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ANNUNCI E VARIE | 25 giugno 2020, 18:19

“L’affresco ritrovato”. Esercito, a Verona, significa anche Passione per l’Arte.

Restaurato, a Palazzo Carli, sede di Esercito-Comfoter di Supporto, un prezioso affresco del ‘700.

“L’affresco ritrovato”. Esercito, a Verona, significa anche Passione per l’Arte.

Il 23 giugno 2020, il Generale di Corpo d’Armata Giuseppenicola Tota, Comandante delle Forze Operative Terrestri di Supporto, l’architetto Marco Giaracuni, presidente della Fondazione Accademia di Belle Arti di Verona, Francesco Ronzon, direttore della stessa Accademia, il coordinatore della Scuola di Restauro Massimiliano Valdinoci e i docenti e gli studenti dell’Accademia, hanno presentato un ottimamente restaurato affresco settecentesco, che decora il soffitto di una delle stanze di Palazzo Carli. “Il restauro è stato reso possibile, grazie al contributo di Fondazione Cariverona e alla collaborazione dell’Accademia di Belle Arti, Verona, la cui “Scuola di Restauro è l’unica, nel Triveneto, riconosciuta dal Miur/Mibact, come abilitante alla professione di restauratore di Beni culturali, in possesso di adeguate strutture logistiche e tecnologiche, nonché di personale docente qualificato. L’intervento rientra nei protocolli di collaborazione, che l’Accademia sigla con Enti pubblici e privati, come il Comune di Verona, la Diocesi, i Musei cittadini, l’Agec e, in questo caso, come il Comfoter di Supporto. Tali protocolli permettono agli allievi, che frequentano il corso quinquennale, a ciclo unico, di accedere ad un’offerta formativa, su manufatti di elevato valore storico-artistico, appartenenti al patrimonio veronese”. Così l’architetto Marco Giaracuni, che ha sottolineato, anche, come, per gli studenti, le occasioni di esperienze pratiche, “sul campo”, siano complemento fondamentale al corso di studio. I lavori di restauro, iniziati nell’ottobre del 2018 e terminati all’inizio di quest’anno, sono stati svolti, dunque, in ogni operazione di studio teorico e d’intervento pratico, dagli allievi dell’Accademia di Belle Arti di Verona, sotto la supervisione dei docenti, Cristina Todaro – 1° semestre A.A. 2018-2019, inizio descialbo, Francesca Mariotto – 2° semestre A.A. 2018-2019, descialbo, Adele Trazzicon ed Elena Astolfi – cantiere estivo luglio-settembre 2019, conclusione descialbo e rimozione vecchie stuccature, e Laura Lucioli – 1° semestre A.A. 2019-2020, pulitura, consolidamento, stuccature e ritocco pittorico. “Ringraziamo nuovamente il Comando delle Forze Operative Terrestri di Supporto – ha aggiunto Giaracuni – per l’occasione offerta, ricordando come, allo stesso tempo, questo intervento abbia consentito la riscoperta e la conservazione del dipinto murale, rinvenuto sotto strati di idropittura moderna e riconducibile agli anni in cui (1789), l’allora proprietario, Alessandro Carli, “ammodernò” l’apparato decorativo del palazzo, commissionando affreschi ai pittori più in voga, quali Marco Marcola, Domenico Pecchio e Giambettino Cignaroli”. “Sono particolarmente fiero - ha commentato Francesco Ronzon - di essere qui a presentare la conclusione di un lavoro di restauro, che ha visto la partecipazione del terzo e quarto anno della Scuola di Restauro PFP1, durante le attività didattiche e durante un ripresa delle attività laboratoriali della Scuola di Restauro, un ritorno a una normalità, per tutti noi tanto attesa e anelata. Ringrazio tutti i docenti e gli studenti che si sono susseguiti nei lavori, le Forze Operative Terrestri di Supporto, che ci hanno accolti e ospitati, e la Fondazione Cariverona, senza il supporto della quale, questo lavoro non sarebbe stato possibile. È proprio questo il bello del lavoro dell’Accademia: l’arte incontra la collettività e, assieme, si creano iniziative di grande valore umano e culturale”. “Non posso che felicitarmi per il risultato raggiunto – ha concluso Massimiliano Valdinoci – e auspicare ulteriori occasioni di collaborazione, che consentano ai nostri studenti di fare esperienza sul campo, in contesti che li mettono a confronto con pratiche complesse e qualificanti. Occasioni che rappresentano, inoltre, un importante contributo della nostra istituzione, alla salvaguardia del patrimonio culturale del territorio”. L’Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Verona, Francesca Briani: “Non possiamo che plaudere ad iniziative come queste, che vedono una Città coesa e collaborativa. Devo ringraziare, in particolare modo, l’Esercito, che rappresenta una parte importante della città, perché ha imparato. con gli anni a dialogare sempre di più con essa, a confrontarsi e ad essere a fianco dei veronesi, come lo è stato soprattutto in questo periodo perché, ricordiamolo, sono stati tanti gli interventi a favore della collettività. E anche, per il fatto di aver riportato alla luce, grazie alla Fondazione Cariverona e all’Accademia di Belle Arti, un affresco tanto importante, che andrà ad arricchire quel Palazzo, che avete avuto il merito di riaprire alla città e ai veronesi. Grazie a voi, molti hanno imparato dov’è Palazzo Carli, cos’è Palazzo Carli e quali sono le meraviglie di Palazzo Carli”. Il direttore generale di Fondazione Cariverona, Giacomo Marino: “Ci è piaciuta l’idea di collaborare, con le Istituzioni della città, per riscoprire un piccolo tesoro, che, poi, si è dimostrato molto interessante. Vogliamo puntare su progetti, come questo, anche perché il nostro programma si chiama «Sostenere il futuro» e, quindi, tutte le iniziative, come questa, che vorremmo sostenere, vanno nella giusta direzione”. Particolarmente soddisfatto il Generale Tota, che ha voluto ringraziare il Generale Amedeo Sperotto, suo predecessore, il quale iniziò il percorso di recupero dell’affresco, durante il periodo, in cui egli era al comando del COMFOTER. “Quello di oggi rappresenta un ulteriore esempio di come l’impegno dell’Esercito Italiano, per la collettività sia universale. Riscoprire e custodire patrimoni storici che appartengono al bene comune e cantiere estivo. Lo sono ancor più, in un momento come questo, perché l’inaugurazione odierna significa ridare vita a un’opera d’arte come quella, che oggi stiamo riscoprendo, nella sua originale bellezza. Un’inaugurazione, che ci riempie d’orgoglio, perché ci consente di riscoprire, salvaguardare e custodire il lavoro di artisti, che hanno scritto, con l’arte, la storia del nostro meraviglioso Paese. Un ringraziamento particolare va ai docenti e agli studenti, che dal 2018, hanno lavorato a questo restauro. Credo che voi studenti abbiate un’enorme responsabilità, in ciò che fate. E questo, perché siete e sarete i custodi della bellezza della nostra amata Patria! Attraverso lo studio e la riscoperta di opere come questa, vi state preparando al meglio per svolgere un lavoro faticoso, ma, allo stesso tempo, ricco di soddisfazioni, che premetterà di preservare e, a volte, riportare in vita il meraviglioso patrimonio artistico, che ci contraddistingue nel mondo. Voglio, infine, ringraziare la Fondazione Cariverona – ha concluso il Generale Tota – che ha immediatamente compreso l’importanza dell’opera, contribuendo significativamente alla sua riscoperta”. Quanto alla parte tecnica del restauro eseguito, dà dettagliate spiegazioni quanto segue: “L’eliminazione dello strato di scialbo, steso in epoca contemporanea a causa di un cambiamento di gusto da parte dei nuovi proprietari del palazzo, ha messo in luce un affresco di particolare raffinatezza e qualità pittorica, tale da farlo quasi sembrare un dipinto da cavalletto. L’affresco rappresenta l’«Allegoria dell’Abbondanza o della Liberalità»: la figura centrale, infatti, con la mano destra sperpera delle monete d’oro, estratte, da un sacchetto. Accanto a lei, si trova l’«Allegoria della Prudenza», con armatura, elmo e corona di moro, il cui gesto sembra invitare a non disperdere il denaro, che due figure alate raccolgono in un vaso. La scena è racchiusa all’interno di una cornice, in finto legno intarsiato, su cui sono collocati, agli angoli quattro vasi floreali. Il tutto, inserito in una cornice a finto stucco, che si sviluppa lungo il perimetro della stanza, con volute e foglie d’acanto. In corrispondenza delle porte, quattro medaglioni, in monocromo rosa, raffigurano le quattro stagioni. Sono state avanzate delle ipotesi di attribuzione: per la parte centrale i pittori veronesi Matteo Brida e Gianbattista Buratto, attivi anche nei palazzi dell’Accademia Filarmonica, mentre, per le cornici, i quadraturisti Pietro Antonio Perotti, Giovanni Mattioli e Filippo Maccari. La tecnica utilizzata è a calce, con campiture, sia a secco che a fresco, stese, come ha rivelato l’osservazione, a luce radente, in diverse giornate. Lo strato d’intonaco, che la ricopriva, ha consentito una buona conservazione della pellicola pittorica. Ciononostante, l’affresco presentava diverse problematiche, come la fratturazione dell’intonaco, in corrispondenza con la struttura del supporto della volta, in canniccio, le stuccature, attuate in passato, con diversi materiali e i distacchi delle dorature a pennello e a foglia d’oro. L’intervento di recupero si è svolto in varie fasi: la prima, con analisi stratigrafica, ha messo in luce i diversi strati pittorici sovrapposti, laddove il «descialbo» è, tecnicamente, la rimozione dell’ultimo strato di intonaco (a monocromo ocra), attraverso l’uso di acqua e azione meccanica, con bisturi, spazzolino e vaporetto. Il successivo consolidamento è avvenuto, sia con stesura di una resina acrilica, che con iniezione di una miscela di alcoli, negli strati leggermente rigonfiati. La pulitura, con impacchi di carbonato di ammonio e spazzolino, ha consentito di eliminare i residui delle ridipinture. Dopo un’ulteriore fase di consolidamento, le ultime fasi hanno visto il rifacimento delle stuccature e il ritocco pittorico, a velatura o a selezione cromatica, per garantire la completa leggibilità dell’opera”. Palazzo Carli, storia in breve: Fra il 1550 ed il 1561, Gianbattista Orti e Gianbattista Della Torre acquistarono l’area, sulla quale, oggi si trova il palazzo, che fu costruito nel 1750, da un loro successore, Giuseppe Della Torre. Nel 1780, l’edificio fu acquistato da Alessandro Carli, che lo cedette, quindi, ai fratelli Basilea. Nel 1839 – Verona era quasi la capitale del Lombardo-Veneto – Palazzo Carli fu acquistato da Vienna. Dal 1866, il Palazzo è in mano italiana. Oggi, esso è la sede ufficiale di COMFOTER, Comando delle Forze operative terrestri, Esercito Italiano. Importante, l’opera di restauro, sopra descritta, dimostrando essa l’attenzione, che l’Esercito volge alle opere d’arte, custodite negli edifici, che le ospitano, e, al tempo, alla stessa cittadinanza, che vede arricchirsi il patrimonio artistico delle proprie città, in un costante, costruttivo rapporto, fra mondo militare e mondo civile.

Pierantonio Braggio


Pierantonio Braggio

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