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ECONOMIA VERONESE e VENETA | 28 settembre 2020, 23:20

Iniziata, nel Veronese, la raccolta del riso. Coldiretti Verona, informa.

Produzione, per ettaro, in calo del 15%, ma, ottima qualità. Consumi, in aumento, in Italia, del 16%.

Iniziata, nel Veronese, la raccolta del riso. Coldiretti Verona, informa.

Da una decina di giorni, è iniziata la raccolta del riso nel Veronese, oltre che su tutto il territorio nazionale. Nella provincia di Verona, domina la varietà Vialone Nano, riso, dotato del marchio europeo IGP - Indicazione Geografica Protetta. “Quest’anno la produzione, pur essendo di ottima qualità, è in leggero calo per ettaro (-15%), a causa di punte di caldo e di maltempo. L’annata si presenta positiva, per la qualità. Ora, è fondamentale che, nella fase di raccolta, non si verifichino episodi di maltempo, con grandine”, evidenzia Luca Melotti, presidente di Coldiretti Isola della Scala e uno dei maggiori produttori scaligeri. Secondo Veneto Agricoltura, la superficie, coltivata a riso, in Veneto, nel 2019, è leggermente diminuita, a circa 3.250 ettari (-4%): il 90% degli investimenti, nel settore, si concentra nelle province di Verona (2.200 ha circa, -2,6%) e Rovigo (720 ha, -6,9%). Positivi i consumi di riso, in Italia, con un aumento record del 16%, nel 2020. L’Italia – segnala Coldiretti – si conferma primo produttore europeo di riso, con 228 mila ettari coltivati, quest’anno, e, 4 mila aziende agricole, che raccolgono 1,50 milioni di tonnellate di risone all’anno, pari a circa il 50% dell’intera produzione dell’Unione Europea, con una gamma varietale unica e fra le migliori del mondo. Il riso Made in Italy – ricorda Coldiretti –crea opportunità di lavoro per oltre diecimila famiglie, tra dipendenti e imprenditori, straordinario impatto sul paesaggio, sull’ambiente e sulla biodiversità, con 200 varietà, iscritte nel registro nazionale, dal vero Carnaroli, con elevati contenuto di amido e consistenza, spesso chiamato “re dei risi”, all’Arborio, dai chicchi grandi e perlati, che aumentano di volume durante la cottura, fino al Vialone Nano, il primo riso ad avere ottenuto, come citato, il riconoscimento europeo di Indicazione Geografica Protetta. Preoccupa, tuttavia – sottolinea Coldiretti – il boom di arrivi di cereale, dai Paesi asiatici: vera e propria invasione, che ha saturato il mercato, facendo concorrenza sleale ai coltivatori Made in Italy. Lo dimostra il caso del Myanmar – ex Birmania – che, nel 2020, ha aumentato del 44% le esportazioni di riso ‘Japonica’ in Italia, e continua a godere delle esenzioni tariffarie, che erano state, invece, sospese per la varietà ‘Indica’, con la decisione di applicare la clausola di salvaguardia. Si rende, quindi, necessario un monitoraggio quotidiano e coordinato, a livello europeo, delle importazioni di riso ‘Japonica’. Importazioni anche dal Vietnam, non solo cresciute del 17%, ma, destinate ad aumentare ulteriormente, grazie all’entrata in vigore, nell’agosto scorso, dell’accordo di libero scambio, con l’Unione Europea, accordo, che comporta – denuncia la Coldiretti – l’ingresso a dazio zero di 80mila tonnellate di riso lavorato, semilavorato e aromatico. Nell’ambito dei negoziati internazionali, sugli accordi di libero scambio, il riso – sostiene la Coldiretti – deve essere considerato, dall’Unione Europea, un prodotto “sensibile”, evitando nuove concessioni all’import e rendendo obbligatoria, a livello europeo, in etichetta, l’indicazione del Paese di origine, in modo, da indirizzare gli investimenti dei fondi comunitari, per la promozione, solo verso il riso coltivato nell’Unione. Per la sicurezza dei consumatori – afferma la Coldiretti – è poi necessario eliminare le soglie di tolleranza, per le sostanze vietate, all’interno dell’UE, con il divieto all’importazione di prodotti agricoli, contenenti sostanze attive non approvate nell’Ue, con reciprocità, nelle regole, sull’uso degli agrofarmaci, tra i produttori UE e, tra questi e quelli dei paesi terzi. “E’ necessario che tutti i prodotti, che entrano nei confini nazionali ed europei, rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori” – ha concluso il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, sottolineando che “che dietro agli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali, ci deve essere la garanzia di un percorso di qualità, che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore”. Se, da un lato, dunque, possiamo contare su dati positivi, in fatto di produzione e di consumo interni, essenziale è indurre ad intervenire l’Unione Europea, sul tema importazioni, onde salvaguardare decisamente la produzione italiana, che non è solo riso, ma anche, come abbiamo visto, validissima risorsa economica e sociale.

Pierantonio Braggio



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