ANNUNCI E VARIE | sabato 15 agosto 2020 09:08

ANNUNCI E VARIE | 01 agosto 2020, 00:14

Denaro dall’Europa, MES, riforme e prestito irredimibile…

Dobbiamo impiegare, rapidamente e bene, i 209 mld, che ci perverranno.

Denaro dall’Europa, MES, riforme e prestito irredimibile…

Dopo ostacoli diversi e insistenze italiane, a non finire, Bruxelles – ossia, 27 Paesi dell’Unione Europea, Italia compresa, per un totale di 447.000.000 di abitanti – ha deciso, dopo novanta ore di discussione, che dei 750 mld di euro, provenienti dal Recovery Fund europeo, 209 mld siano destinati all’Italia, pari al 28% dei cennati 750 mld stanziati. Ciò, per permetterci di fare fronte, urgentemente e radicalmente, al disastro economico-sociale, lasciatoci in eredità dal Cortona Virus, che, con il suo imperversare, ha creato, solo in Italia, fra l’altro, 35.000 vittime. Premesso che il ‘Recovery fund’, o ‘Fondo per la ripresa’, è stato pensato, per strategicamente puntellare i Paesi membri dell’UE, che, non solo hanno sostenuto, a causa dell’infezione, spese enormi, e che, inoltre, vedranno ridursi il proprio Pil, quello della messa a disposizione dei detti 750 mld di euro e della loro oculata suddivisione, fra i vari Paesi, tenendo conto, di quelli più bastonati, costituisce un buon accordo, che, se aiuta fortemente il nostro Paese, è, pure, grande sintomo di volontà di unione e di continuità intereuropea, dando, quindi, maggiore forza all’Unione Europea stessa. Dei citati 209 mld, previsti per l’Italia, oltre 81,4 sono da intendere a fondo perduto e oltre 127,4 a prestito, ad interesse, molto contenuto. Per ottenere l’importante somma, il Governo italiano predisporrà un dettagliato progetto di spesa – da presentare a Bruxelles, entro il prossimo settembre – che la Commissione europea esaminerà, approverà, o meno, entro un paio di mesi. Chiaro, ripetiamo, che non solo l’Italia riceverà denaro, ma, in misure diverse, tutti i Paesi membri. Agli importi, di cui sopra, potrebbero aggiungersi, per l’Italia, altri 36 mld di euro – pari al 2% del nostro Pil – provenienti dal MES o Meccanismo Europeo di Stabilità, il quale, tuttavia, per statuto, prevede condizioni e controlli, nel Paese beneficiario, atti a costatare che lo stesso metta in atto i provvedimenti – riforme, per esempio – previsti dal MES stesso, per concedere il prestito, il quale, sarebbe accordato, ad interesse bassissimo, e, comunque, inferiore al tasso attuale di remunerazione dei nostri Bot. La cosa è tuttora all’esame del Parlamento. Certo, tuttavia, che, quanto ci giunge a prestito, va a dare maggiore fuoco ad un debito pubblico senza freni, già, ora a 2500 mld…, per cui, non resta che sperare, che, una volta, sistemati i dissesti, lasciati dal virus, il Paese possa mettersi su una via di forte progresso economico, tale, da creare una vivace economia, accompagnata da aumento del Pil e di affidabilità. Che, tuttavia, mai raggiungeremo, se non provvederemo sollecitamente a realizzare quelle riforme strutturali, che, da più di vent’anni, suggeriteci, da più parti, sono rimaste in un cassetto, chiuso a chiave, per volontà dei partiti, ma, che sono essenziali, per porci – visto che, in Italia, volontà e capacità imprenditoriali e d’innovazione non mancano – fra i più avanzati Paesi d’Europa. In materia di riforme, occorre intervenire, nei settori: della Pubblica Amministrazione (resa più snella e rapida), dell’impresa (che va fortemente supportata, creando essa valore aggiunto ed esportazione, per la quale, però, determinanti sono prezzi competitivi, e, quindi, occupazione); del lavoro (copiamo dalla Germania, non solo, in fatto di normative, ma anche di formazione professionale); della produttività (oggi, piuttosto modesta; del sistema fiscale (anche, con la riduzione di imposte stesse, avendo attenzione ad uniformarsi, il più possibile ai migliori modelli europei); della burocrazia (riducendola all’osso); della giustizia (rendendola più veloce); della lotta alla corruzione, all’evasione, all’assistenzialismo – in merito, disse Lenin, “chi non lavora, non mangia”; dei regolamenti (che frenano, inutilmente, l’iniziativa); della politica (gettando le basi, per una maggiore stabilità dei governi, onde possano operare, per più lunghe legislature e per portare a termine virtuosi programmi) e delle relazioni, fra cittadini e pubbliche Istituzioni, non dimenticando che le stesse esistono, per essere di aiuto al cittadino, ed altro. Anche per potere “fare presto”, a realizzare tali riforme, “copiando”, come, prima, appena accennato, dai Paesi, che riteniamo più evoluti – non basta invidiare o criticare: bisogna “fare”. Un’ulteriore bella, importante riforma, per così dire, è la riduzione, della spesa pubblica, perché il risparmio – in Italia, troppo tartassato, specie, in relazione allo scarso potere d’acquisto italiano, dovuto alle varie imposte e ad un’ IVA del 22%, mentre, quella tedesca, oggi, anche se provvisoriamente, è del 16% – ha, da sempre, costituito il benessere delle nazioni e, quindi, delle famiglie. Fra poco, disporremo dicevamo, di 209 mld. Ebbene, stabiliamo rapidamente e con massima oculatezza – lo richiede l’attuale pesante situazione – verso dove incanalare tale ingente somma, abbandonando ideologie ed interessi di partito, di destra e di sinistra, e pensando solo al bene dell’Italia e dei suoi cittadini, risaputo essendo, che, per fare una strada o portare maggiore denaro in tasca, alla gente normale, non occorre essere bianchi o neri, ma, disporre solo di saggezza e di buona volontà. Le quali potranno servire, anche a dare una sistemata, per quanto possibile, al pericolosissimo debito pubblico – c’è d’augurarsi che il Pil, una volta rese realtà, le attese riforme, possa risollevarsi, favorendo almeno un minimo di riduzione dello stesso debito e creando occupazione. Un debito, cui si potrebbe tentare – ne serpeggia l’idea – di porre un limite, con l’emissione di un prestito irredimibile, ossia, senza scadenza e, quindi, che non sarà mai rimborsato, a meno che lo Stato, un giorno, chissà quando, tornato in istato di maggiore liquidità, non intenderà procederne al rimborso. Tale prestito – del quale, per ora, solo si parla, potrebbe rendere, da un 2%, a un 3% annuo, tassi piuttosto buoni, prevedendo, per quello al 2%, magari, l’esenzione dall’ imposta del 12,50%, per rendere l’emissione più appetibile – non costituirebbe, ovviamente, per lo Stato, problemi futuri di rimborso, come avviene, invece, oggi, per i vari BTP, scadenti in mesi ed in anni diversi, d’oggi e di domani. Timore, per l’investitore, potrebbe sorgere dall’insolvenza, nel pagamento delle cedole o dalla perdita del loro potere d’acquisto, nel lungo termine. Lo Stato, invece, non avendo il problema del rinnovo dei titoli, in scadenza, non avrebbe l’incubo della fissazione di tassi attualizzati, talvolta, superiori a quelli, dei quali sono dotati i titoli, in corso e da rimborsare. A carico dello Stato, rimarrebbe, ovviamente, tuttavia, il pagamento d’interessi, sull’irredimibile emesso, ad un tasso, piuttosto superiore a quello, si diceva, poc’anzi, d’una normale altra emissione attuale – tasso di poco superiore, sia, per invogliare all’acquisto dell’irredimibile stesso, sia a ricompensa del previsto non rimborso, e che, rimarrebbe invariato, anche in caso di un futuro calo dei tassi. La cosa va studiata a fondo, sia da parte dell’emittente, che dell’investitore. Se tale prestito, non rimborsabile, ove fosse emesso e avesse successo – ovviamente, esso dovrebbe essere dell’ordine di centinaia di miliardi – adducendo liquidità alle casse dello Stato, contribuirebbe a ridurre sostanzialmente, il temutissimo debito pubblico, oggi, a 2500 miliardi. Comunque, irredimibile – che non servirebbe a nulla, se non rivedessimo la spesa pubblica – a parte, abbiamo la certezza che avremo il denaro europeo: si tratta di provvedere, con la massima rapidità e con investimenti ad hoc, per una forte ripresa dell’economia, a breve, cogliendo l’occasione, pure, per modernizzare il Paese e porlo, ove possibile, fra i migliori europei.

Pierantonio Braggio

 




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