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ECONOMIA VERONESE e VENETA | 08 aprile 2020, 17:46

Cattolica Assicurazioni. Nuove proposte di governance da APACA

Le vicissitudini che ultimamente hanno investito Cattolica Assicurazioni, dal ritiro deleghe all’AD Alberto Minali alla richiesta di assemblea straordinaria portata avanti da un gruppo di soci, stanno movimentando un po’ la compagine sociale. Anche il Consiglio di Amministrazione ha proposto dei cambiamenti. Come referente di APACA ma anche a titolo personale, vorrei presentare i temi principali di discussione e riflessione.

Cattolica Assicurazioni. Nuove proposte di governance da APACA


APACA è l’associazione di soci più vecchia tra quelle oggi esistente nella compagine di Cattolica e negli anni ha coinvolto centinaia, se non migliaia, di soci con varie proposte, convegni e dibattiti. Nel tempo il compito portato avanti è stato quello di far conoscere ed affezionare i soci al principio cooperativo e all’importanza della realtà sociale che da sempre caratterizza la Compagnia.


Pur essendo già state presentante delle proposte di modifica da parte di un piccolo gruppo di soci, rappresentati dal Giuseppe Lovati Cottini e da Frascino, e da parte dello stesso CdA, nessuna di queste valorizza il ruolo del socio. Per questi motivi, APACA, forte della sua ultradecennale esperienza, ritiene siano fondamentali delle norme che tutelino e rafforzino il principio della cooperazione nella Compagnia: la maggioranza dei soci, come emerge dalle dichiarazioni pubbliche effettuate anche da altre associazioni, non vuole superare questa peculiarità della Compagnia, ma anzi ritiene che l’essere cooperativa sia il suo elemento di forza.


Se si guarda alle proposte presentate invece dalla lista del “Buon Governo”, queste non permettono al socio di partecipare, di sviluppare una propria volontà e di votare coscientemente un progetto assicurativo. Se infatti le modifiche suggerite possono essere efficaci per una società qualunque, male si adattano a Cattolica, proprio per la sua struttura societaria: nel nostro contesto lasciano ancora una volta spazio all’autoreferenzialità, a trattative riservate e poco trasparenti.
Ecco quindi alcuni spunti che APACA propone, fermo restando il necessario vaglio da parte dell’IVASS:
•         Istituzione della Consulta dei soci: un organo consultivo, gratuito e volontaristico, da convocare almeno una volta all’anno. Questa sarebbe il luogo ove le associazioni più rappresentative siano chiamate ad esprimere il loro parere, a confrontarsi con le iniziative strategiche che la società intende sviluppare. Pur trattandosi di un parere consultivo non vincolante per il CdA, l’organo amministrativo potrebbe essere in questo messo a conoscenza di quelle che sono le esigenze dei soci e di quello che è più in linea con lo spirito sociale. Se si fosse adottato questo sistema in passato, certe scelte assai discusse avrebbero avuto un minor impatto sullo spirito sociale.

•         Il socio deve essere effettivamente tale. Ad oggi molti soci non sono clienti e non usufruiscono dei prodotti assicurativi di Cattolica.   Dal momento che con tale qualifica il singolo è legittimato a partecipare alla vita sociale, di conseguenza è necessario dimostrare un attaccamento alla Compagnia. Questo è fondamentale proprio alla luce del principio cooperativistico che caratterizza la Compagnia: solo in questo modo il socio può compiere una scelta consapevole e seria. La società è nata per dare risposta ai bisogni assicurativi dei soci e tale bisogno deve essere ancora oggi sentito.

•         Dialogo con il socio. Le domande dei soci meritano risposte chiare e complete. L’assemblea è il luogo deputato a ciò, ma è evidente che le necessarie formalità e le lungaggini assembleari, rendono assai complicato rispondere. In aggiunta spesso chi sta dietro il palco, non riesce a dare risposte precise. Ecco allora la necessità di prevedere una risposta scritta a domande specifiche, da inviare al socio entro i termini per il deposito del verbale di assemblea.

 
APACA ritiene che queste proposte nulla tolgano alla gestione ordinaria, non comportino aggravi economici, sveltiscano le operazioni, ma anzi mirino ad ampliare l’affectio societatis, carattere fondamentale di una cooperativa.  Se tali proposte riscuoteranno interesse tra le altre associazioni coinvolte o che vogliano dare il loro contributo, APACA non esclude di volerle presentare formalmente, magari con l’appoggio delle firme necessarie.
Ultima nota: proprio nell’ottica di una minor autoreferenzialità, di un maggior coinvolgimento della volontà dei soci, l’individuazione del Presidente e della squadra di amministratori è una scelta strategica.  Le due proposte di modifica ad oggi depositate ammettono un più rapido rinnovo di alcune cariche. Ritengo personalmente che sia opportuno prevedere a completamento un percorso un meccanismo trasparente per l’individuazione della persona o delle persone che intendono ricoprire la carica di amminsitratore. Esempi brillanti esistono già, da quello antico usato per eleggere il Doge a Venezia, a quello più attuale adottato in Confindustria.

Ai lettori, infine, va l’invito di stare vicini a questa società, ultimo baluardo rimasto a Verona, fonte di lavoro, di cultura e di ricchezza per tutti i veronesi.  Le scelte improvvide del passato hanno fatto sparire colossi come Cariverona e la “Mutua”. In tanti vorremmo che questo non accadesse anche a Cattolica Assicurazioni, società cooperativa per azioni.

Maurizio Z.

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