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ESPRIME CULTURA | 31 maggio 2020, 21:15

Villa romana in Valpolicella. Archeologia nel Veronese

Meravigliosi resti romani, località Villa ed omonimo Amarone, in grande luce, a cura di Cantina Valpolicella Negrar.

Villa romana in Valpolicella.               Archeologia  nel Veronese


 
Ci sono territorio e territorio, terreno e terreno, nei quali la vite produce la propria uva. A Negrar, Verona – centro primario della Valpolicella, in fatto di produzione di eccezionali vini, noti in mezzo mondo – hanno prosperato e, probabilmente, prosperano viti in suoli, che nascondono preziosi reperti romani. Nel progetto vinicolo, denominato “Espressioni” e lanciato, nel 2011, da Cantina Valpolicella Negrar, per dare valore alle specificità territoriali della Valpolicella stessa, rientra, non a caso, una sorta di Amarone, derivante da uve di viti, coltivate, talvolta, ad insaputa degli agricoltori, su reperti archeologici di una romana villa. Reperti, che appaiono su etichetta, con la denominazione, appunto, “Villa”. Un’associazione di contenuti, che, in un prossimo futuro, dando maggiore e definitivo risalto agli straordinari resti ritrovati, potrà essere non solo di maggiore promozione della produzione vinicola, ma, anche del flusso turistico in Valpolicella. In merito a quanto sopra, ha affermato il presidente di Cantina Valpolicella Negrar, Renzo Bighignoli: "Grande gioia, per il riconoscimento unanime, dato alla riscoperta di un sito archeologico, di cui Cantina Valpolicella Negrar aveva già intuito, nel 2011, il grande valore, immortalandone nome e reperti, in un progetto vinicolo, dal valore culturale, che ha dato, come risultato, cinque vini Amarone, uno, per ogni vallata della Valpolicella classica. Tra questi, l'Amarone Villa Espressioni, la cui etichetta riproduce un mosaico della villa romana, custodito, nel Museo Civico di Verona –. Tale vino viene prodotto anche con uve provenienti dalla vigna della famiglia Giacopuzzi-Bronzo, socia della cantina, interessata dai recenti scavi archeologici". Così Renzo Bighignoli, presidente di Cantina Valpolicella Negrar, ha commentato la notizia della riscoperta dei mosaici pavimentali, risalenti al II ed al III sec. d.C. della villa romana, ubicata a nord di Negrar, scoperta, oltre un secolo fa ed ora riportata alla ribalta, dagli scavi del team di Sap - Società Archeologica Srl, diretti da Gianni De Zuccato, archeologo della Soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio. Il quale, avendo rivolto richiesta alla Cantina Valpolicella di un contributo, per dare continuità agli scavi in corso, si è sentito confermare la disponibilità della Cantina – come abbiamo visto, da parte del presidente Bighignoli – a creare una cordata d’imprese e di cantine, in grado di supportare un sito archeologico di grande importanza, per la Valpolicella ed il Veneto, "un unicum, per rarità e bellezza dei colori dei mosaici, previo via libera della Sovrintendenza”. Il ritrovamento in tema, comunque, costituisce conferma della bontà e della lungimiranza del progetto, riconducibili alla storia del territorio d'origine. "Il nostro obiettivo rimane sempre quello: produrre un Amarone identificativo di un territorio che, nel suo Dna, porti con sé, secoli di storia", ha commentato Daniele Accordini, dg ed enologo di Cantina Valpolicella Negrar. Quanto al lato strettamente culturale della scoperta, scrive il Comune di Negrar – su un tema, che va definitivamente e felicemente risolto, anche per dare risalto ad una importante presenza romana, nella Valpolicella, cui auguriamo, oltre ad essere importantissimo centro vitivinicolo, di diventare anche punto di studio degli insediamenti romani, nel suo territorio: La villa romana di Negrar fu individuata, una prima volta, sul finire dell’Ottocento (DE STEFANI 1887, 431-432; FRANZONI 1982, 113; TOSI 1983-1984, 91), nel fondo Cortellese, presso la contrada, che reca il significativo toponimo di Villa; parecchi anni più tardi, nel 1922, gli scavi sistematici, condotti dalla Soprintendenza Archeologica del Veneto, consentirono di mettere in luce e di rilevare una vasta sala rettangolare, affiancata da altri vani, lungo i lati lunghi e prospiciente un porticato che, secondo G. Tosi, poteva aprirsi su una terrazza e delimitare una fronte dell’edificio, oppure, più probabilmente, costituire uno dei lati di un portico quadrangolare, che circondava un cortile interno (TOSI 1983-1984, 91-92, 101). Dovrebbe, con ogni probabilità, trattarsi della pars urbana, ovvero il settore residenziale, dell’edificio (CAMPANILE 1922, 347-361; FRANZONI 1982, 113; TOSI 1983-1984, 91). Un altro locale, con pavimento ricoperto da un mosaico a motivi geometrici, molto probabilmente appartenente al medesimo complesso, venne infine scoperto nel 1974 (TOSI 1983-1984, 101). Mentre la decorazione architettonica è andata perduta, così come quasi tutta quella pittorica (rimangono, infatti, solo frammenti d’intonaco dipinto a tempera di vari colori), sono rimaste invece notevoli ed interessanti testimonianze dei pavimenti a mosaico. Tra questi, si distingue, soprattutto, la pavimentazione della grande sala, forse il locale più importante dell’abitazione: qui, inseriti in una complessa decorazione geometrica, formata da tessere di vari colori, comparivano quattro riquadri figurati - di cui solo due sono sopravvissuti - rappresentanti ognuno un putto, alla guida di un cocchio da corsa trainato da due cavalli, disposti intorno ad un riquadro centrale, con figure umane, che oggi è conservato presso ii Museo Archeologico di Verona”. Il sindaco di Negrar, Roberto Grison, spera di poter celebrare l’evento del ritrovamento, realizzando un sito, in grado di accogliere i visitatori, sia digitalmente, che in visita alla Valpolicella, la quale, con tali importanti resti romani – che potrebbero diventare numerosi, nel tempo –  diventerebbe meta di consistente flusso turistico, da parte di interessati alla storia e all’arte, da approfondire, davanti a un bicchiere di Amarone.
Pierantonio Braggio

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