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ECONOMIA VERONESE e VENETA | 14 agosto 2020, 08:24

Mele e pere, nel Veronese e in Veneto.

In ripresa la produzione, nel 2020, anche se in calo, rispetto al 2018 e anni precedenti.

Mele e pere, nel  Veronese e in Veneto.

La frutta veronese sta vivendo da anni una serie di difficoltà, per ragioni climatiche e per problemi fitosanitari. Quest’anno si registra un aumento di produzione di mele e pere di ottima qualità e pezzatura, rispetto all’anno scorso, anche per i minori danni da cimice asiatica, in forza anche del progetto di monitoraggio avviato nel 2020 da Coldiretti Verona, nell’area melo-pero. Pur registrando, in questa stagione, produzioni maggiori al 2019, c’è un calo a doppia cifra rispetto al 2018. In particolare, per le mele, a livello italiano, c’è stato una flessione del 10%, rispetto a due anni fa. A livello europeo, la Polonia, maggiore produttore, registra una diminuzione di circa il 30% rispetto alle annate trascorse”, ha precisato il presidente di Coldiretti Verona, Daniele Salvagno, che ha aggiunto: “l’ottima qualità dei frutti veronesi e la scarsità prefigurano un’annata positiva, anche per i prezzi ai produttori, che devono difendere il valore del prodotti, contro le speculazioni del mercato”.

Da notare: La mela, secondo Coldiretti, è la primatista dei consumi di frutta in Italia, con una durata maggiore rispetto ad altra frutta, facili da conservare ma anche ricchi di proprietà nutrizionali e con molteplici possibilità di utilizzo. Parte, comunque, in anticipo la raccolta delle mele in Italia con una produzione in calo (-1%), rispetto allo scorso anno, per un totale che supera i 2 miliardi di chili nel 2020. E’ quanto emerge dai dati diffusi da Alessandro Dalpiaz, sulla campagna di raccolta e commercializzazione.  L’Italia si classifica, così, al secondo posto, tra i paesi produttori dell’Unione Europea, dove la raccolta totale è stimata in 10,7 milioni di tonnellate, con in testa la Polonia, che registra un aumento della produzione del 17%, per un totale di 3,4 milioni di tonnellate, mentre, al terzo posto si piazza la Francia, con circa 1,4 milioni di tonnellate (-13%). Valori ben inferiori al 2018 e alle annate precedenti. Il Veneto, secondo Coldiretti, fa registrare un progresso del 3%, con 179.334 tonnellate, produzioni in crescita rispetto al 2019, su circa 6mila ettari, in cui si coltivano un po’ tutte le varietà in commercio: dalle Golden alle Gala, dalle Red Delicious, alle Fuji fino alle Granny Smith, con consumi in crescita, fra il 18% e il 23%, e con un trend in aumento pure per i trasformati, come i succhi.  Nella provincia veronese, gli ettari melicoltura sono 4.621, con una produzione, per il 2020, stimata in circa 140.000 tonnellate, in crescita del 3%, rispetto al 2019 ma in calo del -15%, rispetto al 2018 e annate precedenti. “A livello nazionale – evidenzia Elisa Macchi, direttore del CSO, Centro servizi ortofrutticoli, di Ferrara – le previsioni parlano di una produzione di 642.417 tonnellate di pere, +77% rispetto al 2019”, ricordato come annus horribilis, per varie ragioni: climatiche causa gelo primaverile e cimice asiatica. Il danno economico totale dello scorso anno è stimato sui 267,4 milioni di euro nel Nord Italia, di cui 34,2 in Veneto, con perdite anche di occupazione sia nella fase produttiva che di post raccolta e relativo indotto. “Nel corso del 2019/2020 l’Italia – ha continuato Macchi - ha esportato il 20% del totale del prodotto, in lieve calo rispetto alle annate precedenti. Il 92% del prodotto è diretto ai Paesi UE28”. In Veneto, la situazione produttiva prevede 70.289 tonnellate di pere, +156% rispetto al 2019 ma in calo dell’11% rispetto alla media produttiva 2015-2018. Si registra un -3% circa il calo delle superfici produttive, sul 2019, e un -9%, sul 2018. Più penalizzate la qualità Conference, rispetto ad Abate e Kaiser, mentre è più stabile la William. Nel Veronese, su 1435 ettari circa, coltivati a pere su circa 2957 ettari regionali, la produzione è stimata in circa 28mila tonnellate. Le superfici di William sono stabili, rispetto allo storico, quelle di Conference sono in calo del 9%, rispetto al 2019 anche per le rese. Le superfici produttive di Abate registrano un - 5%, ma con buoni i rendimenti. A livello europeo, è prevista una ripresa delle produzioni, con 2.199.000 tonnellate, pari ad un +12%, sul 201, ma, - 4% sulla media 2015-2018. “Vogliamo dare maggiore valorizzazione alle nostre colture, per aprire nuovi mercati e dare ai produttori il giusto riconoscimento economico, tropo spesso, mortificato dalle produzioni, a basso prezzo, di paesi stranieri”, ha evidenziato Stefano Faedo, presidente dell’Associazione Ortofrutta Veneta. Importante è che l’agricoltura italiana, con le sue straordinaria frutta e verdura, venga maggiormente valorizzata, nell’interesse dei produttori e dell’economia.

Pierantonio Braggio


Pierantonio Braggio

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