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ECONOMIA VERONESE e VENETA | 24 giugno 2020, 09:19

Cattolica Assicurazioni: un socio chiede le dimissioni dei vertici!

Nell'attesa di valutare come andrà l'assemblea telematica convocata per il 26 e 27 giugno ci scrive un nostro lettore e socio di Cattolica Assicurazioni che presenta il suo punto di vista sull'attuale situazione e trae le sue conclusioni.

Cattolica Assicurazioni:  un socio  chiede le dimissioni  dei vertici!

Pregiatissimo Signor Direttore,
molti anni fa sono entrato come socio in Cattolica e ricordo che, a quel tempo e per un periodo di molti anni, l’investimento in Cattolica era caratterizzato da una consistente solidità di gestione come garanzia di sicurezza del capitale investito  unitamente ad una elevata redditività. Queste caratteristiche rendevano ampiamente accettabile la non immediata  liquidabilità delle quote. Aggiungo poi che il nome della società è stato sempre considerato un valore aggiunto in quanto fa riferimento a valori cui si è sempre ritenuto fossero riferite le scelte di gestione, improntate costantemente ad un sano criterio di prudenza.
Ora ci troviamo in una situazione in cui la liquidità dell’investimento è massima, ma il valore del titolo ha toccato i minimi storici e il Direttore Generale della società, in una lettera indirizzata il 2 giugno agli agenti, spiega che la particolare esposizione del gruppo nel ramo vita e la mancata adozione del modello di valutazione interno della solvency sono “frutto di decisioni strategiche del passato”.
In ogni caso l’IVASS, autorità amministrativa indipendente che esercita compiti di vigilanza sul mercato assicurativo italiano per garantirne la stabilità e tutelare il consumatore, ha chiesto a Cattolica di procedere ad un aumento di capitale di 500 milioni di euro.
Per loro natura i vertici aziendali sono preposti alle scelte gestionali, in particolare a quelle strategiche, siano esse recenti o meno,per cui la responsabilità della situazione in capo ai vertici non può essere diluita attribuendola in tutto o in parte ai predecessori o, peggio, a precedenti proprie decisioni.
Le considerazioni esposte fin qui mi consentono di concludere dicendo che non può essere chiesto solo ai soci un elevato sacrificio in termini di abnorme svalutazione del titolo e di mancata corresponsione del dividendo.
Anche i vertici aziendali, mossi da senso di responsabilità, dovrebbero quindi mettere in discussione le loro stesse posizioni rassegnando le dimissioni e restituendo i consistenti compensi che hanno percepito in questi ultimi anni.

Lettera firmata: F.F.

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