più importanti della città, un luogo di osservazione tanto frequentato e amato dai veronesi. Siamo consapevoli quindi dell’importanza di contribuire a questo dossier inserendo la riqualificazione di questo sito nel progetto di candidatura, contribuendo ad un salto di qualità nei percorsi di valorizzazione dei tanti contenitori culturali esistenti che ci vede da tempo impegnati. Abbiamo la responsabilità di pensare alle prossime generazioni, in termini innovativi e di sviluppo economico, sociale e culturale. Ecco perché è necessario saperci immaginare nel futuro".“Abbiamo messo in dialogo tutti gli aspetti di crescita della città – ha aggiunto Briani –, per dimostrare che la visione deve essere unitaria e dar vita ad un progetto lungimirante e attrattivo. Verona è già protagonista della cultura nazionale e internazionale, ma questo lavoro ci ha permesso di condividere la strada da tracciare, quella via che ora non resta che percorrere. Ringrazio pertanto tutti i partner e i soggetti che ci hanno appoggiato, condividendo questo bellissimo percorso”. “Il primo successo l’abbiamo ottenuto sul campo. L’interesse dei veronesi durante queste giornate è stato davvero importante – ha concluso Segala -, un bel segnale e un’ottima risposta all’invito dell’Amministrazione. Anche oggi ben 150 persone si sono iscritte per visitare Castel San Pietro, che fino a qualche ora fa nessuno aveva mai visto dall’interno. Purtroppo non abbiamo potuto accontentare tutte le richieste, per via del contingentamento dei posti”. Eravamo presenti alla conferenza, sopra descritta, ripetiamo, sulla terrazza di Castel San Pietro, ed abbiamo personalmente goduto per quanto fatto da Fondazione Cariverona e per quanto la stessa sta facendo, per ridare vita al maniero austriaco, ormai, uno dei tanti simboli d’arte, a Verona. Ma, abbiamo anche apprezzato quanto si sta facendo, da parte del Comune, per la riqualificazione di edifici e di zone, da tempo abbandonate, anche nel quadro del dossier Verona Capitale della Cultura 2022. Mentre segnaliamo, che abbiamo riprodotto, qui sopra, il testo integrale, dell’Amministrazione Comunale veronese, sulla conferenza in tema, dati i suoi importanti e specifici contenuti, auspichiamo che gli sforzi in atto, per una Verona più bella, elegante ed accogliente, nei suoi diversi aspetti, si trasformino, nel 2022,  in realtà, ossia, in una “Verona, Città della Cultura”, come tutti ci auguriamo avvenga. Intanto, siamo lieti di avere potuto mettere piede, per la prima volta, nelle sale di Castel San Pietro e sulla sua terrazza, dopo che, per 83 anni, quanti sono quelli di nostra vita, di Castel San Pietro, raggiunto, almeno cento volte, non abbiamo potuto vedere nulla, perché occupato, se bene ricordiamo, dall’Accademia d’Arte, dalla Generalkommandantur nazista, quindi, in parte, da un distaccamento Rai e, in fine, da un Istituto di beneficienza. L’accesso divenne, quindi, definitivamente impossibile, essendo caduto lo straordinario edificio, in miserrimo abbandono… Con piacere, ora, ne assistiamo alla felice  rinascita…                                                                                         Pierantonio Braggio

 

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