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ANNUNCI E VARIE | 16 giugno 2020, 23:16

Tempo di “pesche”, nel Veronese…

Tanto lavoro, in campagna, ma, quotazioni deludenti, per gli agricoltori. Mille problemi…

Tempo di “pesche”, nel Veronese…

Pesche 2020, in provincia di Verona: maltempo e prezzi in calo preannunciano una stagione deludente. Tanto impegno, scarso reddito. Andrea Tosoni, peschicoltori di Confagricoltura Verona: “La prima gelata primaverile ci ha portato via il 50 per cento, del prodotto. Ora speriamo che cessino queste piogge continue, perché rischiamo altre complicazioni, come muffe e parassitosi. Le pesche, in raccolta sono di buona qualità, ma speravamo, proprio in virtù dei bassi quantitativi, che il mercato le premiasse di più. Invece, siamo partiti, con prezzi pagati ai produttori di 40 centesimi al chilogrammo, cioè in linea con quelli insoddisfacenti dell’anno scorso. E 40 centesimi, a inizio stagione, sono davvero pochi, perché, poi, quando aumenteranno i quantitativi della raccolta, i prezzi diminuiranno ulteriormente. Peraltro, con la produzione dimezzata, quest’anno, i costi di produzione verranno spalmati su un reddito minore, e, quindi, a stento, si pareggia. Come sempre, a farci male è la concorrenza dalla Spagna, oltre a quella interna dal Sud Italia. Loro hanno condizioni migliori e pezzature più grandi. E riescono ad essere più competitivi di noi”. Sempre più in crisi, purtroppo, la coltivazione della pesca, nel Veronese. Dal 2011, gli ettari coltivati a pesca, si sono ridotti, in provincia di Verona, da 2.736 a 1.743 ettari – dati di Veneto Agricoltura – con una perdita di un migliaio di ettari, in un decennio, pari a più di un terzo delle piante. “Mi dispiace dirlo, ma, se va avanti, così, le pesche, da noi, sono destinate a scomparire – conferma Tosoni -. Gli anni d’oro sono terminati nel 2010. Da allora è andata sempre peggio. Noi avevamo 30 ettari di pesche, ma li abbiamo ridotti a 24. Siamo una delle grosse aziende, che porta avanti ancora la tradizione, ma saremo costretti, anche noi, a prendere delle decisioni sul nostro futuro, perché non possiamo più sostenere una coltivazione, che non dà reddito. Anche i grossisti si stanno spostando negli areali, dove ci sono una maggiore quantità e una maggiore offerta. La grande distribuzione non aiuta, perché, al di là dei bei discorsi, sui prodotti a km 0, sceglie anche chi fa un centesimo di sconto. Un po’ ci sta aiutando la consegna a domicilio, iniziata nel periodo di lockdown, ma i nostri 5.000 quintali sono una produzione, che per essere assorbita ha bisogno dei canali tradizionali. Esportiamo anche nei Paesi del Nord Europa, ma, anche su quel fronte i prezzi lasciano a desiderare. Due anni, fa ci davano 1,20 euro, al cestino retinato, adesso prendiamo la metà”. Problema manodopera. “Prima c’è stata la difficoltà di reperimento nel periodo di lockdown, adesso i lavoratori stranieri sono presi dalla fibrillazione, per farsi regolarizzare, e sono tutti in giro a uffici – spiega Tosoni -. Si fatica a reperire raccoglitori e, soprattutto, che siano un minimo specializzati. La raccolta delle pesche si impara con il tempo: bisogna saper “pescare”, come dice il nome, il frutto maturo al punto giusto, in base al colore e alla consistenza. Formare i lavoratori è un impegno che richiede tempo. I lavoratori italiani sarebbero i migliori, perché sono sul posto ed è più facile comprendersi. Ma fanno le raccolte solo per ripiego e, non appena trovano un’altra opportunità, se ne vanno. Per noi significa aver sprecato inutilmente tante ore a spiegare il lavoro”. Unica nota positiva la presenza minore della cimice asiatica: “C’è, ma è meno aggressiva degli altri anni. Io credo che la natura faccia il suo corso e, tra qualche anno, troverà il suo equilibrio naturale, neutralizzando, in gran parte, l’azione di questo insetto alieno”. Come per altre colture arboricole, anche per la peschicoltura, l’86% circa degli investimenti si concentra, in provincia di Verona. La panoramica veronese rispecchia quella nazionale: si prevede che, quest’anno, la produzione italiana di pesche e nettarine scenderà sotto le 820mila tonnellate, riportando un calo del 28% sul 2019 e del 34% rispetto alla media del quinquennio 2014-18. L’agricoltura, veronese ed italiana, quindi è in costante sofferenza: tanto impegno, tanto lavoro e scarso reddito, con prospettive molto difficili, nonostante l’alta qualità dei prodotti. Non ci stancheremo mai di sottolineare, come all’agricoltura, grande settore produttivo, debbano essere riconosciute facilitazioni pratiche, per poter portare sul mercato, frutta e verdura, a prezzi, atti a controbattere la concorrenza estera.

Pierantonio Braggio


Pierantonio BRaggio

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