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ANNUNCI E VARIE | 28 maggio 2020, 21:07

Siamo ridotti male. Il disastro del debito pubblico, completato dal virus…

Spesso, si parla di “patrimoniale”. Se dovesse essere decisa, sia tale da farla finita, una volta per sempre, con il debito pubblico e con nuove imposizioni, creando certezza, in Italia e all’estero.

Siamo ridotti male. Il disastro del debito pubblico, completato dal virus…

A dire il vero, anche in Italia, ci sono buoni ragionieri e buoni strateghi. Già, la Repubblica di Venezia aveva i suoi “rationatores”! Parliamo di debito pubblico, che, pesantissimo e problematico, già, prima della comparsa del virus, si è trasformato in dramma: una velenosissima spina, che danneggia sia l’Italia, sia l’Unione Europea. Sappiamo questo e sappiamo anche, accennammo, come potremmo ridurre d’un tratto il debito; sappiamo essere ragionieri – tali non furono, coloro, che crearono il debito – come sappiamo, cosa significhi, purtroppo, l’avvilente termine “patrimoniale”. Sappiamo anche che, di tale patrimoniale – sempre smentita e, quindi, non ancora decisa – paghiamo, già, da tempo, possiamo dire, in anticipo, cifre, non da poco: il 12,50%, sugli interessi e sui plusvalori dei Bot, che sono patrimonio – bisognava punire le “rendite”, peraltro alimentate, dallo Stato – e che, sino al 1986, erano esenti, “da ogni imposta presente e futura”; paghiamo l’imposta IMU, sulla casa, che è patrimonio; paghiamo il 26% – un conto, è pagare tale 26% in Germania, e un conto è pagarlo in Italia! – sui dividendi e sulle plusvalenze azionarie, che sono patrimonio; paghiamo lo 0,20 per mille, sul valore di borsa di Bot e di azioni, che sono patrimonio – imposta non corretta, questa, perché, grava su importi del momento, volatili, spesso, consistenti, ma, di solito, non tali, nel giorno della monetizzazione dei titoli posseduti, e dovremmo pagare il 26% sugli interessi, da depositi o da giacenze, in conto corrente, che non paghiamo, non rendendo, oggi, tali giacenze, un bel nulla… Tra parentesi: non si dovrebbe pagare nulla sui Bot, essendo emessi dallo Stato…, che, da un lato, paga interesse, e dall’altro, ne preleva… Nonostante ciò e nonostante tutte le altre imposte, con relative entrate, lo Stato non ha mai denaro a sufficienza, a causa, soprattutto, del debito pubblico e della spesa pubblica, che lo crea, in una situazione, aggravata, oggi, dalla forte spesa improvvisa ed aggiuntiva, dovuta al Corona virus. Il fatto che l’Italia miri ad avere denaro dall’Unione Europea – cosa che, se si realizzasse, aumenterebbe il debito pubblico – ci ha fatto pervenire, addirittura dall’estero, qualche suggerimento – in sé, non errato, ma, ma non proprio di difficile ideazione, da parte nostra, in quanto, chiunque conosce la cosa ed i relativi, possibili, anche se pesanti, rimedi – ossia, l’idea dell’imposizione d’una patrimoniale, o sulle giacenze, in conto corrente, o sul patrimonio totale d’ogni cittadino o famiglia, italiani. Questo, considerando, che tali, già oltremodo tartassati italiani – da buoni risparmiatori, essi sono danneggiati, da un orrendo debito pubblico, oggi a 2478 mld, pari al 136% del Pil, e, causa il virus, previsto, fra breve, al 160%..., ma, superano di molto i cittadini di altri Paesi europei, in fatto di risparmio – dispongono, per avere alacremente accantonato, di consistenti patrimoni privati, per un totale di ben più di 9700 mld, dei quali, 5246 mld, in immobili; circa 1600 mld, fra contante e giacenze in conto corrente, e oltre 2200 mld, in fondi d’investimento. Non va dimenticato che le famiglie, se è naturale che possano avere debiti, li hanno, ma, molto inferiori, comunque, a quelli dei migliori Paesi europei. Buona amministrazione dei privati, quindi, sì, ma, segno di timori e destinata a fare fronte a possibili pericoli futuri, e che vede, al tempo, il suo risultato, già al netto di tasse, esposto, dicevamo, a nuova, possibile imposizione. Una patrimoniale, dal 14% al 20%, quella suggeritaci – per farla finita, una volta per sempre, con il terrore del debito pubblico, con altre eventuali imposte, e per ridare definitiva credibilità dell’Italia, quale debitore, con il relativo, maggiore rispetto, a livello internazionale. Operazione, tuttavia, pesante e quasi punitiva, per chi ha sacrificato una vita, ma, purtroppo, necessaria, dovuta a decenni di spesa pubblica, non meditata. Pur, come abbiamo, dianzi, evidenziato, contrari come siamo ad ogni paralizzante imposizione fiscale, dobbiamo apertamente sottolineare che, quanto alle impellenti esigenze di cassa attuali, vorremmo evitare assolutamente un’imposizione del momento, atta solo a trovare i fondi, per l’oggi, necessari, imposizione parziale, che lascerebbe in piedi il debito… Siamo del parere di una patrimoniale, che non vorremmo e che definiamo,

con brutti termini, incisiva e radicale, tale da ridurre il debito, non solo a parametri accettabili, ma, il più possibile bassi, avendo attenzione di non privare le banche della liquidità, che permette loro di esercitare il credito, compito, che crea, già da tempo, i noti problemi. Chiaro, però, che occorre la certa garanzia, al cittadino, chiamato a pagare, per cui, una volta, sopportato il pesante sacrificio, dolorosissimo, e sistemato il debito – il quale, con un 14-20% di patrimoniale, si ridurrebbe, sino ad un importante 60% del Pil – la spesa pubblica annuale sarà posta in atto, con la massima oculatezza, onde mai più ritornare in affanno… Come previsto dalla Costituzione, spesa meditatissima e, comunque, non realizzabile, se non vi è copertura della stessa… Comunque, un debito fortemente ridotto, permetterebbe allo Stato di garantire solvibilità, circa i Bot, in corso, e, al tempo, quindi, di meglio autofinanziarsi…, con tassi di remunerazione dei Bot stessi a bassissimo livello…, o, addirittura, nulli… E l’Italia potrebbe, sicuramente, raggiungere tale importante traguardo e ripartire. Ma, occorre, ripetiamo, ridurre o eliminare il debito… Così diciamo, per spiegare come stanno le cose, ma, non certo, per dirci entusiasti di pagare o soddisfatti di sborsare, per sanare enormi buchi, creati, a suo tempo – nel 1970, il debito pubblico era al 35 % del Pil – da interessi politici. Pagare, infatti, significa, per la maggioranza dei cittadini, togliersi di bocca buona parte del frutto di grandi privazioni e rinunce, autoimpostesi, in un’intera vita… Contenendo, ad ogni modo, la spesa pubblica, eliminando la burocrazia, l’evasione – concetti, che, da quando eravamo giovanissimi, saranno entrati mille e mille volte, nei nostri orecchi, orecchi, nei quali, non è mai entrata la notizia d’una forte ed attuata riduzione di tali voci – ci sarebbe meno debito pubblico e, pure, meno disoccupazione. Ora, con il sopraggiungere, peraltro improvviso, del virus, non solo abbiamo debito pubblico in aumento, per le spese, inevitabili, che dal virus sono derivate e derivano. In sostanza: per eliminare l’uno, senza intervento fiscale – cosa, che sarà impossibile, data l’attuale futura congiuntura negativa – e fare fronte alle criticità, prodotte da Corona – occorrono centinaia di miliardi di euro. Miliardi, che non ci sono e che, da mesi, chiediamo di ricevere dall’Unione Europea, quasi domandando l’elemosina, pur dicendoci grande Paese – e, in effetti, le idee, la capacità e la volontà d’innovazione non mancano – ma, alla fine, per un motivo o per un altro, poiché Europa non significa istituzione di beneficienza, sinora non abbiamo ottenuto nulla. Tanto più se chiediamo credito, con la clausola “a fondo perduto”… Qualcuno parla anche di “Piano Marshall”, ma, nessuno sarà disposto a porlo in atto. Forse, non si sa, come quel Piano prevedesse che il dato, il fornito all’Europa avrebbero dovuto essere restituiti… Alla fine, però, è andata nel migliore dei modi: gli USA rinunciarono a quanto loro dovuto. Oggi, non ci resta che agire da soli, ancora una volta, con grande spirito di sacrificio, per noi e per l’Europa, per essere più apprezzati da Bruxelles e nel mondo, riducendo il debito, amministrando, con massima attenzione alla spesa, e, anche “copiando”, da dove possibile, le normative migliori, per agire, risparmiando, e creare crescita. Comunque, concluderemmo ben poco, se non ponessimo in atto, al più presto, le riforme, che, da anni ed anni, ci vengono raccomandate. Pierantonio Braggio


 

Pierantonio Braggio

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