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ATTUALITA' REGIONALE | 05 aprile 2020, 10:51

Autonomia, si Grazie. Se fossimo stati autonomi avremmo potuto reagire meglio al virus, superando le pastoie burocratiche centraliste.

Un nostro lettore ci inoltrato una lettera che un esponente veneto ha inviato al Gazzettino per ribadire ancora una volta la necessità dell'autonomia di fronte a tanti esponenti di sinistra che stanno ripensando contro il volere del Popolo Veneto a diminuire lo spazio dell'autonomia che la nostra Costituzione prevede. Ci pare interessante riprenderla e ve ne diamo conto.

Autonomia, si Grazie. Se fossimo stati  autonomi  avremmo potuto reagire meglio al virus, superando le pastoie burocratiche centraliste.

Dalle pagine del Gazzettino del 2 aprile “Prima riforma da fare/ Sulla salute ultima parola allo Stato: non alle Regioni”, il prof. Cesare Mirabelli auspica la centralizzazione della Sanità. Funge da sponda a voci della politica, quali Orlando e Crimi.
Per ragioni di sintesi, non entro nel merito della questione, se non lasciando immaginare ai cittadini veneti quale sarebbe ora la situazione se la loro salute, in quest'occasione, fosse stata nelle mani, anziché della Regione, di un burocrate del Ministero che dirige da Roma.
Mi limito perciò a ricordare che il prof. Mirabelli, insieme al relatore Carlo Mezzanotte, è colui che vergò la sentenza della Corte Costituzionale n. 496 del 2000, che impedì alla Regione del Veneto di svolgere quello stesso referendum che la Corte Costituzionale ritenne poi legittimo nel 2015.
Gli argomenti utilizzati in quella sentenza sono sorprendenti e mortificanti per una democrazia matura: "E’ innanzitutto evidente che laddove il popolo, in sede di revisione, può intervenire come istanza ultima di decisione e nella sua totalità, esso é evocato dalla legge regionale nella sua parzialità di frazione autonoma insediata in una porzione del territorio nazionale, quasi che nella nostra Costituzione, ai fini della revisione, non esistesse un solo popolo, che dà forma all’unità politica della Nazione e vi fossero invece più popoli.  Non è quindi consentito sollecitare il corpo elettorale regionale a farsi portatore di modificazioni costituzionali, giacché le regole procedimentali e organizzative della revisione, che sono legate al concetto di unità e indivisibilità della Repubblica (art. 5 Cost.), non lasciano alcuno spazio a consultazioni popolari regionali che si pretendano manifestazione di autonomia". Ne consegue che il popolo veneto, insediato sul suo territorio da circa 3500 anni, non esiste.
Questa la levatura giuridica e la qualità democratica del pensiero.
Nella Calabria del prof. Mirabelli non vi è stato alcun referendum, ma in Veneto sì. I cittadini "frazione autonoma insediata in una porzione del territorio" si sono pronunciati. Ed è la stessa Corte Costituzionale che lo ha consentito.
Il nostro, dunque, è portatore di una tesi reazionaria sconfitta dal Diritto e dalla Storia, che altro non è se non politica mascherata da diritto, come è buona parte del diritto costituzionale.
In antico sarebbe prevalso il vae victis.
Oggi invece il vinto torna alla carica e propone dalle colonne dei quotidiani nientemeno di levarci e distruggere il nostro fiore all'occhiello: la Sanità veneta.
Annotate, veneti.
Renzo Fogliata

mz

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