POLITICA & SOLIDARIETA' | sabato 06 giugno 2020 00:20

POLITICA & SOLIDARIETA' | 30 aprile 2020, 21:48

La pandemia del secolo, che ci fa impazzire e ci addolora. Un parere esperto fuori dal coro

Pareri, considerazioni e proposte, dal punto di vista scientifico. in tema di Corona virus. Una relazione del prof. dr. Mario Lizza, Pescara. Attività ed incarichi, ricoperti, daI professore Lizza: – professore a contratto presso l’Università “G. D’Annunzio”, Chieti-Pescara, presso Scuola di Specializzazione in "Igiene e Medicina Preventiva" e già in Laurea triennale per Tecnici della prevenzione; – già dirigente responsabile dell’ Ufficio Organizzazione e Programmazione, Direzione generale, Azienda USL, Pescara; – già dirigente responsabile del “Servizio Prevenzione e Igiene ambientale”, poi, ufficio "Igiene, Epidemiologia e Sanità pubblica";– specialista, in Igiene e Medicina preventiva, in Medicina del Lavoro e in Ematologia clinica e di laboratorio;– dipl. in Medicina Sociale; – Medico del lavoro, già ispettore USL e Ufficiale Polizia Giudiziaria; – presidente della Società Italiana di Sanità Pubblica e Digitale, Sezione regionale Abruzzo.

La pandemia del secolo, che ci fa impazzire e ci addolora.  Un parere esperto fuori dal coro

                                                                                             
 
Scrive il prof. Mario Lizza, con riferimento al Corona virus: ”Ho cercato di riassumere tutti, o quasi tutti gli aspetti, relativi pandemia influenzale in corso, tralasciando gli aspetti della terapia, che sono in continuo divenire, compresa quella, interessante, sulla terapia antitrombotica.  Il fatto è che mi sono stufato! La gente appare impazzita. Mi chiama una cugina, adulta e vaccinata, e mi parla  – all’inizio della quarantena – delle sue mani già spaccate: si lava, non so quante volte al giorno le mani, con soluzione alcolica. E’ chiusa in casa, sola col marito; il figlio è al lavoro a Trieste. Ma che cavolo vuole contagiarsi! Un altro, alle 6 del mattino, porta a spasso il cane, qui sotto casa mia, un ettaro di terreno libero, e porta guanti e maschera… Si starà chiedendo: ”Sarà il virus una mosca o una zanzara!? Quell’altr, al supermercat, si mette a 10 metri, da chi lo precede, e possibilmente, da chi lo segue…. Ho visto disinfettare ambienti chiusi (aule, camere?), con, non so quali aerosol: disinfettanti? Formalina, per caso, che è cancerogena!? Siamo tutti esauriti, mi ci metto anch’io: ci venisse in mente di sterilizzare l’aria! La prossima volta, dovrò spiegare perché, nelle sale operatorie, l’aria è molto fredda; forse manca il riscaldamento o invece c’è un aumento dei ricambi di aria, che sono il migliore sistema per sanificarla, per bonificarla? Altro che disinfettanti. Sono pronto a confrontarmi con chiunque”… Quanto alla pandemia in corso e nei suoi particolari, il prof. Lizza prosegue: "Che cosa facevano le nostre nonne, se un figlioletto si beccava il morbillo o gli orecchioni? Mettevano dentro lo stesso letto tutti i bambini della parentela e del vicinato, in modo che si infettassero, in pochi giorni, si beccassero la malattia e, alla fine tolto, il pensiero! Da sempre, l’uomo convive con miliardi di virus e batteri, dentro di noi e fuori di noi, altrimenti addio sistema immunitario. In assenza di vaccini specifici, perché questa procedura così cruenta? Perché tutte le malattie esantematiche dei bambini si trasmettono, esattamente come tutti i virus influenzali, attraverso il contatto diretto fra le persone, respirando, parlando, tossendo, starnutendo. Il contagio, l’infezione avviene attraverso le cosiddette goccioline di Flügge, trasportate attraverso l’aria (airborne), con porta d’ingresso inalatoria/respiratoria. Sul problema del coronavirus (covid-19 o Sars-Cov-2), negli ultimi due mesi, ho ascoltato, fra radio e TV, non meno di 5-600 interviste: infettivologi, microbiologi, virologi (alcuni di questi colleghi sono fissi in radio/TV, alla stregua delle classiche soubrette), igienisti, medici di Medicina Generale, pediatri, gastroenterologi, ginecologi, oculisti, dermatologi, otorini, veterinari, biologi, chimici, psicologi, psichiatri, infermieri, ostetriche, assistenti sanitarie, nutrizionisti, politici, amministratori, sindaci, filosofi, matematici, informatici, mobility manager, ingegneri, economisti, manager, statistici, sociologi, opinionisti, scrittori, giornalisti, cronisti, attori, cantanti, camionisti, geometri, cassiere, volontari, malati, pre- e  post-ricoverati, in terapie intensive, i loro familiari, i tamponati, tamponati negativi, oggi, ma positivi domani o dopodomani, perfino, i tamponati, deceduti terribilmente in solitudine… E’ un virus, che stiamo ancora imparando a conoscere: penso mi possa guidare, in questa analisi, la mia ultra quarantennale esperienza di medico clinico (sono nato ematologo), poi, direttore dei Servizi di Igiene e Sanità pubblica e medico del Lavoro, nonché autore di libri (La fatica di essere sani, tre edizioni) e di trattati (La sicurezza negli ambienti sanitari), nei quali ho affrontato il problema della sicurezza, anche rispetto a malattie infettive. Vie di trasmissione – La replicazione dei virus influenzali avviene solo, all’interno delle mucose dell’apparato respiratorio, che, anche se perfettamente integre, sono colonizzabili, grazie alla presenza di recettori, sulle cellule dell’epitelio mucoso, che permettono l’ancoraggio del virus, dotato di alcune punte, quella specie di spine (spike), cioè, la protein, con cui il virus buca le nostre mucose. Il Burioni, virologo  – qualche mese fa, aveva asserito che questo virus non sarebbe mai arrivato in Italia – una cosa verissima l’ha detta: “senza l’ospite, il virus non esiste” (l’ospite sono le mucose delle nostre vie respiratorie): cioè, il virus ha capacità replicativa solo nell’uomo, fra naso, faringe, trachea e polmoni. La sorgente, il serbatoio o l’emittente dell’infezione, è l’uomo, il veicolo di trasmissione sono le goccioline, emesse dal naso e dalla bocca dell’uomo, il ricevente è l’uomo. Le goccioline, eventualmente presenti nell'aria espirata, sono di dimensioni relativamente grandi; esse tendono a sedimentare rapidamente, per effetto del loro stesso peso e non viaggiano, proprio a lunga distanza. I virus respiratori NON SONO MOSCHE o ZANZARE. che volano: galleggiano in atmosfera, anche per 200 metri e mi entrano in bocca! Pertanto, il rischio di infezione per inalazione di aria espirata, da altri, è limitato alla zona posta direttamente di fronte e nelle immediate vicinanze dell'individuo infetto. Questa zona viene detta «cono espiratorio». Le superfici – Il covid-19 o passa, da una persona all’altra, o muore.  Il solito Burioni ha scritto: “La recentissima comunicazione presentata da colleghi statunitensi - precisando che si tratta di dati, ancora preliminari e da confermarsi, con altri esperimenti - ha valutato non solo la capacità del virus di permanere nel tempo su varie tipologie di superfici ma, cosa ancora più importante, ne ha valutato la conseguente capacità di infettare. Questo è molto importante, in quanto confermerebbe, come un modo importante di trasmissione del virus, sia quello 'indiretto',  attraverso le nostre mani. Tocchiamo superfici contaminate e, inavvertitamente, ci infettiamo. portando le mani alla bocca, nel naso o negli occhi”. Cioè, si dà per certa un’informazione incerta, da confermare. Ammesso comunque che “con uno stranuto può arrivare a 6 metri”, è certo che, fuori dell’albero respiratorio, il virus emesso non ha più capacità di replicarsi e per via dell’umidità, della ventilazione, della temperatura ambientali, si diluisce in atmosfera, dove permane per breve tempo, riduce la sua carica e perde la sua capacità infettante. Voglio dire che tutta questa fobia, per le superfici, le mani, la faccia, ecc., a me sembra esagerata. Ci stanno impazzendo, con le superfici e le mani, che secondo me, non trasmettono virus influenzali, a meno che uno non ti scatarri sulle mani e ce ne fai un aerosol. La trasmissione certa è quella diretta, da persona a persona per via aerea, e non quella indiretta, e per questo motivo la malattia è seria, perché non puoi impedire alle persone di respirare e di parlare o di stare, permanentemente, a oltre un metro di distanza o con una molto ridicola mascherina addosso.
Le mani – Questi virus non sono in grado di colonizzare la cute, dato che le cellule dello strato corneo dell’epidermide non presentano strutture, che ne consentano l’ancoraggio, e, poi, la continua desquamazione delle cellule più superficiali assicura il loro allontanamento. Lavarsi le mani ogni volta che si tocca qualcosa, peggio ancora, con un disinfettante, fa correre il rischio di creare dermatiti irritative o allergie e, soprattutto, resistenza ai disinfettanti.  Ai primi di aprile, dal Centro antiveleni dell’Ospedale Niguarda di Milano, è stato segnalato che le richieste di consulenza medica, per intossicazione da disinfettanti, sono aumentate del 65%, con una percentuale che sale al 135%, nei bambini al di sotto dei 5 anni. Mi auguro che ci sia, da sempre, l’abitudine a lavarsi le mani, rientrando a casa, prima e dopo l’uso del gabinetto, prima e dopo i pasti…, ma è sufficiente lavarsi, col normale sapone e acqua. Le mani sporche, non lavate, invece, possono essere un importante veicolo di trasmissione, per le malattie a trasmissione feco-orale, come il tifo, il colera, la salmonella, l’epatite A, la cistite da Escherichia coli ecc.  Il problema della trasmissione attraverso le mani è purtroppo un problema drammatico, nelle infezioni, correlate all’assistenza (dette ospedaliere), ma qui è tutta un’altra storia:  il personale di assistenza diretta sa che, dopo contatto, con un paziente o con le sue feci o con altri liquidi biologici o con le suppellettili o con le superfici, se non si adottano opportune misure igieniche, c’è il rischio di diffondere le infezioni tra malati, da malato a sano, da sano a malato (infezioni crociate). Il lavaggio delle mani, con adeguato disinfettante, è dunque una procedura obbligatoria per il personale di assistenza diretta agli ammalati, per prevenire queste infezioni ospedaliere. l top delle idiozie – Si sostiene che ci si possa infettare, attraverso gli occhi, tramite le lacrime, che arrivano in gola (e da qui, non vanno a finire nello stomaco?): ma, guarda caso, le lacrime contengono anche cloro e se mi stropiccio gli occhi, lo faccio con le palpebre chiuse, non mi ficco il dito sulla cornea. Ancora più inquietante è quanto ho ascoltato da noti infettivologi: il virus si potrebbe trasmettere, addirittura attraverso le feci! Ora questo virus, che, ripeto ancora, perde la carica infettante, una volta emesso in aria, per via delle condizioni esterne, cui viene sottoposto (umidità, ventilazione, brezze di mare e di terra, temperatura esterna ecc.), come può attraversare l’altissima acidità dello stomaco (pH 1-2), i metri e metri di apparato digerente (duodeno, intestino tenue, colon) e arrivare nelle feci, con carica infettante? Teoricamente, tutto è possibile, anche che, domani, cominci il diluvio universale! Questo, poi, è per me il massimo dell’idiozia: le scarpe, le strade. Fino al 13 aprile, quando sono state pubblicate le linee guida da parte dell’Iss (Istituto Superiore di Sanità), sono state sparse, sulle strade migliaia di litri di ipoclorito di sodio (varechina), una sostanza tossica per l’uomo (se non usata in modo corretto) e per l’ambiente, visto il potenziale corrosivo, per molte superfici. L’ISS dice una cosa molto semplice: non c’è evidenza, che il virus possa essere presente sul manto stradale. Risultato, per fare stare tranquilli i concittadini, i sindaci hanno autorizzato un trattamento dannoso, inutile e costoso, con i soldi di tutti noi; lo hanno fatto, giusto per far vedere che qualcosa fanno, con procedure senza nessuna evidenza scientifica. Certo che si possono pulire le strade (cosa che non si fa mai), ma, con i soliti trattamenti: acqua a pressione. I tamponi – Anche l’idea di fare i tamponi a tutti è irragionevole (o farli solo nei comuni, da cui telefonano o urlano i vari sindaci): i soggetti risultati negativi avrebbero una falsa rassicurazione (perché potrebbero diventare positivi e contagianti il giorno dopo, come è più volte successo) e trascurerebbero la misura fondamentale di prevenzione, il distanziamento fisico (ma perché sociale!?). Quanti soldi buttati, per non parlare degli ospedali covid-19! Ma chi ci sta guadagnando in tutto questo?  E poi, questi tamponi di prima generazione non ci dicono nulla sulla carica infettiva di una persona: ci potrebbero essere dei portatori senza sintomi, che non necessariamente sono infettanti, come non è ancora chiaro, se ci sia correlazione fra gli anticorpi presenti nel sangue e la gravità dell’infezione. E l’APP IMMUNI, per tenere sotto controllo la diffusione del virus durante la fase 2? Oh, Dio mio! Gli addetti dovrebbero conoscere una fondamentale regola di base: in corso di un’epidemia/pandemia, come questa, ogni persona va considerata potenzialmente infetta, altro che aspettare i tamponi e l’app immuni!  Perché è, nei confronti di tutti, che bisogna prendere le misure di prevenzione, soprattutto la distanza fisica. Sono passati tre mesi, dall’inizio e non ho mai sentito di un vero studio epidemiologico, cioè impiantare un’indagine di prevalenza (fare una foto, una istantanea della situazione, in un certo territorio) e poi un’indagine di incidenza (cioè, quanti nuovi casi sono entrati in quella istantanea o sono usciti) e, invece, ho ascoltato solo elenchi “morti” di numeri incomprensibili. Nemmeno, abbiamo qualche correlazione, con i morti per tutte le cause (in Italia, 200 mila da gennaio a marzo 2020) e i morti per Coronavirus.  Un altro dato? A marzo 2019, i morti, per malattie respiratorie, sono stati in Italia 59.185. Le mascherine – Filtranti devono essere obbligatoriamente quelle degli operatori sanitari, che lavorano faccia a faccia con i malati.  Obbligare tutti a tenere la mascherina sempre, anche in aria libera o nei parchi o al mare, invece che solo, dove ci sono assembramenti (cinema, ascensore …), è da criminali, prima ancora, che da grossi incompetenti, a parte che trattengono le goccioline ma non tutta la carica virale. Le mascherine chirurgiche, che indossiamo tutti, evitano il rischio di contagiare altri vicino a me; servono, se ho a che fare o se sto assistendo un malato, e in questo caso, se l’ambiente è chiuso, mantieni pure 2 metri di distanza. Ognuno di noi, in media, in un minuto respira circa 8-9 litri di aria; in caso di portatore sano, questo tipo di mascherina può diventare per lui una specie di camera a gas, nel senso che, non facendo disperdere, in aria libera, le goccioline, ogni volta che respira o parla (figuriamoci se tossisce o starnutisce), aumenta la concentrazione di virus e batteri, in quei pochi centimetri cubici di aria, all’interno della mascherina, che, quindi vengono di nuovo inalati, con probabile maggior carica virale. Infine, in quali rifiuti vanno a finire pannolini e pannoloni, con feci e pipì? Lì vanno anche le mascherine. Ma che cavolo di virus vogliono esserci! Forse aveva ragione Platone, quando diceva “il cittadino dovrebbe rivolgersi al filosofo, ai competenti (quelli veri!), e non ai sofisti, che pensano al consenso, con promesse e illusioni” (e sperpero di denaro pubblico). L’unica misura ragionevole, basata sull’evidenza, è stata, finora, la indispensabile quarantena, l’isolamento. La vera prevenzione ora dovrà essere: andate al mare, andate in montagna, andate nei giardini, nei parchi e nei boschi, andate a piedi o in bicicletta o di corsa e respirate a pieni polmoni, con la bocca libera…, mantenete le distanze, certo, ma soprattutto, non vi fate parlare, tossire o starnutire in faccia. Chi ha proposto un gabbione di plastica, per chiudere gli ombrelloni al mare, intanto, è da ricoverare subito! I veri epidemiologi dicono: le pandemie procedono tipicamente, ad ondate successive. Le ondate arrivano, e poi passano…”. Un’interessante relazione, considerazioni e suggerimenti, provenienti dal mondo dell’esperienza, che contribuiscono, con chiari spunti scientifici, a meglio conoscere il Corona e il comportamento da tenere, nei suoi ruguradi. Conoscere meglio, sul piano pratico,  per non trovarci infettati e per non trasmetterlo, visto, appunto, che scientificamente, ancora non noto, il Corona è realtà circolante, dalla quale, ci può unicamente e certamente salvare, la suggeritissima “distanza fisica”.   Un grazie al prof. dott. Mario Lizza e all'ing. Fiorello Stopazzolo, Legnago, per averci posto in contatto, con il prof. Lizza.

 

P. Braggio

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